29 maggio 2017

Homeless - 29 maggio 2017

Ed eccoci qua. Senza più la nostra amatissima casetta di San Francesco. Bisarno non è ancora pronta ad accoglierci e in questa transizione vivremo dai miei genitori. Per le bambine un bellissimo gioco, per noi un necessario e tutto sommato piacevole interludio da homeless a camere e letti separati.
Negli ultimi due mesi ho preparato questo trasloco come se fosse un esame all'università: con la voglia e la convinzione di farlo al massimo e di puntare alla lode, con circa 60 giorni di studio (in questo caso di organizzazione di scatole e scatoloni, buste e bustoni) matto e disperatissimo e con la mia classica lucida e funzionale freddezza che mi ha accompagnato fino al conseguimento dell'obiettivo. Approccio energizzato e adrenalinico che poi di solito "sconto" l'indomani, con una lunga fase di down che arriverà, temo, a Bisarno completato. 
Il rogito è stato questa mattina alle 11. Ho abbandonato per l'ultima volta la casa alle 10.45, con un colpo violento al battente in ferro della porta che ha risuonato come ferito. Prima avevo fatto un giro da solo fra le stanze dove si sentiva l'eco. Come quando portavo gli amici a fare il giro turistico di tutte le stanze. Negli ultimi giorni abbiamo vissuto, io e la mia compagna, come se fossimo monadi autonome, pensando entrambi all'imminente e definitivo congedo dalla casa che ci ha visto crescere come coppia e diventare una famiglia. Come affrontare il distacco dal nido dove abbiamo trascorso dieci anni felici, felicissimi. Io ho scattato delle foto. Tante. Il display dell'iphone mi restituiva ogni volte immagini definite, geometriche, con la luce bianca del mattino a cristallizzare le belle forme e a caricarle di una nitorea tristezza. La sera prima avevamo svolto la nostra ultima cena nell'ampio open space, aggrappati a un tavolo in formica recuperato da Bisarno: pesto della mamma, birra da 66, taralli della Coop con scaglie di parmigiano prima e dopo la pasta e tante albicocche e noci per finire la frutta nella fruttiera. Le bambine erano, sono state, e sono allegre. Noi un po' scossi. Dopo cena, stanchi di una giornata di continuo andirivieni e incalzanti riflessioni, mentre la Laura faceva addormentare le bambine nella loro camera priva delle armi classiche (librino, copertina, poltroncina) - bambine nei loro materassi a terra -, è venuto il Micio, amico storico, a darmi una mano con gli ultimi faticosi traslochi. E già era venuto la domenica mattina. Via il divano, via la struttura contenitiva della cantina. La radiolina sulla serie A - tristissima partita della Fiorentina in diretta dopo il malinconico addio al calcio di Totti di qualche ora prima, che aveva contribuito a sottolineare la giornata di addii e saluti -, luci soffuse dai bulbi delle lampadine e quel clima, strano, vero, partecipato, riflessivo, complice, che ti porta a parlare e affrontare mille argomenti, come se la casa ormai vuota, con poche ore da trascorrerci davanti, con il suo vuoto silenzio avesse aiutato a elevare il livello delle riflessioni e i contenuti delle parole. Al risveglio questa mattina la casa non mi appariva più così vuota come ieri sera: spuntavano residui, dimenticanze, stoviglie dimenticate che hanno costretto ad altri viaggi in macchina: verso casa mia, verso casa dei suoceri, verso il fienile, i tre contenitori di quanto ci siamo portati via da San Francesco, nel tentativo di portarci via con noi un po' della sua anima. Ricordo ancora l'emozione che ho provato io - e ci ho pensato tanto dopo aver abbracciato con trasporto i nostri compratori davanti la banca un attimo prima del rogito, persone splendide a un passo da momenti cruciali anche per le loro vite e che sono sicuro ameranno la casa e sapranno valorizzarla e farsi coccolare quanto lo abbiamo fatto noi. Ho ben scolpito fra i ricordi più preziosi la prima volta che ci siamo andati nella casa di San Francesco, dopo il rogito, un buio e piovoso novembre del 2007, quando era diventata finalmente nostra (durante i sopralluoghi - nel nostro caso anche rari, ancora non la senti tua, non sei mai solo). Scendendo in cantina la Laura aveva battuto una testata clamorosa nell'arco di ingresso. Sempre della Laura ricordo la sua espressione dubbiosa, appollaiata sopra le scale in pietra e corten non ancora protette dalla ringhiera, a osservare gli operai a installare la cucina, vero cuore della casa: vi erano dubbi sui pagamenti, sul futuro, sui debiti da affrontare. Mi ero messo a studiare architettura, appassionato di design, incuriosito dai grandi marchi di mobili milanesi, ispirato daii musei del design, stregato dalle moderne architetture di NYC e San Francisco, e San Francesco é stata la casa dove ho affinato e creato un modo di intendere il gusto molto personale. A luglio 2011 ero spaventato dalla nuova intrusa, la Matilde appena nata. Quel giorno, dimessi dall'ospedale, ci siamo fatti una pasta al pomodoro nella splendida cucina a isola, quasi ad affermare che niente sarebbe cambiato. Con Matilde la casa é diventata ancora più bella: una cameretta colorata, le sue risate, il colore verde e arancio che dominava. Poi Costanza. La Mignola, il suo pseudonimo, ha subito capito la mia paranoide cura e attenzione per ogni dettaglio disegnando sul divano, vomitando nel letto, martoriando le tende: grazie a lei la casa si é fatta più funzionale,meno museale, ancora più calda. Ricordi. Mi fanno tenerezza. Oggi ho quarantanni mentre San Francesco ha accompagnato tutto il mio decennio da trentenne. La speranza è di continuare il nostro percorso a Bisarno e anche Bisarno sappia restituirci il nostro affetto e le nostre premure come ha fatto il nostro nido di via del Molino, dal quale il 29 maggio 2017 siamo volati via.















21 maggio 2017

Festina lente


La casa lato aia.
La casa lato nord.


Stasera, di rientro da una gita scolastica a Cento, nel ferrarese, erano circa le 19, me lo sono proprio goduto, il Bisarno. Tutte energie accumulate per la settimana davanti a noi. 
Settimana di traslochi, lavoro, altri lavori. Avanti tutta!

20 maggio 2017

La guerra degli es.



Un sabato diviso fra gli inscatolamenti a San Francesco (mancano poco meno di 10 giorni all'abbandono della casa) e gli ansiosi e affrettati lavori a Bisarno (mancano poco più di 20 giorni al previsto primo giorno nella nuova casa), di cui sono osservatore zelante con l'umile ruolo dello spazzino (che però decide!). Oggi sono arrivate gran parte delle finestre, splendide! Mancano adesso solo le centinate, quelle cioè con l'arco, il portone d'ingresso e la grande finestra ad arco della cucina. I lavori fognari hanno preso un la, anche se ancora mancano molti allacci, un paio di cisterne e altri marchingegni: prima gli scavi, poi posatura dei (tanti) tubi con pozzetti, infine copertura degli scavi. È stata anche installata, in un mosaico di impegni e maestranze fatte incastrare con  sommo dispendio di energie la pompa di calore e la centrale termica, seppur ancora non sia stato possibile accenderla per far fare ai massetti lo shock termico propedeutico alla resina. Restiamo in attesa di Hitachi che deve essere presente con un suo uomo al turn on: confido nella puntualità nipponica. Abbiamo anche iniziato la posa delle mattonelle azzurre del bagno grande. Ho compiuto durante tutta la giornata, che da cinguettante e bella si è mutata in brontolona e temporalesca con l'incidere del meriggio, un su e giù continuo fra le due case e i bidoni della raccolta differenziata: tanta immondizia creata, sia nel restauro che per il trasloco. Nel mezzo, continue riflessioni sul da farsi in questo countodown e le solite bordate di pessimismo e negatività bubate dall'ecosistema del cantiere. Comunque, mentalmente mi sento meglio dei mesi scorsi e anche i miei fastidi di salute, pur presenti, sono accolti con un approccio meno nichilista e cupo. Mi sa che sta emergendo il mio "es" specializzato nell'ultimo miglio, un napoleonico, pugnace e pertinace frammento di "me" che spesso affiora fra le tante sfaccettature del mio animo e mi permette di affrontare al meglio le prestazioni e di togliermi non poche soddisfazioni. Ha un solo difetto, quest'io determinato e adrenalinico: compiuta la sua missione, cintosi d'alloro e beatosi del successo, si rintana repente nei meandri della psiche lasciando il posto agli altri "es" noiosi e queruli, recanti accidia e smania e storico terreno fertile per farsi poi fagocitare da una nuova colonia di stati psichici, di "ego", liberi pensatori, volti a farmi indirizzare verso nuovi progetti e nuove sfide. If you rest, you rust. 



19 maggio 2017

Chris Cornell


Mi prendevano in giro quando ascoltavo i Soundgarden. Nel mio ecke ecken erano il vertice basso dopo il binomio Pear Jam e Nirvana, ma tutti e tre i gruppi costituivano manna per le mie prime inquietudini postadolescenziali che avrebbero trovato poi fioritura fra i libri e le poesie degli ultimi anni del liceo e durante gli anni estatici e decadenti, introspettivi e cupi di Lettere. Chris Cornell da Seattle si è suicidato due giorni dopo il mio ingresso nei quaranta. In qualche modo un congedo cerimonioso a una epoca, i miei primi quarant'anni. 
Sono entrato negli anta lavorando. Una soleggiata giornata trevigiana a festeggiare non me ma la nuova sede di Ruffino, approdati io in Veneto dopo la settimana nel nord della Germania, l'azienda dopo centoquarantanni solo in Toscana.
Va bene così. Testa china sul lavoro, sul trasloco e sul Bisarno. tempo e luogo per godersi un po' di conseguimenti, non solo anagrafici, non mancheranno. 

14 maggio 2017

Il bradipo Flash e l'ultimo giro degli "enta".

Ultimo giro di un decennio favoloso. Sto entrando però negli anta con la smania, l'irrequietudine e la stanchezza di un semestre complicato, aggrovigliato e fin troppo incasinato. Oggi non faccio bilanci ma pulizie a Bisarno (pala in mano per muovere terra e ordine dei vari ballini di materiale) prima di un'altra settimana di cantiere che si preannuncia piena di lavori e, consequenzialmente, problemi, ansie, dubbi e questioni che mi verranno poste, un altro po' di trasloco qui dalla casa di San Francesco (come Pollicino, scatolina dopo scatolina, sedia a dondolo di design dopo console trasformabile in tavolo, bottiglia di vino dopo bottiglia di vino) e, al tocco, un pranzo coi parenti inglesi, o meglio, italiani trasferitisi nelle terre di mezzo della perfida Albione e per la giornata nella nostra splendida Valdisieve. Ci saranno la mia nipotina, il fratello della mia compagna e sua moglie, oltre ai nonni. Pranzeremo alla bottega di Rosano. Alé! Le bambine smaniano per vedere la cuginetta, temo proprio la fagociteranno fra giochi, urla, strepiti, interrompendone con la loro starnazzante mediterraneitá l'aplomb british nel quale sta crescendo. Nel frattempo, cerco lo zen, la pace, l'occidentali's karma traendo spunto dal mondo dell'arte e della cultura pop, rivedendomi una parte di quel capolavoro per bambini e adulti che é Zootropolis, nello specifico la scena incentrata sul bradipo Flash. Il suo sorriso ampio e rilassato, le sue maniere compassate, il suo "festina lente" mi siano di augurio in questo ultimo giro degli enta.

13 maggio 2017

Il mattino leone la sera coglione



Sono partito a mille stamani mattina. Sveglia naturale alle 6.30, la musica in filodiffusione, le mie biostimolanti "5 nocciole di Giffoni su cucchiaio di melata di miele" e il caffellatte caldo mentre tutti dormono: una gran voglia di aggredire la giornata con l'ottimismo dell'azione. Davanti a me elettrizzanti ore da trascorrere a Bisarno e tanti lavori in programma. Arrivo in cantiere presto e con le giuste motivazioni. Bisarno è da qualche giorno anche senza gli ultimi ponteggi e ieri sera, al rientro dagli stancanti ma riusciti giorni lavorativi in Germania, mi si è rivelata splendida e imperiosa, accogliendomi quanto i festosi sorrisi e gli ampi abbracci delle bambine liete del mio ritorno. Tuttavia, ora dopo ora, mi sono ammosciato. Il clima del cantiere è persino più uterino di questo maggio instabile. Portare avanti il mio progetto in questo pastoso pessimismo che accompagna le obiettive complicazioni che accadono è davvero difficile. Degli scavi delle fosse previste in giornata si è fatto meno di metà. Il massetto del porcile lo abbiamo dovuto disfare e rifare perché non in bolla. Ritardi per altri impegni già presi dai professionisti che rischiano di farmi rinviare l'accensione della pompa di calore, vero ago della bilancia cronologia del giorno del trasloco perché l'accensione comporta il test di resistenza dei massetti o shock termico successivo al quale ci sarà la posa della resina. Incastri. Fatto è che l'ottimismo del mattino si è spento nel pessimismo della serata. 
Però...questa sera sono a casa e non in qualche ristorante tedesco. L'odore della cena incombe: mazzancolle sui paccheri! Che donna la mia. Le bambine squittano e giocano fra di loro. Ci berrò su insomma, sperando di ritrovare un po' di entusiasmo domani, "domani è un altro giorno", domenica, dove mi aspetta un po' di lavoro di pala (devo ricoprire i tubi con un po' di terra smossa per evitare che poi la ruspa che andrà a richiudere le tracce accidentalmente ci faccia cadere sopra i sassoni, danneggiandoli...) aiutato dal mio amico Micio. Cena pronta. Si mangia. Si beve. E si ricercano energie per programmare lucidamente questo folle mese che ho davanti, a meno due giorni dai mie primi quarant'anni. 

11 maggio 2017

Berlino e la Ruhr


Berlino mi ha accolto nella magnifica e nuova Hauptbamhof, la stazione centrale. Una giornata fredda e ventosa che progressivamente si è fatta tiepida e soleggiata. Sono stato trottolato dal locale agente, un berlinese dinoccolato e molto alternativo, per tutto il giorno lungo ristoranti ed enoteche, locali berlinesi e soste gastronomiche di varia ispirazione a raccontare i vini Ruffino e a conoscere i titolari, spesso persone giovani e molto motivate nel loro lavoro. Percorrere così di fretta e senza un attimo per me stesso la città, una città che conosco davvero bene e a cui ho legato tanti ricordi da fidanzato, da babbo (memorabile una vacanza a ottobre 2013 con una strepitosa e divertentissima Matilde dueenne) e da professionista (Berlino è una città molto importante per il mercato tedesco di Ruffino) è stato come un riaprire una porta nel passato costituita da tanti episodi forti e intensi. Penso anche che la mia passione per l'architettura e il design sia sbocciata qui e qui abbia trovato negli anni spunti fertili per affinarsi e consolidarsi. La giornata si è conclusa con una cena a Potzsdammer Platz, non il mio quartiere preferito della città. A parte la cena ottima, di afflato siciliano, mi ha fatto enormemente piacere ricevere i complimenti per il libro "La Toscana di Ruffino" da parte del proprietario,  che lo tiene in bella vista in uno dei ristoranti bene della Berlino borghese. Due passi nel vento di nuovo gelido prima di andare a letto. L'indomani, dopo un discreto risveglio all'alba ho preso di nuovo l'aereo per Dusseldorf. Una ora e mezzo di ritardo bloccato in aereo. Arrivo a Oberhausen e passo uno delle giornate più lunghe a visitare, città mineraria dopo città mineraria, gli Edeka attorno a Bochum in compagnia del rappresentante di zona. Non ero mai stato nelle città di cui conoscevo solo le celebri squadre, lo Shalke04, il Borussia Dortmund, il Bayern Leverkusen, il Fortuna Düsseldorf, il Bochum, ma effettivamente mi ero perso poco. Davvero stanco, la sera ho avuto la fortuna di imbattermi nel quartiere giapponese di Düsseldorf, il terzo per numero di giapponesi presenti in Europa, e di gustarmi un terapeutico sushi con birra Asaki. Cuffie nelle orecchie, passeggiata post cena per favorire la digestione, e ora a letto: domani si torna a casa!






9 maggio 2017

Gli asparagi, Amburgo e il sogno Champions


Asparagi bianchi. Oggi ne ho incrociati di ogni fattezza e dimensione. È stagione qui ad Amburgo e stasera, a cena da solo come mi capita spesso e mi piace sempre di più, ho trovato un bistrot minimale e un po' chic, come mi capitano sempre più spesso e mi piacciono sempre di più, che ha ben pensato di impostarci il menù odierno: in zuppa e poi bolliti e serviti con la salsa olandese. Ci bevo Riesling, di queste terre un po' più a sud, la mitica Mosel. Sono stanco. La giornata è stata lunga, non quanto l'interminabile viaggio di ieri concluso in un grottesco ristorante italiano gestito da un indiano col prepotente senso degli affari, diciamo così, e una successiva notte poco riposante causa nausea che si è protratta anche durante la giornata di oggi, trascorsa a fare i cosiddetti store-check con l'agente locale, gradevolissima persona che mi ha scorrazzato di Edeka in Edeka (una sorta di Esselunga) mostrandomi con orgoglio suo (e mio!) la presenza di Ruffino in questa splendida città del nord Europa. Splendida e inspiegabilmente ignorata nei grand tour più a la page. Io ci sono già venuto quattro volte, ad Amburgo. La prima e più significativa in una meravigliosa vacanza a quattro con Neri e Silvia, ai tempi in cui giovincelli e sine prole si scorrazzava curiosi ed entusiasti per il Medio Oriente e l'Europa. Erano i primi giorni di un anno miliare per me, il 2007: avevo appena accettato l'incarico alla Ruffino che sarebbe iniziato il prossimo venturo 22 gennaio. Vivevo sospeso, come mi capita spesso, fra il dispiacere di essere volato via dal mio nido lavorativo, il Consorzio del Chianti Classico, e l'eccitazione per il mio ingresso nella grande Ruffino. Di lì a pochi mesi avrei compiuto 30 anni e avrei acquistato la casa di San Francesco. Due passi enormi per me e per il mio piccolo ego d'allora. Oggi, 10 anni dopo, ho avuto il piacere di rivisitarla, seppur di fretta e di lavoro. Di qui a pochi giorni compirò 40 anni (ahimè...) e a breve abbandoneremo la casa di San Francesco per trasferirci a Bisarno. Due passi giganteschi per il mio complicato ego di oggi. C'aveva proprio regione Vico. Corsi e ricorsi. Dieci anni fa, appena arrivati da Lubecca nella Stazione Centrale ci orientavamo a fatica (e cercavamo l'est in cielo), la casa - ci avevano scritto in un foglio di carta - aveva le chiavi accanto all'estintore fuori dall'edificio ma la parola estintore non era stata tradotta e, nel panico e con reazioni poco lucide, pensavamo di aver preso una fregatura e di non avere alloggio: oggi appena arrivo a destinazione mi connetto su google maps, ho anche la fortuna di aver imparato un pizzico di tedesco e soprattutto a muovermi con una certa disinvoltura (dopo le figure meschine e ingenue come quella di 10 anni fa) fra i grovigli organizzativi e le complicazioni logistiche delle varie città del mondo. Si, in questo sono proprio bravo, quasi una macchina. Eppure mi piaceva molto di più, rispetto all'attuale metodica funzionale abilità comportamentale, l'entusiasta spaventata spontaneità con cui mi approcciavo al viaggio. 
Sono arrivati gli asparagi, i weiss spargel. Buoni cazzo. Forse dovrei smettere di scrivere a tavola curvo sul telefono. Quanto mi piaceranno? Anche loro sono un ortaggio sospeso, a metà. Un po' mi somigliano. C'è pure uno schermo gigante qui al ristorante. Già: è appena iniziata la semifinale di ritorno di Champions. La Juve, che ohibò andrà a vincerla la coppa con le orecchie. Mi perdo. Per un attimo penso che la gioia che proverei - assoluta, pazza, dionisiaca, infantile, fertile, orgiastica, panistica - in caso di una vittoria della Fiorentina - uno scudetto o lo champions vanno bene entrambi - non la esperirò mai. Non mi toccherà. Immagino me e i miei compagni di tifo (ben più che amici) a piangere di felicità sudati fradici. A picchiarci increduli come primati. Come è capitato in eccitanti ma effimere vittorie di tappa. Una imago estatica dal profumo ambrato del sogno e del piacere più intenso che la voce crucca e gutturale della coppia di tedeschi qui accanto a me fa svanire e spezzare immediatamente, riancorandomi ai loro fastidiosi pedestri dankische al cameriere indiano. Chiedo anche io il conto. È l'ora. E domani Berlino, la mia Berlino. 

8 maggio 2017

Di nuovo in volo...

E così, alla fine, sono riuscito a salire su un aereo per Amburgo. Traffico, scioperi, malattie. Una serie infinita di concause mi ha tenuto a terra dallo scorso novembre. Una anomalia vissuta in apnea dal rientro dal Canada, i primi di novembre, fino a questo freddo maggio, fra le beghe di cantiere, noie di salute e urgenze lavorative. Anche stamani non è stato così semplice volare via dall'Italia, come se l'artista del destino avesse determinato di ancorarmi al cantiere e mi impedisse di riappropriarmi della mia vagabonda normalità: una nottataccia della più piccola alle spalle, la coda per un incidente che ha vanificato il risveglio all'alba, l'aereo perso, la difficoltà di trovare una nuova soluzione di volo (e oggi ho conosciuto un tesoro di nome Elisa che mi ha risolto tutto), le tante telefonate sollevanti questioni dal cantiere. Magari è bene che adesso me ne stacchi un po' e mi concentri sul viaggio: mi sembra quasi che più tempo passo a Bisarno e più aumentano i problemi, i dubbi, le incertezze, come se la mia presenza - peraltro ben poco preparata sulle tematiche per cui sono continuamente interrogato - complicasse e rallentasse invece di sciogliere e snellire una operatività continuamente frenata. Vediamo, e speriamo. E allora ben venga questo volo, questo viaggio teutonico, questo allontanamento dal vulnus. Anche questa settimana dovrebbe portare auspicate novità. Su tutte, la rimozione, dopo quasi 15 mesi, dei ponteggi. Le facciate, almeno la parte apicale, sono concluse e si può rimuovere quel brutto ma necessario abbraccio di metallo. Inoltre speriamo di fare un altro bel tratto dei lavori di scavo per l'impianto idraulico. Domani poi si dovrebbe iniziare anche l'installazione della pompa di calore. E venerdì spostiamo l'armadio da casa vecchia a casa nuova. 

6 maggio 2017

Nè di qua nè di la

Nè di qua nè di là. In queste ultime settimane che precedano il trasferimento a Bisarno, o anche l'abbandono della casa di San Francesco, ormai quasi nuda, vivo sentimenti molto contrastanti: la malinconia, la voglia di strafare per finire in tempo, dei momenti di rabbia in cui mi sento sempre molto solo, talvolta anche un po' di tristezza, fortunatamente sempre a braccetto con la gioia e l'eccitazione di quello che potrà essere fra poco più di un mese: un nuovo percorso di vita, dove non cambiano gli interpreti e i protagonisti - anzi ne sono il perno attorno a cui ho azionato questa nostra piccola rivoluzione - ma senz'altro lo scenario principale
: non più una fruizione intima e raccolta come avevamo qui nella casa di San Francesco ma la partecipazione abitativa in un sistema aperto e condiviso complicato da ampi spazi esterni ricchi di flora e fauna e soggetto a un impegno di manutenzione che in via del Molino non era particolarmente gravoso. Si - fra i tanti sentimenti esperiti ho anche un po' di paura perché l Bisarno è stato un progetto mio, nel quale ho trascinato un po' tutti e soprattutto la mia famiglia. Per tenere tutti sereni e motivati ho dovuto attingere a tutte le mie energie mentali e al mio io più propositivo, testardo e conoscitivo, l'io ulissista col demone del lasciare una traccia di sè agli altri e di imprimere storie e scenari: "fatti non foste a viver come bruti ma a perseguir virtute e canoscenza". Sotto questa peculiarità caratteriale - sono fragile quanto risoluto, introspettivo ma anche ansioso di racconto (e mi torna bene per il mio lavoro!) - sono nati "La Toscana di Ruffino", il libro che è andato molto bene, mi ha fatto rivivere pagine del mio passato e conoscere persone splendide e che a breve andrà in ristampa (!) e anche questo blog che più che raccontare le peripezie del restauro - come si prefiggeva - è ormai una sorta di giornale intimo 2.0 ambientato fra la campagna toscana e le sfumature del mio io. Fuori intanto come previsto diluvia. Maggio bagnato per adesso e alle porte un viaggio di lavoro in Germania del nord. I semini comprati la scorsa settimana sono stati piantati questa mattina con le bambine prima che arrivasse la pioggia. Le ciliegie sono rosse ma non ancora mature. Adesso sono a pranzo. Attorno a noi scatole e chiodi senza più quadri e furori il rumore del bagnato. Risento i moccichi di questo tempo umido in attesa della calda estate. Nè di qua nè di la. 

4 maggio 2017

La primavera nelle intenzioni dei pennuti


Appollaiate sui fili del telefono che arrivano a Bisarno, festanti dentro le stanze ancora prive di finestre, le rondini allietano queste ore concitate di lavori e se ne fregano se ancora le temperature sono basse e ampi nuvoloni piovosi incombono in questo primo freddo fazzoletto di maggio: la primavera la fanno loro, non una ma tante e davvero graziose e ciarliere.    

30 aprile 2017

Due suppostoni ficcati nel suolo


I lavori fervono, scavi dei suppostoni visti dal basso.
"Certe feci non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano": una guzzantiana parodia di Venditti per raccontare questi giorni al Bisarno, dove gli sforzi sono stati concentrati a espletare la motilità delle nostre deiezioni, per alludere con il linguaggio alla Queneau a ciò che é stato fatto. Esatto: le fosse biologiche! Le giornate parevano belle ma ogni volta venivano sferzate da un freddo vento. Grazie al nostro vicino, valentissimo pilota di ruspe e scavatori, abbiamo potuto fare gli scavi e il tracciato necessario all'articolata nervatura fogniaria, muovendo all'uopo la tanta terra tufacea e galestrosa che nella parte bassa di Bisarno, immediatamente sotto l'aia, avvolge il porcile col suo trogolo e il fienile, fino a declinare verso un roveto e un pozzo abbandonato, prima di ritrovare la strada bianca che conduce alle altre fattorie, la fabbrica e il fiume. Nello specifico, é stato fatto un "bucone" per la fossa biologica con sgrassatore e il percolatore - due suppostoni ficcati nel suolo a tre metri di profondità -  a valle del fienile e lievemente in pendenza rispetto al piano terra dello stesso. Il fine di questo posizionamento è poter garantire (un giorno, chissà quale e chissà quando) un corretto scarico al bagno del fienile. Insomma, un fine settimana al solito stancante, con musi lunghi e stanchi, ma in cui dentro casa si é quasi finito il velo e la facciata esterna é quasi completata. Tanti piccoli seppur parziali conseguimenti, un po' di aria aperta, l'imminente arrivo di maggio (il mio mese, speriamo la sia anche questo), una condizione di salute lievemente meno peggio del solito, un po' di ginnastica in palestra, una bella biciclettata attorno casa con le bambine, tant'è che nelle ultime ore ho riassaporato il piacere di quanto mi sta accadendo in questi mesi di rivoluzione, una rivoluzione che ho voluto e sto guidando com tutta la mia passione e la massima concentrazione ma che ultimamente mi aveva eroso e prosciugato i miei soliti entusiasmi esistenziali: insomma, ho gustato lentamente, dopo mesi di inappetenza, un profumato e appetitoso amuse-bouche di quello che, incastrati tanti se e risolti molti ma, potrà essere la mia vita da quarantenne e la nostra nuova vita. Non a caso oggi, per baloccarmi e poco più, durante una atipica spesa domenicale in una gigantesca e affollata Coop, ho comprato dei semi: pomodoro, peperoncino e carote e gli strumenti per piantare. Non mi hanno però fornito le istruzioni. Vediamo di raccoglierne qualche frutto in tarda estate!

Chi fa e chi osserva...

27 aprile 2017

Esautorarsi

La tisana scotta ma mi conforta: il ginger sbucciato col pelapatate, messo a bollire e tenuto in ebollizione per un bel po'. Poi limone spremuto e un cucchiaio di miele di melata. Mentre Yann Tiersen col suo piano tesse melodie lontane, sorseggio - in pigiama curvo sul divano - la mia taumaturgica bevanda sperando che mi allevi un po' questa tosse e alleggerisca il mio stato d'animo: peso, grigio, piovoso come il temporale che fuori infastidisce da qualche ora. La casa è parzialmente vuotata. Decine e decine di scatole impilate e portate via. Il 29 maggio la lasceremo per sempre. Il "per sempre" mi ha sempre fregato: non mi piace come concetto, mi intristisce, lo evito ma alla fine ci si deve confrontare. 29 maggio: la data del rogito sancita, ufficializzata. Manca un mese e un giorno. E questa corsa contro il tempo per rendere abitabile Bisarno pare interessare solo a me. Del resto agli altri cosa importa? Cosa hanno da perdere? O da guadagnarci? Mi costringe fisicamente a sgolarmi, fino a sentirmi fioco, a prendermi carico di responsabilità e oneri che mi schiacciano il petto, per far si che tutti gli incastri siano compiuti ed eseguiti bene. A trasformare il pessimismo del pensiero in ottimismo dell'azione. Mi sta insomma esautorando e le serate di giornate come questa, dove anche il lavoro ha giustamente preteso la sua parte, ne sono un chiaro esempio. Tisana finita. Continua a piovere. Vado a dormire.

24 aprile 2017

Traslochi

Uno sguardo che denota l'articolatura del primo piano.



In questo lungo ponte del 25 aprile, prima freddo poi di nuovo tiepido poi ventoso, io senza voce e accartocciato (che buccia d'uomo), ci siamo dedicati sia al trasloco di San Francesco, con gli incartonamenti di quasi 10 anni di ricordi. Fortunatamente abbiamo casa dei miei...
Ma tanto è stato fatto anche a Bisarno: intanto ci abbiamo passato molte ore, semplicemente accanto il più possibile alle maestranze, o nei giorni di festa trascorrendoci momenti lieti, giocando insieme alle bambine coi gatti e i fagiani presenti nell'aia fra i calcinacci, la betoniera e i sacchi di calcina: un po' di cibo raccolto in una ciotolina ha attratto una gran quantità di fauna autoctona! Io mi sono addirittura cementato nella nobile arte della stuccatura delle facciate. La facciata (non grazie a me, non vorrei generare equivoci) sta procedendo a pieni ritmi e dal 10 maggio toglieremo i ponteggi. In casa, grazie al poderoso aiuto nonnesco, stiamo dipingendo i soffitti in travi e correnti. È stato montato lo scheletro del camino. Poi tanti lavoretti di fino per rendere pronta la casa alla posatura della resina e per poterci poi accogliere dai primi di giugno. Insomma, giorni dove stiamo esercitando il famoso ottimismo dell'azione. 

Nonni in azione.

18 aprile 2017

Rossella

Fuori sibila il vento. Le bambine dormono dopo aver lungamente lottato per strappare qualche ora in più di gioco. Io sono finalmente a letto. Strano effetto senza più le foto di noi quattro sopra la testiera. Trasloco in atto: ho dedicato la serata a inscatolare libri, e anche le foto, le poche che abbiamo stampato in questi dieci anni di fotografie digitali e che erano appunto attaccate sopra le nostre teste creando colore e atmosfera. Oggi é stata una giornata che ha fatto di tutto per contraddire la pratica dell'ottimismo che mi ero promesso di esercitare nei post precedenti. Del resto, oggi sono mancate soltanto le bibliche rane piovute dal cielo, poi non c'eravamo fatti mancare niente. Di primo mattino ci siamo accorti di una scomparsa di ballini dal cantiere: un furto di materiale. Poi, la ruspa si é rotta al primo colpo di benna, impedendo il programmato scavo per le fosse biologiche. A stretta successione di eventi nefasti mi ha chiamato il cartongessista, atteso come un messia a fare le coibentazioni, per dirmi ahilui di aver contratto la rosolia e di dover rinviare di un'altra settimana i lavori. Infine, a metà giornata si é levato un gelido tramontano (con annesso crollo termico) - una vera tempesta eolica con raffiche violentissime - che ha impedito di proseguire i lavori in facciata. "Domani é un altro giorno" diceva qualcuna dal presente ben più complicato e col futuro assai più incerto del mio. Prendiamo spunto da lei e proviamo a dormirci sopra.

15 aprile 2017

Le verdi ciliegie di Bisarno.

Metà aprile. Pasqua alle porte. A Bisarno si intravedono le prime ciliegie, seppur verdi, dai due alberelli dei tanti che arricchivano i campi della zona: il rosso turgido e profumato del frutto maturo arriverà in un mese circa: più o meno per i miei fatidici quarant'anni e nei giorni del trasloco verso questa nuova vita campagnola. Se mi arrivasse oggi la fatidica domanda ("A che percentuale dei lavori sei?") - domanda che a suo tempo mi indispettiva e intristiva - potrei rispondere che sono quasi al 90%. Incredibile anche per me. Certo, parlo dei lavori murari eh, per gli arredi c'è tempo. E questa constatazione, questa illuminazione, dopo mesi nervosi, oppressivi, malaticci, isterici e arrembanti, sensazioni peraltro tutte ancora in atto, mi pacifica almeno un po' il cuore e mi permette un primo, seppur tiepido, immaturo e verde, sorriso: come queste imperfette - ma con in nuce già tanta bellezza e bontà -  ciliegie di Bisarno alle porte di Pasqua 2017.

Ciliegie verdi.

12 aprile 2017

L'esercizio dell'ottimismo.

I giorni corrono. I miei propositi di acquisire lentezza come la Tartaruga di Lauzi assomigliano molto a un autoinganno sveviano: nobili ma poi la realtà mi impone altro. Sono rientrato dal Vinitaly e adesso sto scivolando verso sud a bordo di un treno che mi porterà nell'urbe per una intensa giornata di lavoro. Treno che mi piacerebbe anche come mezzo, se non lo soffrissi più di quanto soffrivo una girata in auto sul Muraglione quando ero bambino e, soprattutto, se non fossimo, io e chi è più pendolare di me, vessati sistematicamente da disservizi, ritardi sistematici e arretramento tecnologico imbarazzante: ieri a Verona non funzionava il server per un cambio di prenotazione - treno per la cronaca poi arrivato con robusto ritardo a Firenze. Stamani mattina non funzionava la biglietteria elettronica e ciò che mi ha infastidito è il disinteresse del personale palesato al momento della mia segnalazione - treno poi per ma cronaca partito con dieci minuti di ritardo. Vabbè. Il Vinitaly è stato intenso ma ha funzionato concentrare in due giorni i principali appuntamenti. Sono rientrato stanco anche per le non perfette condizioni di questi mesi ma tutto sommato soddisfatto. E intanto, assorto in questo viaggiare lavorativo, sono ben tre giorni che non vedo Bisarno: devo gestire l'astinenza! Si perché vivere così a stretto contatto gli avanzamenti dei lavori mi ha generato questo sentimento bivalente di odio-amore: mi sento stranito a non esserci in queste ore, in astinenza appunto, ma anche un po' più rilassato. Comunque, non avró fatto sopralluoghi nelle ultime 72 ore ma ovviamente non sono mancate (quando mai) telefonate, mail, messaggi per assicurare che il flusso di lavoro in cantiere abbia meno inciampi e incertezze possibili. Il livellante al primo piano è pressoché posato. Stiamo stuccando le due pareti della scala che lasceremo a vista. I davanzali in cotto storico sono stati tutti edificati: splendidi. Abbiamo fissato il giorno dell'installazione del camino e la prossima settimana faremo le coibentazioni interne per poi rivestirle in cartongesso, così come inizieremo a trattare e verniciare i correnti e le travi, opera dalla quale mi aspetto egregi risultati: sono soffitti storici e abbiamo tentato di recuperarli il più possibile. Dovremmo purtroppo rifare delle sistemazioni murarie alle tre finestre arcuate ma abbiamo soluzioni buone. Fortunatamente la data di consegna della pompa di calore non è così remota come temevo. L'idraulico farà i bagni a fine mese e poi proseguirà con l'installazione e il famigerato shock termico dei massetti, da fare prima della chimerica posa della resina, ultimissimo lavoro prima degli arredi. All'esterno prosegue la trasformazione del porcile in centrale termica - giorni e giorni di lavoro - e oggi riprendiamo anche le stuccature sulla facciata a pietra, vero vanto storico-estetico del podere. Insomma, Bisarno prepasquale è una miscela molto equilibrata di bianchi e neri, di mezzi pieni o mezzi vuoti, di problematiche e risoluzioni, di costi o investimenti, di emozioni e nervosismi. L'esercizio dell'ottimismo è più che mai necessario e fondamentale perché ogni lettura di questo periodo può essere legittima e non vedo quindi perché non far prevalere quella più solare: tanto più che le dolci temperature primaverili di queste ore aiutano.

9 aprile 2017

La tartaruga, Vinitaly e una veloce lentezza.



Questa sera, alle 22.00 del 9 aprile ho cominciato il trasloco per Bisarno. Vestiti invernali, che ho migrato dall'armadio verso una scatola di cartone per adesso addossata al nostro letto. Lentamente, senza subire la fretta che ci attanaglierà nei giorni di passaggio fra fine maggio e inizio giugno. Sì: é ufficialmente iniziata la lunga transizione verso la nuova casa. Mi ha fatto effetto, molto, come le parole della "Tartaruga" di Bruno Lauzi che le bambine adorano, e che solo oggi - sarà un caso? - ho ascoltato attentamente nel viaggio di ritorno dopo un breve ma riuscito detour al mare di Castiglioncello. Dice la canzone che, una volta, la tartaruga fosse un animale che correva veloce. Fin quando non ebbe un incidente, "si rompe qualche dente", e nel rallentare "trova la felicità": "un bosco di carote, un mare di gelato che correndo troppo non aveva mai notato", e persino l'amore: "un biondo tartarugo corazzato". Una favola con morale sotto forma di allegra canzonetta per bambini che ho proiettato su di me, sulle mie ansie, sulle mie volontà di controllo e sulle mie preoccupazioni, tutte vissute a pieni ritmi, "correndo troppo" appunto: e se rallentando non trovassi anche io la mia felicità? I miei equilibri? In ogni mia situazione: nel restauro di Bisarno, ma anche a lavoro, rifletto mentre preparo la valigia per il Vinitaly di domani. Con quanta smania ho sempre affrontato i Vinitaly, soprattutto i primi, per esempio? Quasi come se per me avesse sempre contato il dover esserci, il salutare tutti, il voler partecipare al circo, il cercare di essere un ingranaggio che non cigola. Questo sarà il Vinitaly numero quattordici e i miei approcci sono lentamente cambiati, edizione dopo edizione. Il primo, ancora stageur al Chianti Classico, ebbi l'onore di salire per una mezza giornata, il venerdì, e ancora ricordo l'emozione di quella conquistata prima volta. Non riuscii neanche a fare troppi assaggi: mi imbarazzavo a chiedere. E che fila al ritorno in auto. A Vinitaly ho vissuto Velenitaly. Ho subito un attacco stupido dal Corriere della Sera sui Tavarnelli di Montalcino. Una volta col mio collega Damiano ci siamo trovati a dormire in una stanza di universitarie che avevano lasciato la camera senza cambiare lenzuola, togliere le spazzole accanto al lavabo, svuotare i comodini e pulire la cucina e la casa. Un anno presentammo un Syrah buonissimo, oggi neanche più in portafoglio, al ristorante di Giovanni Rana in un folle fuori salone. Durante uno dei miei Vinitaly é morto Giovanni Paolo II: quel giorno una Fiorentina oscena e sgangherata pareggiò 3 a 3 con la Juve. Gran gol di un giovane Pazzini, peraltro. Al Vinitaly rivedo amici da tutta Italia e saluto colleghi dal mondo. Questo aspetto mi ha sempre sedotto. La sera Verona poi é bellissima. Nel 2011 durante una passeggiata notturna, stranito per l'imminente rivoluzione che avrebbe riguardato a breve la mia vita, osservavo la vetrina di un negozio di abbigliamento per bambini, "Le petit bateau": di lì a pochi mesi sarebbe arrivata Matilde. Penso alle volte in cui sono riuscito a godermi uno spritz prima di ingaglioffarmi in cene dove si gusta cavallo e ci si appesantisce con l'Amarone, che manco mi piace, e a godere della compagnia dei colleghi. Lo scorso anno avevamo dato il lá alla splendida avventura de "La Toscana di Ruffino" con una presentazione in mezzo al caos, dove ricordo dovetti urlare per farmi sentire. Ma che emozione! Il nuovo stand di due anni fa, che sostituì il vecchio che proprio non potevo vedere: sembrava un ospedale con quei toni bianchi e le luci al neon. Ora il nuovo padiglione  è fra i più belli della fiera e racconta con eleganza e stile "la vita Ruffino". Il primo Vinitaly da Ruffino, il quarto in totale dopo i primi tre da galletto nero, trascorsi tutte le cene insieme agli ex colleghi del Chianti Classico: certo non ci feci bella figura coi nuovi, ma quanto mi mancava il Consorzio. Al secondo Vinitaly, ancora non coinvolto professionalmente, salii a Verona per puro divertimento e voglia di assaggi insieme all'amico Roberto e dormimmo in un convento in mezzo alle suore. Un anno il clima aziendale era così peso che evitai accuratamente ogni cena. Un altro mi presero in giro perché mi muovevo con un impermeabile beige di due taglie sopra che avevo ereditato dal nonno deceduto e obiettivamente mi stava enorme, oltre a farmi apparire fuori dal tempo. Per questo Vinitaly vado con una spavalderia e sicumera tale da permettermi una giacca rosa. 
Eh si, quattordici Vinitaly sono tanti, ma in fondo sono contento di averli vissuti tutti e progressivamente di aver saputo acquisire una veloce lentezza. Come la Tartaruga e come spero di trovare anche per Bisarno e per tanti altri aspetti della mia vita privata e del mio carattere.

4 aprile 2017

Conan e Lana


Il mio cartone preferito di gran lunga é stato "Conan e Lana". Sin dalla sigla l'esperienza era lisergica: parole avvincenti, un caleidoscopio di immagini che raccontavano dell'amore fra due ragazzini, di un amico selvaggio e buono, un nonno, le diversità da accogliere, alcuni cattivi e come scenario un olocausto nucleare che aveva ridotto la terra a un paradiso perduto per pochi superstiti volti a ricostruire un mondo nuovo. Quattro minuti di assoluto panistico - a risentirla ancora oggi continua a emozionarmi. Conan peraltro aveva un bellissimo carattere: propositivo, solare, energico malgrado le continue avversità. Un cartone animato pazzesco, deflagrante per la testa di un bambino di 10, 12 anni. Conan ha avuto il merito di definirmi. Crearmi come persona. Certo ho molte più ombrosità e malinconie del protagonista - del resto non sono un cartone animato - ma osservo, sulla soglia dei miei primi quarant'anni (maledetti quarant'anni, arrivate...) che il mio daemon, il mio principio ispiratore, il mio super es che istintivamente mi porta a prendere decisioni, assolute, ferree e indipendenti, a innamorarmi di determinate sfide, debba davvero moltissimo a quel cartone. Così come il voler costruire sempre scenari, cercare solo progetti che si ammantino di follia, tempistiche lunghe di realizzazione e di una componente piuttosto alta di rischio in itinere, che mi emozionino sempre, è un aspetto molto palese del mio carattere, anche chiaroscurale perché ha determinato lati positivi ma altri purtroppo molto complicati per me stesso e per chi mi vuole bene. 
Certo é curioso che, per uno come me, che (inutile orgoglio da letterato a seguire) ha letto migliaia di libri e visto altrettanti film, alla fine elegga a sua matrice comportamentale un cartone animato che lo ha incantato nell'età più terribile e stimolata del circo della vita, l'adolescenza. 
E in questa sera di riflessioni sul divano mentre tutti dormono e io devo ancora sparecchiare la tovaglia, mi tengo stretto Conan e le sfide del mio oggi, gli scenari in fieri - tutti peraltro cercati e voluti da me (voluntas sempre, noluntas mai!) - che, anche se oggi mi fanno tribolare e mi recano non poche difficoltà, alla fine rappresentano il mio modo di stare al mondo, l'incarnazione più autentica di me stesso: lasciare in qualsiasi modo delle tracce, dei mattoni, degli scenari appunto,  per me, per chi mi vuole bene e per chi ci sarà dopo di me. 

2 aprile 2017

Massetti e autolivellanti.

Un week end sonnacchioso, malaticcio e un po' malinconico. A Bisarno stiamo gettando i massetti. Ne abbiamo dovuti comprare di due tipologie: un massetto classico per favorire la trasmittanza del calore dei pannelli radianti e uno autolivellante per non generare ulteriore spessore durante la posa in quei pavimenti dove abbiamo installato i pannelli a profondità ridotta proprio perché non possiamo permetterci di perdere altezza. Entrambi i materiali sono molto costosi e devono essere posati con perizia: in una unica mandata, stando attenti a chiudere bene tutti gli angoli, altrimenti il resinista avrà difficoltà e sanguinolenti sprechi di materiale. Quando arriverà la pompa di calore per poter attivare i pannelli, dovrà essere fatto uno shock termico per vedere la formazione di eventuali crepe prima di posare la resina.  

La piccionaia,
Stanza delle bambine in fieri.
Un po' di pubblicità al costoso livellante adoperato.

31 marzo 2017

Una benefica levità.




Oggi si è chiusa un'altra settimana. Faticosa. Sono davvero stanco. Il mio organismo me lo sta facendo capire da qualche mese, rendendo questi ultimi giorni molto complicati. Sto cercando di prendermi cura della mia salute (con risultati modesti), del cantiere (con nervosismi continui), del mio lavoro (ci sono dei cambiamenti in atto e nuovi progetti che chiamano) e non ultimo del mio essere babbo e compagno: sotto questo aspetto la settimana è stata indelebile perché mercoledì sono andato a pranzo all'asilo della Mignola, coccolato e servito dalla mia bambina più piccola durante la mensa. In quell'ora, in mezzo ai bambini, non sono stato male, nè ansioso, nè sofferente: sono riuscito a godere di una benefica levità. 
E, tornando al Bisarno, i progressi paiono compiersi: i pannelli radianti stesi. Pompa di calore ordinata. Caminetto ordinato. Le ultime sabbiature concluse. Resine scelte. Colore dei soffitti individuato. Cappotti termici decisi. Cartongessista venuto. Sopralluogo del falegname fatto. E da domani si iniziano i massetti. 
Sono certo che arriverà il giorno che mi godrò tutto - oggi al tramonto Bisarno era bellissima -, mi sentirò meno schiacciato dallo stress, dal tempo, dai conti e dalle incombenze e riuscirò a trasformare in un piacevole ricordo anche queste patologiche ore. Per adesso penso convenga spegnere le emozioni (e invece mi basta un niente e vibro) e astrarsi nella squisitezza algida della logica per trovare la giusta determinazione e l'adeguato slancio verso l'obiettivo magno, e alla fine penso medicamentoso e lenitivo, del trasferimento a Bisarno. 

Pannelli radianti in posa.



26 marzo 2017

L'asma, il respiro e l'ottimismo perseguito.

Una domenica tranquilla. Malgrado tutto sia stressante, ansiogeno e soffocante attorno a questa giornata. Meno di due mesi al trasloco e ogni attimo il cantiere brucia energie e chiama nervosismi. Soprattutto, emergono continuamente vuoti organizzativi a cui tento di supplire con tutta la mia logica e l'attenzione a verificare che ogni passaggio di ogni maestranza coinvolta sia svolto correttamente.Il mio fisico, prevedibile, non ha retto e da qualche mese mi devo confrontare con una nuova patologia che può aver avuto origine anche dallo stress del restauro: l'asma. La manus longa delle responsabilità che preme sul petto, dicono. Per adesso traggo pochissimo beneficio dai broncodilatatori. Una cara amica mi ha consigliato la lettura di un testo redatto da un medico ucraino che predica l'importanza di una respirazione che inali meno ossigeno e tenti di trattenere più anidride carbonica per risolvere le principali malattie respiratorie e, in generale, per godere di un miglior benessere fisiologico. Mah, vediamo. Il libro, la parte scientifica, l'ho quasi concluso. Adesso non mi resta che imparare gli esercizi suggeriti e vedere se vi siano effettivamente delle efficacie lenitive, sopratutto per questa tosse che non mi abbandona. Il mio scetticismo per tutto ciò che non sia chimico e testato in medicina é tanto ma ho davvero voglia e necessità di stare meglio e non voglio lasciare strade inesplorate. A Bisarno gli intonaci sono stati realizzati e direi bene, mancano soltanto i veli. La casa ha adesso una sua vestizione. Bellissima. Sono stati fatti anche tutti i davanzali interni alle finestre, utilizzando il cotto storico che ammantava molti pavimenti della casa. La settimana che verrà é decisiva (lo sto dicendo ormai di ogni nuova settimana, lo so...), perché verrà il cartongessista a creare le pareti che definiranno i due bagni, verrà il sabbiatore e, soprattutto, perché verrà l'idraulico a stendere tutti i pannelli radianti al pavimento.Ieri é venuta anche la ditta di falegnameria a prendere delle misure. La stessa persona che mi aveva fatto i mobili splendidi per la casa di San Francesco e che mi porterò, non tutti ahimè, a Bisarno. Separato e oggi con una nuova compagna, l'ho ritrovato sempre e ancor di più con lo smalto e l'energia di quando ci eravamo conosciuti. Per perseguire questo grande progetto ho bisogno, ora più che mai, di persone solari, ottimiste e propositive, che sappiamo affrontare le questioni con un piglio risolutivo ed entusiasta. Dovrebbero essere queste e solo queste le tipologie di professionisti da scegliere in un cantiere quando si fanno le gare: fanno davvero la differenza e sono molto rare. Non ne posso più di lagne, lamentele, pessimismi e di persone che portano solo una negatività travestita da stagnante morale del consiglio premuroso. Infatti, sotto l'aspetto del peso organizzativo, delle motivazioni, delle tante decisioni che implicano sfide e rischi, mi sto sentendo molto solo. Ma era inevitabile anche se questo scenario un po' da fiato corto, da uomo solo al comando e di nuvole troppo basse per vedere l'orizzonte rappresenta il mio più grande rammarico di tutto il progetto di riproposizione di Bisarno.

Mignola che mostra suo ambiente a ZioPicio.



21 marzo 2017

Primavera. Gli ultimi fiori del ciliegio.


I fiori del ciliegio.

In questa stanca, opaca e affaticata giornata in cui sto tentando di recuperare per il delicato pranzo con la stampa di domani a Milano per Ruffino, ho avuto modo di osservare una nuova fioritura, nel primo giorno di primavera: anche il ciliegio, uno dei due superstiti dei tanti che ingentilivano di colori e profumi i campi attorno Bisarno (da ragazzini andavamo a mangiare le ciliegie di questi alberi e un contadino indispettito sparava sempre colpi in area per dissuaderci), ha svelato timido i suoi primi fiori bianchi. Saranno gli ultimi fiori del suo lungo ciclo vitale: la pianta è malata e tutti mi dicono che dovrà essere abbattuta. Ne aspetteremo il suo ubertoso canto del cigno questa estate, le dolcissime ciliegie, per la gioia degli uccelli e di chi avrà l'abilità di coglierle. Poi saluteremo la pianta, assicurandoci però che l'eredità di questa coltura così ben integrata in questi suoli venga mantenuta con delle nuove pianticelle che in qualche anno regaleranno di nuovo ombra, profumi e colori e che garantiranno continuità storica con la tradizione arboricola.


I fiori del ciliegio e sullo sfondo la torre.



20 marzo 2017

Almeno gli intonaci.

È trascorsa una settimana dall'inizio degli intonaci e la casa è ormai intonacata. Adesso pausa di un'altra settimana circa per far asciugare al meglio e per darci modo di finire alcune murature interne e poi la squadra di lavoro preposta tornerà per porre il "velo", lo strato finale dell'opera che precederà (ma per quelle c'è tempo, seppur non moltissimo) le imbiancature. 
Questi lavori hanno accompagnato una settimana non gradevole e complicata dal punto di vista personale. Giovedì scorso mi sono svegliato strano, dopo qualche giorno di tosse e asma più fastidiosa del solito: in poco tempo mi è salita una febbrata clamorosa, con punte a 40 che mai avevo superato e un senso di nausea fastidiosissimo. Yes. L'ennesima influenza della stagione ("sei stressato, lo stress ti immunodeprime e di conseguenza sei soggetto a qualsiasi virus e batterio in zona", ormai è il mio nuovo om meditativo che mi ripeto ossessivamente). Questa nuova bronchite (vuoi che non si sia subito innestata la complicazione...) mi ha colto, non a caso, in giorni di acuiti nervosismi a Bisarno. 
Ho provato a non cedere al demone della vittimizzazione e a non buttarmi giù. Occorreva un recupero lampo: lunedì mattina avrei avuto un risveglio mattutino per prendere un aereo in direzione Düsseldorf. Quindi: antibiotici, vitamine e una complicatissima gestione mentale volta al positivo. 
Fatto è che dopo tre giorni di febbre molto alta arrivo a ieri, domenica, almeno sfebbrato, seppur un cencio e senza alcuna forza e afflato vitale. E prendere sonno la sera, con l'obbligo di dormire e riposare almeno un po', è stato un esercizio molto sofferto e travagliato perché mi si affastellavano nella testa conti, preoccupazioni, dubbi, pensieri. Un riflettere cupo e malinconico fra il sudore freddo degli antibiotici che ha ritardato il mio già non facile ingresso nel sonno. E questa mattina la sveglia all'alba: mi sono ritrovato già stanco, con dolori alle gambe, lo stomaco chiuso. Anche deglutire il latte mi è parsa un'impresa. 
Ho cercato allora di rendermi decente, di apparire almeno a me stesso non così impresentabile: ho scelto il miglior completo, la barba fatta e finanche una crema viso a tentare di coprire il pallore. 
Ero anche riuscito a mettermi in auto presto per anticipare il nevrotico traffico del mattino. 
Arrivo dunque a Peretola, con un minimo di ritrovato ottimismo: tutto sommato ero lì, mi pareva una impresa di cui gioire. Purtroppo subito svelatasi gioia effimera, vana: infatti non faccio neanche il check in perché nel terminale vedo che ritardano il volo. Mi seggo in attesa. Passano due ore e annunciano un ulteriore accumulo di ritardo. Meno di tre ore - io ormai cadaverico spalmato aderente alla poltroncina - e il volo viene cancellato. 
Tutto inutile. Gli antibiotici. La spossatezza. Il forzato recupero. La sveglia all'alba. 
Rientro mogio verso casa. Metto in auto "Fix You" dei Coldplay e provo a cantare, innervosendomi a sentirmi così fioco. 
A casa mi tolgo il completo, mi metto i miei soliti vestiti, un boccone inappetente dai miei e rientro in azienda: in ufficio ci sono delle cose da fare e ne approfitto per portare avanti il lavoro. Meglio non pensare a come mi sento. 
Almeno gli intonaci li abbiamo archiviati. 



13 marzo 2017

Segunda feira.



"Che giorno d'incanto qui da noi, è lunedì soltanto": un grande Battiato a definire le atmosfere di malinconia e fatica associate alla segunda feria, il lunedì di un marzo che ci blandisce primaverile.
Oggi c'è stato di tutto: la presentazione dei piani per l'Europa in Ruffino, l'incontro chiarificatorio con gli intonachini, una visita dal carrozziere perché un simpatico sasso ha ben pensato di incrinarmi il vetro delle macchina. Arrivo a sera e ho la fortuna di imbattermi in un vino che sa rilassarmi, acquistato quest'estate in Provenza e aperto per caso stasera, con il chiaro intento apotropaico: un Vaucluse a base Grenache insolitamente fine ed elegante per essere un vino del Rodano. Ci stavano benissimo le noci che ho sgranocchiato pensando alla giornata in attesa della cena, con le paste alle melanzane e caciocavallo, il fine pasto con la crema di castagne sul pane e l'allegra famigliola intenta a provare passi di danza e a buttarsi pericolosamente dal divano.


Gran vino questo Vaucluse.


12 marzo 2017

La parete di mattoni del soppalco.

Nell'ambiente destinato a diventare il bagno grande del primo piano abbiamo ritrovato un vecchio soppalco al quale precedentemente si accedeva da uno sportellone in legno nel corridoio e, prima ancora, da una apertura poi tamponata all'altezza della scala di cipresso, quella che conduce alla piccionaia.
Avevamo infatti demolito mesi fa la parte apicale della parete del futuro bagno grande ed era affiorato un soppalco non abitabile, con una trave di colmo a determinare una altezza massima di circa un metro e mezzo. Ai lati delle due falde del tetto siamo a poco più di un metro. 
Ma quello che ci ha convinti a ripristinarlo pertinenziale al bagno è stata la suggestiva parete di vecchissimi mattoni che lo delimita nel fondo: mattoni con insertate delle pietre e la primissima apertura a scudo (quella della scala in cipresso) tamponata ormai da remotissimo tempo sempre in mattoni ma la cui forma a scudo è ancora visibile.
Una struttura particolarissima, quella parete, che peraltro si ripete nella sua peculiarità di mattoni con qualche pietra anche all'esterno nella torre in una facciata. 
Purtroppo questa parete era piuttosto malandata, come si può vedere dalla prima foto qua sotto, e ci siamo dedicati a ripristinarla per godercela a vista una volta restituita alla sua bellezza d'altri tempi. 
Quindi, via le vecchie stuccature con scalpello e martello, muratura ex nove di alcuni nuovi vecchi mattoni dove non ve ne erano più (e si era intervenuti con della normale calcina), robuste spazzolate per ripulire la superficie dei mattoni e infine anche tanta acqua data con una spugna per lavare. Un lavoro da miniatori. Adesso servirà un po' di acido per pulire ancora di più ma direi che il risultato non è per niente male!




Com era...si intravede bene la vecchia aperture tamponata a mattoni.


Si comincia a pulir via la vecchia stuccatura.


La biocalce per la nuova stuccatura.

Si procede con la stuccatura.

La nuova stuccatura dopo un primo lavaggio.


Dettaglio del muro a mattoni ripristinato.


Altro dettaglio del nuovo vecchio muro con la finestrella tamponata sullo sfondo.


11 marzo 2017

L'ubertosa fioritura dei susini.



Il susino selvatico in piena fioritura.
In un sabato primaverile per le profumate temperature e invernale per il gelido tramontano, con Bisarno ingentilito dalla ubertosa fioritura dei due susini, si sono concluse alcune finiture nelle murature esterne, versante aia, che erano rimaste in sospeso.



Altro dettaglio del susino.

Prima di tutto, l'arco della cucina è stato liberato dalle vecchie murature laterali ed è emerso in tutta la sua larga e alta bellezza: anche le mazzette, le colonne che lo sorreggono si distinguono per la loro composizione monolapidea in alberese.


Il nuovo vecchio arco ripristinato, senza le mazzette laterali ora in tutta la sua ampiezza!

L'arco da dentro con vista sulla porta del fienile.

Accanto al grande arco, sono stati conclusi anche gli occhi di Bisarno, i due finestroni della sala: a uno mancavano un architrave e un davanzale.
 

Si finiscono anche gli occhi di Bisarno, le finestrone sulla sala.


Ancora un po' più verso Montebonello, sempre nello stesso versante e nella stessa area muraria delle finestrone, sono state rifinite delle ultime murature accanto al barbacarne (uno sprone murario di sostegno) iniziato e poi interrotto più volte dallo scorso agosto. Adesso mancano le stuccature che uniranno e concluderanno il tutto.



E si conclude anche il barbacane!