12 settembre 2017

Le giuggiole e il primo freddo dell'autunno


#Cookstock si è concluso, bene, con un buon risultato per tutti gli organizzatori e, spero, con un gustoso divertimento per il pubblico, anche quest’anno accorso in abbondanza malgrado le previsioni meteo non ottimali e bollettini ben più catastrofici di quanto in effetti sia poi piovuto (almeno a Pontassieve, vista la tragedia di Livorno di domenica mattina).
A Bisarno, in concomitanza con #cookstock, quindi dallo scorso venerdì, è piombato un clima autunnale, come se l'estate e i suoi 35 gradi che ci hanno accompagnato per due mesi fossero caduti improvvisamente in "un abisso orrido immenso ov'ei precipitando il tutto oblia" (un modo solare per definire la morte secondo l'allegro Giacomo Leopardi). Sì: è arrivato il freddo. Anche troppo per un settembre appena iniziato. E noi quattro, con grande piacere, ci stiamo abituando a una nuova Bisarno, più intima e raccolta, pre-invernale. Vivendoci dal 3 luglio e avendone vissuto solo giorni di gran caldo, è come un nuovo trasferimento. Intanto i lavori stanno proseguendo nelle parti esterne, con la definizione del lastricato dell'aia e dei marciapiedi perimetrali, sempre in lastre ad opus incertum. Gli alberi autunnali stanno maturando i loro frutti turgidi, epigonali, espressioni accese e succose, come un ultimo appassionato bacio che l'estate - una spettacolare estate - ci vuole regalare. Noci e giuggiole. Si, soprattutto mi gusto le giuggiole. Bisarno è ricco di giuggioli che riescono a crescere in questo suolo proprio bene. I giuggioli di solito sono complicati nel loro iter di maturazione e sviluppo. Il giuggiolo è una pianta che proviene dalla “mia” Siria e non si sa per quale motivo fosse molto frequente nelle case contadine toscane: ci si faceva anche un liquore, il proverbiale brodo di giuggiole. Adesso è raro e appunto difficile da far attecchire. Qui invece prospera e ne abbiamo tante nel campo attorno casa: una volta un vecchio signore a passeggio lungo la via Colognolese si presentò e ci disse di non estirpare questi alberi pieni di pruni e non troppo nobili per nessun motivo al mondo, "chè portano fortuna le giuggiole". Più che altro sono proprio buone, lo chiosai io. Mi piacciono perchè hanno il sapore del congedo delizioso alla bella stagione, perchè sembrano mela, ciliegia e dattero (ah buoni i datteri) mischiati tutti assieme, perchè non si possono raccogliere - avvizziscano e deperiscono in a short while - e quindi si devono mangiare mentre si cogliono. Ogni giorno al mio rientro serotino ne mangio una ventina, una trentina, sputazzo i nocciolini ormai con maestria nella scarpatina di confine (magari ne nasceranno altri) e poi mi chiudo in casa, con pochissime finestre aperte perchè ormai la sera la temperatura scende attorno ai 10 gradi e anche il giorno superiamo a stento i 20 gradi. Senza tralasciare l’antonomastico vento di Bisarno, che già spira con forzuta continuità. E in casa, a quanto osservo e ho già raccontato, ci stanno bene anche gli animaletti. Intanto, abbiamo tantissimi insetti dentro casa. Curioso, non li avevo troppo notati durante l'estate o forse ve ne erano davvero meno: mi capita di alzarmi - per esempio stanotte per andare in bagno - accendere la luce e osservare una fuga disperata dalla luce e dall'uomo di insetti di varie foggie e dimensioni: non sono un entemologo ma davvero ve ne sono tanti. Per adesso, ci conviviamo senza particolari problemi. Noi non accettiamo solo le zanzare, ma sarà il freddo, almeno per loro, a fare quanto prima una bella selezione all’ingresso!

Un giuggiolo contro il cielo azzurro di settembre.

Mi piacciono così: ancora un po' verdi ma già dolcissime.
Marciapiede lungo la corte esterna.