La compianta nonna Fedora asseriva sempre con convinzione quanto
fossi venuto bene in questa foto qui sopra con gli amici. Quella foto altro non
era che la locandina originale di Trainspotting, ancora oggi appesa nella mia
camera da ragazzo dopo averla scovata nel 1997 al mercato dei dischi a Camden
Town, durante il mio breve soggiorno londinese. Avevo vent'anni e la nonna mi
aveva scambiato per uno dei protagonisti di quel capolavoro che mi si era
tatuato addosso, almeno quanto "Ok Computer" dei Radiohead, uscito
sempre quell'anno e vissuto sempre in quella febbrile Londra. "Spud,
nonna, si chiama Spud ed è un attore. Non sono io". "Siè nanni, tu
sei proprio bellino anche con gli occhiali". Il più brutto della gang, Spud.
Non Ewan McGregor, non Sick Boy, ma Spud. In
effetti una certa somiglianza c'era, c'è sempre stata. E non mi sono mai
sentito offeso. Ogni personaggio di quel film, ogni canzone, mi ha accompagnato
e segnato. Spud era peraltro l'unico, di quel gruppo di disperati eroinomani,
ladri e sgangherati, che provavano a darsi un senso, a scegliersi una vita, in
una Edimburgo dai sapori kenloachiani. L'unico, appunto, che mostrasse
sensibilità quasi umanistiche. E questa umanizzazione di Spud viene ingigantita
nel seguito del film, "Trainspotting 2" che ho visto sabato sera.
Spud infatti annota in pizzini tutte le avventure, tragicomiche, vissute dai
vari protagonisti, e verrà incentivato alla pubblicazione di queste storie da
una nuova protagonista, una ragazza bulgara che fa la fidanzata di Sick Boy. In
T2 "tutto deve cambiare affinché niente cambi", a parte la rugosa
lancetta del tempo. Stesso regista, Danny Boyle - che nel mentre è diventato un
regista di culto e ha fatto altri film ganzissimi, io cito "The
Beach" e "28 giorni dopo" - e stesso cast, fra cui il mio alter
ego Spud, Ewen Bremmer, ora quarantenne, qualcosa in più, e spero converrete, invecchiato
un po' peggio di me.Stessa
sapienza scenografica ricca di citazioni. Ritmo e mano quasi da videogame.
Ennesima raffinata, accurata e lisergica colonna sonora. Medesimi
personaggi, ora quarantenni ma come allora complessi, chiaroscurali, non
risolti a popolare una storia di amicizie tradite e negate in una Edimburgo
ancora più ingrigita da una tecnocrazia globale e reificante di quella
raccontata nel primo episodio. Sabato sera mi sono intanto goduto T2 e il
ricordo del primo e del Francesco che ero e che per molti tratti sono
ancora. E se come Renton alla fine sono sempre lì, a Edimburgo o a Pontassieve
o a Itaca coi soliti amici e le solite velleità, le solite paure, le solite
aspirazioni, i soliti grandi sogni, ancora tanti entusiasmi, beh, allora vuol
dire che non siamo diventati tutta cenere dalle tante fiamme che ci ardevano. E
se ancora poco abbiamo risolto di questo groviglio che ogni giorno ci
affatichiamo a dipanare, cosi come niente risolvono i protagonisti rivolgendosi
alle dipendenze, alla fuga o alle truffe (tutti, tranne Spud in T2, rimangono
dei "vinti") per lo meno non abbiamo rinunciato alle nostre battaglie
e abbiamo sempre continuato a "scegliere la vita" in un modo
personale e unico.
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6 marzo 2017
4 marzo 2017
L'arco ritrovato.
Quando effettuavo i primi sopralluoghi a Bisarno, uno degli aspetti fruitivi che mi attraeva di più di quel suggestivo mondo antico che ispezionavo con timida cautela, era la possibilità di ricreare l'osmosi fra l'aia e la stalla attraverso il recupero della vecchia porta carraia. Intravedevo la possibilità di un ampio arcuato portale a vista che avrebbe costituito un unicum abitativo fra la cucina grondante di profumi e sapori e una colorata e ciarliera tavola imbandita sotto l'ombra di un frondoso pergolato di vite. Uno dei capitoli de "La Toscana di Ruffino" immagina proprio uno di questi momenti dello "stare insieme" con "gusto": il pranzo di Pasqua. Quel testo racconta un immaginario pranzo di Pasqua con gli amici che si svolge proprio sotto il pergolato di Bisarno, un lastricato fra l'arco della cucina e il liso e affascinante portale del fienile che si trova nell'altro lato dell'aia, anche quello elevato a protagonista de "La Toscana di Ruffino" nella copertina del libro. Sì, i sopralluoghi e l'acquisto di Bisarno coincidevano e si intersecavano - reciprocamente ispirandosi e nutrendosi per oltre un anno - con la realizzazione de "La Toscana di Ruffino". La genesi di questo arco, venendo al dunque e alla cronaca di questo sabato variabile e perturbato, ha visto inizialmente la demolizione della spalla, della base sopra cui vi era la finestra che era stata creata al posto della porta carraia. A quel punto l'apertura è arrivata fino a terra. Poi si è provveduto a installare con una centina, una forma di legno modellata su una prova in polistirolo per agevolare i muratori a mettere i nuovi vecchi mattoni con la giusta arcuatura e a ricreare con la corretta linea il pezzo mancante dell'arco, quello centrale. Infatti, dell'antica porta carraia rimanevano soltanto due mozziconi dell'arco a doppio mattone che la definiva, la parte iniziale e la fine. Un altro momento significativo e complicato era stata la collezione del materiale murario, di modo da arrivare a questo sabato con tutte le armi affilate: avevamo bisogno di mattoni vecchissimi e non troppo lontani per misure e cromie a quelli rimasti nei due mozziconi, che sarebbero stati mantenuti e avrebbero costituito il "la". Insomma, l'effetto toppa era un rischio presente. Fortunatamente da demolizioni fatte a Bisarno in altre zone avevamo accumulato un buon numero di mattoni simili, e certamente antichi e del luogo. Una volta ricostruito l'intero arco di è provveduto a demolire (e a ricostruire immediatamente una muratura in pietra e mattoni) l'architrave in pietra con sopra un altro pezzo di arco in mattoni che altro non erano che la struttura di sicurezza della finestra rimossa. Adesso tempo per far asciugare la nuova parte di arco e le nuove murature sovrastanti e poi verranno tolte le murature ancora presenti sotto l'arco e successivamente rifinite le mazzette, le spallette di sostegno. A quel punto anche l'arco della porta carraia di Bisarno sarà davvero restituito.
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| Primo step: demolire la spalla, la base della finestra. Si nota anche il colmo di un altro arco sopra l'architrave della finestra che dovremo eliminare e rimurarci sopra. |
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| Ed ecco l'installazione della centina. |
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| Dettaglio dei vecchi mattoni trovati e che serviranno per fare l'arco originale. |
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| I primi mattoni messi. |
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| Si procede: uno sguardo dall'interno. |
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| Ancora più avanti. |
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| Sempre più avanti. |
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| Completato! |
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| Labor limae! |
2 marzo 2017
S'io fossi resina, ar(re)derei Bisarno.
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| La fioritura prosegue. |
Quindi, carico di queste ponderate considerazioni mi sono approcciato al mondo resina. Scoprendo al solito una infinità di complicazioni nella semplice decisione okvogliolaresina che rendono questo materiale tanto sintetico quanto naturale - un pieno ossimoro materico - ancora più affascinante e complesso. Sì, perché la resina non deve essere una alternativa fra le tante altre da scegliersi come dal gelataio si opta per i vari gusti, ma si deve avere certezza di volere andare con la resina e affidarsi a un decoratore che ne possa far emergere, come in una tabula rasa (una tela da pittore) delle partiture molto originali e che saranno uniche, proprietarie e sinestetiche degli ambienti in cui sarà posata. Quasi fosse un'opera d'arte in-site specific. Per adesso penso di aver trovato la persona giusta con la quale abbiamo iniziato una discussione tecnico - estetica sulle varie opzioni di resinatura. Se son rose fioriranno...
1 marzo 2017
L'ultimo miglio prima degli intonaci.
Sono su un treno direzione Roma. Poi nel breve di pochi giorni tornerò ancora a Roma, poi due giorni a Milano. Un su e giù sempre con Firenze nel mezzo. Viaggiare mi piace ma non ho mai troppo gradito il mezzo di locomozione treno: negli ultimi anni poi soffro anche il mal di treno. Eh si, i viaggi più lunghi mi danno quasi sempre la nausea. Strano, non soffrendo particolarmente di mal di macchina: forse l'iPad che mi costringe a stare sempre chino, come adesso. A ogni modo riesco comunque - come accade nei viaggi più lunghi in aereo o macchina - durante questo sferragliante e chiaccheroso movimento a quasi trecento chilometri orari - a sublimarmi in pensieri meno passionali e riflessioni meno impulsive. Penso a questi giorni a Bisarno e quelli passati, che stanno recando numerose arrabbiature, trangugiano tempo e disintegrano energie, senza che poi siano palesi i progressi, gli avanzamenti, gli abbellimenti. Sono i giorni che precedono l'inizio degli intonaci (oh, ci siamo davvero! Se tutto verrà fatto a modo da lunedì 6 marzo si intonaca!): ciò ci obbliga ad avere tutte le parti murarie, idrauliche ed elettriche pronte ad accogliere il vestito buono dell'intonaco. Un "ultimo miglio" da correre al massimo e che invece appare azzoppato dai tanti aspetti in atto e affrontati: una trabordanza di decisioni da prendere, problemi che sorgono, rimpalli di responsabilità, tentativi di coordinare le tante e diverse forze in campo in perenne incomprensione fra di loro.
"C'è il tubo dell'acqua da spostare ma non ho la chiave del lucchetto". "Questi muri da pareggiare sennò ti ci va troppo intonaco". "Voglio le schede tecniche dei sanitari". "Se fosse casa mia". "Dimmi dove sarà il televisore per la traccia corretta". "Il percorso della canna fumaria va deciso". "Il disegno al centimetro della cucina certo farebbe comodo". "Il tubo della condensa del condizionatore l'hai fatto tracciare?". "La pompa di calore? sicuro? - morirete dal freddo". "Lo sfiato del bagno piccolo non è stato previsto". E infinite altre amenità che non si proiettano su progressi visibili dell'edificio (i quali almeno mi titillerebbero l'ego) ma sono tutte incombenti, importanti, stancanti. E mi vengono vomitate addosso sempre con un fare fra lo scetticismo e il dubbio, fra la noia di Moravia e la nausea di Sartre, senza mai far mancare indifferenza e saccenteria. Vabbè. Spalluccie atarassiche e testa avanti e godere di tutto: domenica per esempio ho ricevuto la visita a Bisarno di amici che da qualche mese non erano più tornati a vedere i lavori. Mi hanno dato una enorme soddisfazione ed entusiasmi da "giocarmi" in queste concitate diatribe di cantiere.
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| La nuova porta del bagno grande. |
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| La torretta, con l'accesso al sottotetto. |
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| La zona bagni, prima delle pareti in cartongesso che la definirà. |
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| L'ingresso alla zona delle bambine. |
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| La stanza giochi col finestrone. |
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| Gli occhioni di Bisarno. La sala da dentro. |
25 febbraio 2017
I lombrichi.
Stamane, un sabato sereno ma prepotentemente rabido di vento freddo, una strana invasione a Bisarno: lombrichi. Lombrichi a centinaia. Non conosco le usanze e le caratteristiche di questo...a che categoria zoologica appartiene? Qualcosa che finisce in -pode? Fatto é che ieri é violentemente piovuto tutto il giorno, impregnando la terra. Stamani col ritrovato sole, i lombrichi sembravano pascolare, giocando a entrare e uscire dalla terra smossa e umida. Magari é indice di terreno fertile e in previsione di future colture la presenza di così tanti lombrichi é forse un buon segno. Mi ricordo quando ero piccolo del lombrico come la più efficace esca per la pesca: in negozio costavano molti soldini e io che mi indaffaravo in spesse vane ricerche fra i terricci delle campagne vicino casa. Trovarli era una festa perché significava poter pescare e divertirsi poi dopo. Per questo oggi toccare questi vermi non mi ha fatto schifo: incarnano un ben ricordo e buona fortuna. Le bambine non li hanno invece troppo graditi: ho mostrato loro uno di questi vermi, che fra le mie dita come suo solito si é allungato a dismisura. Schifate e inorridite si sono chiuse a chiave in macchina. Chissà se fra qualche mese nella loro nuova vita di campagna scopriranno un po' di panismo, un po' di approccio bucolico alla vita agreste che Bisarno ci imporrá: inevitabilmente dovranno confrontarsi con bestiole, animaletti, semine, raccolte, annaffiature, mani sporche...
24 febbraio 2017
Gli occhi di Bisarno.
Laddove vi erano la stalla con le mangiatoie andremo a realizzare una grande e accogliente sala.
Uno spazio interno dove organizzare grueliche tavolate di amici e i parenti. Godersi un bel film tutti assieme. Qualche vittoria della Fiorentina (ma quando mai?). Imbastire delle lunghe chiaccherate piacevoli, magari coi bicchieri sempre pieni.
Questa sala, destinata alla convivialità più gustosa, avrà una caratteristica molto particolare: due occhioni spalancati e aperti verso l'esterno, due finestrone alte due metri e larghe poco meno di uno.
I lavori in questa stanza sono stati e saranno imponenti: nel post "Le mangiatoie scavate" raccontavo di quanto abbiamo dovuto scavare per rifondare i pavimenti. Le stesse finestre beneficeranno di imponenti modifiche: una delle due per un certo periodo è stata una porta di ingresso, ma originariamente, come comprovato da cicatrici emerse una volta tolti gli intonaci, costituiva la gemella dell'altra. Le tipiche porte carraie - quelle ampie con gli archi attraversate dai carri - si trovavano a sinistra e a destra di queste due finestrone: quella a destra era già stata tamponata al momento dell'addizione di un nuovo modulo murario e della scala di salita al primo piano; quella a sinistra, che si trova nella stanza che diverrà la cucina, verrà invece ripristinata con l'obiettivo di esaltare una forte osmosi con l'aia.
Il restauro di queste due finestre procede piuttosto bene: ci vuole pazienza, il lavoro è delicato e necessita molta cura e labor limae, ma l'impatto estetico è e sarà di grande suggestione!
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| Lo sguardo dal dentro sulle finestre durante il recupero. |
| Dettaglio su una mazzetta portante. |
22 febbraio 2017
Un fiorito incanto bianco.
Il clip qua sopra mi ha sempre stregato: è una delle scene di un film splendido, "American Beauty", una riflessione non banale sulle bellezza delle cose.
Questa sera in arrivo al sopralluogo serale di Bisarno, dove ancora una fioca luce quasi primaverile resisteva all'incipiente vespero, ho avuto il piacere di osservare la prima fioritura dell'albero di susino che dall'aia ci osserva ormai da qualche stagione indaffararci nella ristrutturazione.
Un fiorito incanto bianco incastonato fra un caduco spiraglio di luce e le architetture del tempo.
Infatti il fiore, sparuto fra i rami ancora spogli e tante gemme pronte a schiudersi - alle sue spalle le severe murature di Bisarno e sullo sfondo il cielo quasi blu del tramonto ormai in arrivo - mi ha regalato un senso di bellezza fragile e malinconica.
Inseguire il bello è una delle mie ossessioni e intravederlo in questo saluto della natura mi restituisce un agognato senso di pace e serenità, seppur spesso effimero. Come una fioritura appunto.
Ed é come se tutta la pars denstruens, i lavori di demolizione, i problemi burocratici, il lungo inverno e il freddo umido, la poche luce e i colori grigi, fino a questo strano tramonto fiorito dominanti e incombenti, fossero davvero al loro crepuscolo e si intravedesse in lontananza, speranzosa, baluginosa, vera, succosa di piacere, l'alba della pars construens. Il viaggio ha davvero superato la sua metà.
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| Il fiorito incanto bianco: il primo fiore del susino. |
18 febbraio 2017
In quiete
"Acquietami i pensieri e le voglie, in questa veglia pacificami il cuore". Vi siete goduti questo capolavoro di poesia di Giovanni Lindo Ferretti, qui elevato dalle musiche balcaniche di Bregovic? Io l'ho appena fatto e mi ha fatto bene. Un po' di quiete, sotto forma di atarassia, né pensieri né voglie (ci conviene?). Quiete che è mancata stanotte e quiete che trovo stamani in questo silente e solitario sopralluogo del sabato a Bisarno: una settimana produttiva in cui si è lavorato senza sosta. Stamani questo acquiescente sole invernale di cui godo accovacciato sui gradoni in cotto dell'ingresso mi mostra con la sua diafana luce bianca tutti i progressi, come il sole dipinge il paesaggio finita una nevicata: forassite e tubi passati in tutti i piani, al piano terra messi i cupolex, un massetto fatto nella camera delle bambine, tutte le finestre concluse, tranne l'opera maxima fra le aperture da recuperare, il ripristino dell'arco fra l'aia e la cucina (ex porta carraia fra la stalla e l'aia), a cui dedicheremo credo i più lucenti giorni della primavera. In efffetti, si è fatto. Il solito vento di questa zona mi batte addosso fastidioso. Mi chiudo il giubbotto fino alla gola. L'ipnotico rumore della betoniera divora un primo cinguettio dei passeri. Treno in lontananza (a proposito: a breve uscirà Trainspotting2). Mi gratto la barba, spuntata stamani. Mi soffio il naso - rumoroso leit motiv di tutto questo inverno - e aspetto. Ispiro-respiro. Ispiro-respiro. Lo scorso anno, questo stesso giorno, avevo scritto un post per salutare la fioritura dei susini. Quest'anno la stagione è in ritardo: è stato un inverno molto freddo, ma si concluderà, se non prima, poi.
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| La finestra della cucina sul lato nord |
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| Camera delle bambine col magrone! |
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| Camera, in realtà bagno, con vista! Sotto ci mettiamo la vasca! |
17 febbraio 2017
Il groviglio.
La forassite di diversi colori, i tubi bianchi per l'acqua: i cavi stesi per l'impianto elettrico e idraulico hanno definito una ragnatela colorata e inestricabile. Quasi una metafora del groviglio di domande, decisioni, richieste, dubbi, burocrazie, implicazioni che mi vengono riversate addosso in queste ore. Non è una considerazione vittimistica, per carattere tendo a voler controllare tutto, mi piace anche talvolta (anche se per le questioni elettriche e idrauliche non sono proprio avvinto da una esagerata passione, a dirla tutta) ma una semplice constatazione in un giorno, un venerdì 17 di pioggia, in cui i moccichi e la solita tosse che da tutto l'inverno mi scuote, sono particolarmente insistenti e fastidiosi. E' come se avessi una mano che mi si appoggia sul petto: un po' è senz'altro un piccolo problema di salute fisico a cui sto cercando di porre rimedio, un po' è anche una rappresentazione del mio stato psicologico: un groviglio appunto di incombenze da togliere il fiato. Ma ho anche la convinzione che la primavera non sia lontana e il bandolo che permetterà di sbrigliare questa matassa sia dietro qualche nuvola che prima o poi sparirà. Questo è il periodo in cui ci vuole pazienza e i giorni di raccolta che verranno saranno ancora più gustosi proprio in virtù delle difficoltà vissute, subite e affrontate.
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| Forassite e tubi. |
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| Forassite e tubi in altra stanza. |
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| Lo sbarco al primo piano. |
15 febbraio 2017
Testa bassa e ottimismo!
Ormai è qualche giorno che siamo tornati da Moena sulle Dolomiti. Ci siamo presi una breve vacanza sulla neve, anche per
mettere un po' di distanza fra me e le tante incombenze di questo periodo. Non
per eluderle, tutt'altro, ma con l'intento di affrontarle con quanta più lucidità possibile. La
filosofia del "distante", come insegnava Pirandello: stare lontano dalla questione permette di averne uno sguardo più lucido e obiettivo e di evitare l'involuto e aggrovigliato senso di caotica oppressione che deriva dall'essere vicino, accanto, dentro le proprie problematiche. Talvolta davvero basta mettere distanze e giorni per "disacerbare" molte intricate situazioni. Tempo e logica. Tanto più che questa vacanza rappresentava un premio e non ha
neanche troppo aggravato il portafoglio familiare, fin troppo sollecitato in
questo periodo. E sebbene l'auspicato rilassamento, la cura, il ritrovo di un "benessere
totalizzante" sia arrivato solo a metá (non sono andato nè troppo distante nè per un tempo sufficientemente lungo forse), mi sono comunque goduto le mie
donne, piccole e no, e anche divertito fra la neve, le passeggiate fra bianchi
sentieri, il robusto cibo trentino e la starnazzante allegra compagnia che mi sono con grande soddisfazione costruito in questi anni.
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| Una bella passeggiata: il periplo del Lago di Carezza. |
A Bisarno, finalmente
baciata nelle sue forme tanto austere quanto aggraziate da un primo tiepido
sole vagamente primaverile dopo un terribile inverno, i lavori proseguono e sono proseguiti senza
sosta.
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| Bisarno a febbraio: non è cambiato niente negli ultimi mesi ma fa sempre un bell'effetto! |
Al primo piano é
stata inserita una nuova trave nel tetto per permetterci di abbattere una
parete: la finalità di questa operazione sarà inserirci l'armadio e ridefinire
due bagni attraverso delle pareti in cartongesso.
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| Quella più chiara quassù a destra è la nuova trave. Si intravede anche il muro a mattoni che definirà un soppalco. |
Sempre al primo piano
abbiamo concluso tutte le aggiustature delle finestre: le tre in camera e le
due nei bagni. Stanno proseguendo
poi le tracce per far poi passare tubi e forassiti di idraulico e elettricista
e sono state messe tutte le guide per permettere poi i massetti e le prossime intonacature:
auspicabilmente e senza ulteriori intoppi a marzo dovremmo iniziare anche con
questi lavori che daranno credo un senso di agognata finitezza alla casa (anche se poi ci saranno da installare i software, finiti gli hardware: arredi e co.!).
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| Sempre al primo piano: ci si prepara alla gettata. Si intravede anche la finestrella del bagno piccolo (mancano le pareti in cartongesso che definiranno gli ambienti). |
Al piano terra,
stanze cucina e sala, siamo ormai alla seconda settimana di scavi. Il progetto "Le
mangiatoie scavate" (di cui parlavo nel post precedente) riferito ai pavimenti di sala e cucina (ex locali stalle) al piano terra é a metà circa. Ci sta prendendo un sacco di tempo in più perchè nel tempo in cui abbiamo scavato per rifondare, ne abbbiamo "approfittato" per consolidare le pareti nelle loro fondamenta. Lavori in più non previsti ma necessari. Successivamente andremo coi cupolex, vari massetti, pannelli radianti, magrone e poi l'ultimo livello a vista: molto probabilmente si opterà per la resina.
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| Angolo della sala, ex stalla, rifondata e puntellata con mattoni. |
Mancano circa tre mesi al trasferimento: ora testa bassa (non ci saranno purtroppo più fughe nel "distante") e ottimismo!
5 febbraio 2017
Le mangiatoie scavate.
In questi giorni di pioggia calda e ventosa, si è inziato a scavare anche in sala e nella cucina del piano terra, fino a oggi relegate a zone di deposito materiali, sconnesse e piene di calcinacci. Rimosso il primo livello, un cottaccio industriale presumibilmente messo negli anni Novanta, sono emersi dei lastroni di pietra che facevano da selciato alle stalle, intervallati da dei marciapiedi sempre fatti da grosse pietre ficcate nel terreno, che sotto le pietre è terra dura. Questi lastroni, queste grosse pietre senz'altro andranno a rivivere nell'aia (dove dobbiamo allargare un po' l'aia a opus incertum che la caratterizza) o in qualche davanzale (come abbiamo già fatto nella finestrella alle spalle del letto nella camera matrimoniale) o in qualche gradino che dobbiamo fare all'esterno per mettere in collegamento un po' di terrazzamente che dovremo inevitabilmente fare scendendo verso il fiume, Sotto le pietre abbiamo appunto trovato tanta terra, terra durissima e compatta, che abbiamo rimosso fino a trovare il livello che ci siamo dati per iniziare la rifondazione. A quel punto abbiamo iniziato la "pars costruens", abbiamo cioè aggiunto, invece di continuare a sottrarre, a distruggere, a scavare: primo step i cupolex, la rete metallica, poi il betoncino, i tubi dell'impianto elettrico e idraulico, poi un primo massetto, i pannelli radianti, un altro massetto e, speriamo quanto prima, l'ultimo livello di questo panino imbottito: la resina.
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| Un gran lavoro da fare... |
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| Sopralluogo del futuro padrone. |
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| Pian pianino... |
3 febbraio 2017
Una incoraggiante carezza del caso.
Serata a trois con le bambine mentre la mamma é fuori a mangiare sushi con le amiche. Io e le donnine di casa ci siamo squadrati con sguardi fra il rassegnato e l'inevitabile e abbiamo concertato un non belligerante piano di azione per una mutua e tutto sommato piacevole sopravvivenza. La nonna ha sostentato con un provvidenziale quanto clamorosamente buono baccalà alla fiorentina, in cui le patate si sono sfatte di sugo e sapore. Ce lo siamo contesi. Prima avevo imbonito il clima andando a comprare una vaschetta di gelato da gustarsi dopo cena, "se farete le brave": fondente, buontalenti, semifreddo al marron glacé e pistacchio. Fra il baccalà e il gelato, ci siamo sgranocchiati delle noci. Tutto terminato a tavola, anche le 4 fette di pane fresco e croccante a corredo del baccalà. Un breve dopocena a guardare la registrazione di Masterchef e poi a dormire, dove me la sono cavata, concluse le lunghe procedure di impigiamenti (maledetta tutina tentacolare) e lavaggi vari, con una lettura di un libro che descriveva un passero che fa amicizia con uno spaventapasseri, malgrado tutti gli altri passeri gli sconsigliassero di avvicinarsi: una storia di integrazione piuttosto attuale, malgrado il libro avesse ancora il prezzo in lire. Si sono addormentate con la mia mano stretta in quella della grande, l'altra in quella della piccola che mi si era approcionata in collo.
Dedicarmi alle bambine ha concluso una giornata e una settimana molto diversificata e letteralmente volata via. É proseguita la mia convalescenza "armata", affrontata da ogni punto di vista per cercare di trasformare e ridefinire questo periodo con miglioramenti e slanci propositivi - anche ginnici! - e non più o non solo (eliminarli credo mi sarà impossibile) fra sterili piagnistei. Ci vorrà pazienza. La famiglia prospera e costituirà sempre più il mio serbatoio energetico e il mio scrigno di felicità, da trarre anche semplicemente dedicandomici di più e allontanandomi dai miei involuti pensieri egoriferiti. Intanto, molto del mio tempo, tantissime delle mie energie, troppi dei miei soldini, sono dedicati a Bisarno. Bisarno state of mind. Entro fine maggio ci trasferiamo e vorrei arrivarci con quanto più possibile ristrutturato. Intanto, il 31 gennaio scorso abbiamo firmato il preliminare di vendita della adorata splendida casetta dove viviamo adesso e che mai avremmo pensato di vendere. Esattamente 10 anni dopo dal 31 gennaio 2007, data di quando noi facemmo il nostro preliminare d'acquisto. Una incoraggiante carezza del caso. Verrà a viverci una splendida giovane famiglia. Siamo molto contenti di questo passaggio e speravamo proprio in una tale definizione: rivediamo in loro i nostri slanci, le nostre emozioni e gli stessi entusiasmi di noi dieci anni fa, quando ci innamorammo di queste deliziose quattro mura dalla lunga storia un po' da rispolverare, e siamo certi che loro ameranno quanto noi la casa che si sono scelti. Tuttavia per noi é stato anche un piccolo trauma - inutile sottolineare quanto siamo e saremo legati a questa casa - ma adesso dobbiamo guardare avanti. É scelta senziente e voluta quella di Bisarno. No regrets e testa avanti e concentrata! Il futuro dei quarant'anni (io a maggio, lei ad agosto, con questo 7 che ci accompagna, noi entrambi leve del 77) é ormai prossimo e una nuova stagione della vita, quella di "mezzo" avrebbe detto Dante, sta per iniziare.
Dedicarmi alle bambine ha concluso una giornata e una settimana molto diversificata e letteralmente volata via. É proseguita la mia convalescenza "armata", affrontata da ogni punto di vista per cercare di trasformare e ridefinire questo periodo con miglioramenti e slanci propositivi - anche ginnici! - e non più o non solo (eliminarli credo mi sarà impossibile) fra sterili piagnistei. Ci vorrà pazienza. La famiglia prospera e costituirà sempre più il mio serbatoio energetico e il mio scrigno di felicità, da trarre anche semplicemente dedicandomici di più e allontanandomi dai miei involuti pensieri egoriferiti. Intanto, molto del mio tempo, tantissime delle mie energie, troppi dei miei soldini, sono dedicati a Bisarno. Bisarno state of mind. Entro fine maggio ci trasferiamo e vorrei arrivarci con quanto più possibile ristrutturato. Intanto, il 31 gennaio scorso abbiamo firmato il preliminare di vendita della adorata splendida casetta dove viviamo adesso e che mai avremmo pensato di vendere. Esattamente 10 anni dopo dal 31 gennaio 2007, data di quando noi facemmo il nostro preliminare d'acquisto. Una incoraggiante carezza del caso. Verrà a viverci una splendida giovane famiglia. Siamo molto contenti di questo passaggio e speravamo proprio in una tale definizione: rivediamo in loro i nostri slanci, le nostre emozioni e gli stessi entusiasmi di noi dieci anni fa, quando ci innamorammo di queste deliziose quattro mura dalla lunga storia un po' da rispolverare, e siamo certi che loro ameranno quanto noi la casa che si sono scelti. Tuttavia per noi é stato anche un piccolo trauma - inutile sottolineare quanto siamo e saremo legati a questa casa - ma adesso dobbiamo guardare avanti. É scelta senziente e voluta quella di Bisarno. No regrets e testa avanti e concentrata! Il futuro dei quarant'anni (io a maggio, lei ad agosto, con questo 7 che ci accompagna, noi entrambi leve del 77) é ormai prossimo e una nuova stagione della vita, quella di "mezzo" avrebbe detto Dante, sta per iniziare.
1 febbraio 2017
La scala (di Escher).
Questi giorni di lavoro, dove la pioggia umida si è sostituita al vento gelido, hanno creato qualche nervosismo, difficoltà, dubbi e stasi operative ma già da oggi possiamo salutare la ridefinizione della scala di connessione fra il piano terra e il primo piano, la famosa scala in pietra di Bisarno.
Non è stato un lavoro facile: siamo stati costretti a demolire la scala in pietra, molto ripida e con i gradoni in pietra ormai lisi. L'abbiamo rifatta su un "disegno mai disegnato" spiegato e rispiegato, cambiato e ricambiato, in un consesso di ipotesi, opinioni, pareri, proporzioni che mi ha fatto perdere la prospettiva ipnotizzandomi in un concetto di scala infinita come nei disegni dell'artista Escher e nelle teorie di Penrose.
Alla fine, eccola qua sotto. Sedute di 27 centimetri, alzate intorno ai 20. Si è guadagnato abbastanza sulla seduta, l'alzata più o meno è quella di prima. Le scale, in fondo, hanno avuto la necessità di una deviazione "a ventaglio". Non ci saranno più le due bocche di accesso come prima, ma vi sarà solo un accesso, una salita, dal lato dalla sala. L'idea è di rivestirle in resina chiara e di mantenere le pareti verticali a vista, in pietra e mattone.
E i vecchi, splendidi gradoni che una volta e per secoli hanno permesso il passaggio interno a Bisarno? Rivivranno, altrove. Nei gradini che collegheranno i vari livelli nel campo. O nel lastricato dell'aia. O nei davanzali di alcune finestre recuperate. In pieno stile Bisarno.
24 gennaio 2017
Il vento.
Il vento è la caratteristica climatica di queste giornate di pallido sole, nel mezzo di questo inverno gelido. Rappresenta quasi una voglia di soffiare verso giorni più caldi, di partire, di ripartire, di smettere con l'inanismo del pensiero e procedere. Questa canzone crea perfettamente un'atmosfera sospesa fra la malinconia e l'azione.
21 gennaio 2017
Gli spifferi della camera matrimoniale.
In questo sabato freddo e ventoso, ma timidimente incorniciato di luce dal pallido sole di gennaio, sono proseguiti i lavori a Bisarno. Sono settimane dedicate agli interni del primo piano: finiture come nicchie e aperture, predisposizioni di sicurezza come il betoncino, nuove pareti e le tracce prima degli intonaci. In questa ultima settimana i lavori si stanno concentrando nella futura camera matrimoniale, dove è stata ripristinata una antica porta che nei nostri progetti unirà camera e bagno, e una finestrella in loco di una latrina esterna. La camera sarà tutta bucherellata, visto la presenza della velux a tetto e una finestrella per lato, e avra un carattere storico visto anche la falda a capanna che la rende molto accogliente e intima. Io ho avuto modo di godermi un po' di lavori, di dedicare del tempo alla casa anche con la mia bambina. Bisarno era ventosissimo, non ancora accogliente quanto lo vorrei, io in forma relativa ma tutto sommato mi ha regalato una bella dose di energie mentali e fisiche.
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