Nè di qua nè di là. In queste ultime settimane che precedano il trasferimento a Bisarno, o anche l'abbandono della casa di San Francesco, ormai quasi nuda, vivo sentimenti molto contrastanti: la malinconia, la voglia di strafare per finire in tempo, dei momenti di rabbia in cui mi sento sempre molto solo, talvolta anche un po' di tristezza, fortunatamente sempre a braccetto con la gioia e l'eccitazione di quello che potrà essere fra poco più di un mese: un nuovo percorso di vita, dove non cambiano gli interpreti e i protagonisti - anzi ne sono il perno attorno a cui ho azionato questa nostra piccola rivoluzione - ma senz'altro lo scenario principale: non più una fruizione intima e raccolta come avevamo qui nella casa di San Francesco ma la partecipazione abitativa in un sistema aperto e condiviso complicato da ampi spazi esterni ricchi di flora e fauna e soggetto a un impegno di manutenzione che in via del Molino non era particolarmente gravoso. Si - fra i tanti sentimenti esperiti ho anche un po' di paura perché l Bisarno è stato un progetto mio, nel quale ho trascinato un po' tutti e soprattutto la mia famiglia. Per tenere tutti sereni e motivati ho dovuto attingere a tutte le mie energie mentali e al mio io più propositivo, testardo e conoscitivo, l'io ulissista col demone del lasciare una traccia di sè agli altri e di imprimere storie e scenari: "fatti non foste a viver come bruti ma a perseguir virtute e canoscenza". Sotto questa peculiarità caratteriale - sono fragile quanto risoluto, introspettivo ma anche ansioso di racconto (e mi torna bene per il mio lavoro!) - sono nati "La Toscana di Ruffino", il libro che è andato molto bene, mi ha fatto rivivere pagine del mio passato e conoscere persone splendide e che a breve andrà in ristampa (!) e anche questo blog che più che raccontare le peripezie del restauro - come si prefiggeva - è ormai una sorta di giornale intimo 2.0 ambientato fra la campagna toscana e le sfumature del mio io. Fuori intanto come previsto diluvia. Maggio bagnato per adesso e alle porte un viaggio di lavoro in Germania del nord. I semini comprati la scorsa settimana sono stati piantati questa mattina con le bambine prima che arrivasse la pioggia. Le ciliegie sono rosse ma non ancora mature. Adesso sono a pranzo. Attorno a noi scatole e chiodi senza più quadri e furori il rumore del bagnato. Risento i moccichi di questo tempo umido in attesa della calda estate. Nè di qua nè di la.
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6 maggio 2017
4 maggio 2017
La primavera nelle intenzioni dei pennuti
Appollaiate sui fili del telefono che arrivano a Bisarno, festanti dentro le stanze ancora prive di finestre, le rondini allietano queste ore concitate di lavori e se ne fregano se ancora le temperature sono basse e ampi nuvoloni piovosi incombono in questo primo freddo fazzoletto di maggio: la primavera la fanno loro, non una ma tante e davvero graziose e ciarliere.
30 aprile 2017
Due suppostoni ficcati nel suolo
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| I lavori fervono, scavi dei suppostoni visti dal basso. |
"Certe feci non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano": una guzzantiana parodia di Venditti per raccontare questi giorni al Bisarno, dove gli sforzi sono stati concentrati a espletare la motilità delle nostre deiezioni, per alludere con il linguaggio alla Queneau a ciò che é stato fatto. Esatto: le fosse biologiche! Le giornate parevano belle ma ogni volta venivano sferzate da un freddo vento. Grazie al nostro vicino, valentissimo pilota di ruspe e scavatori, abbiamo potuto fare gli scavi e il tracciato necessario all'articolata nervatura fogniaria, muovendo all'uopo la tanta terra tufacea e galestrosa che nella parte bassa di Bisarno, immediatamente sotto l'aia, avvolge il porcile col suo trogolo e il fienile, fino a declinare verso un roveto e un pozzo abbandonato, prima di ritrovare la strada bianca che conduce alle altre fattorie, la fabbrica e il fiume. Nello specifico, é stato fatto un "bucone" per la fossa biologica con sgrassatore e il percolatore - due suppostoni ficcati nel suolo a tre metri di profondità - a valle del fienile e lievemente in pendenza rispetto al piano terra dello stesso. Il fine di questo posizionamento è poter garantire (un giorno, chissà quale e chissà quando) un corretto scarico al bagno del fienile. Insomma, un fine settimana al solito stancante, con musi lunghi e stanchi, ma in cui dentro casa si é quasi finito il velo e la facciata esterna é quasi completata. Tanti piccoli seppur parziali conseguimenti, un po' di aria aperta, l'imminente arrivo di maggio (il mio mese, speriamo la sia anche questo), una condizione di salute lievemente meno peggio del solito, un po' di ginnastica in palestra, una bella biciclettata attorno casa con le bambine, tant'è che nelle ultime ore ho riassaporato il piacere di quanto mi sta accadendo in questi mesi di rivoluzione, una rivoluzione che ho voluto e sto guidando com tutta la mia passione e la massima concentrazione ma che ultimamente mi aveva eroso e prosciugato i miei soliti entusiasmi esistenziali: insomma, ho gustato lentamente, dopo mesi di inappetenza, un profumato e appetitoso amuse-bouche di quello che, incastrati tanti se e risolti molti ma, potrà essere la mia vita da quarantenne e la nostra nuova vita. Non a caso oggi, per baloccarmi e poco più, durante una atipica spesa domenicale in una gigantesca e affollata Coop, ho comprato dei semi: pomodoro, peperoncino e carote e gli strumenti per piantare. Non mi hanno però fornito le istruzioni. Vediamo di raccoglierne qualche frutto in tarda estate!
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| Chi fa e chi osserva... |
27 aprile 2017
Esautorarsi
La tisana scotta ma mi conforta: il ginger sbucciato col pelapatate, messo a bollire e tenuto in ebollizione per un bel po'. Poi limone spremuto e un cucchiaio di miele di melata. Mentre Yann Tiersen col suo piano tesse melodie lontane, sorseggio - in pigiama curvo sul divano - la mia taumaturgica bevanda sperando che mi allevi un po' questa tosse e alleggerisca il mio stato d'animo: peso, grigio, piovoso come il temporale che fuori infastidisce da qualche ora. La casa è parzialmente vuotata. Decine e decine di scatole impilate e portate via. Il 29 maggio la lasceremo per sempre. Il "per sempre" mi ha sempre fregato: non mi piace come concetto, mi intristisce, lo evito ma alla fine ci si deve confrontare. 29 maggio: la data del rogito sancita, ufficializzata. Manca un mese e un giorno. E questa corsa contro il tempo per rendere abitabile Bisarno pare interessare solo a me. Del resto agli altri cosa importa? Cosa hanno da perdere? O da guadagnarci? Mi costringe fisicamente a sgolarmi, fino a sentirmi fioco, a prendermi carico di responsabilità e oneri che mi schiacciano il petto, per far si che tutti gli incastri siano compiuti ed eseguiti bene. A trasformare il pessimismo del pensiero in ottimismo dell'azione. Mi sta insomma esautorando e le serate di giornate come questa, dove anche il lavoro ha giustamente preteso la sua parte, ne sono un chiaro esempio. Tisana finita. Continua a piovere. Vado a dormire.
24 aprile 2017
Traslochi
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| Uno sguardo che denota l'articolatura del primo piano. |
In questo lungo ponte del 25 aprile, prima freddo poi di nuovo tiepido poi ventoso, io senza voce e accartocciato (che buccia d'uomo), ci siamo dedicati sia al trasloco di San Francesco, con gli incartonamenti di quasi 10 anni di ricordi. Fortunatamente abbiamo casa dei miei...
Ma tanto è stato fatto anche a Bisarno: intanto ci abbiamo passato molte ore, semplicemente accanto il più possibile alle maestranze, o nei giorni di festa trascorrendoci momenti lieti, giocando insieme alle bambine coi gatti e i fagiani presenti nell'aia fra i calcinacci, la betoniera e i sacchi di calcina: un po' di cibo raccolto in una ciotolina ha attratto una gran quantità di fauna autoctona! Io mi sono addirittura cementato nella nobile arte della stuccatura delle facciate. La facciata (non grazie a me, non vorrei generare equivoci) sta procedendo a pieni ritmi e dal 10 maggio toglieremo i ponteggi. In casa, grazie al poderoso aiuto nonnesco, stiamo dipingendo i soffitti in travi e correnti. È stato montato lo scheletro del camino. Poi tanti lavoretti di fino per rendere pronta la casa alla posatura della resina e per poterci poi accogliere dai primi di giugno. Insomma, giorni dove stiamo esercitando il famoso ottimismo dell'azione.
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| Nonni in azione. |
18 aprile 2017
Rossella
Fuori sibila il vento. Le bambine dormono dopo aver lungamente lottato per strappare qualche ora in più di gioco. Io sono finalmente a letto. Strano effetto senza più le foto di noi quattro sopra la testiera. Trasloco in atto: ho dedicato la serata a inscatolare libri, e anche le foto, le poche che abbiamo stampato in questi dieci anni di fotografie digitali e che erano appunto attaccate sopra le nostre teste creando colore e atmosfera. Oggi é stata una giornata che ha fatto di tutto per contraddire la pratica dell'ottimismo che mi ero promesso di esercitare nei post precedenti. Del resto, oggi sono mancate soltanto le bibliche rane piovute dal cielo, poi non c'eravamo fatti mancare niente. Di primo mattino ci siamo accorti di una scomparsa di ballini dal cantiere: un furto di materiale. Poi, la ruspa si é rotta al primo colpo di benna, impedendo il programmato scavo per le fosse biologiche. A stretta successione di eventi nefasti mi ha chiamato il cartongessista, atteso come un messia a fare le coibentazioni, per dirmi ahilui di aver contratto la rosolia e di dover rinviare di un'altra settimana i lavori. Infine, a metà giornata si é levato un gelido tramontano (con annesso crollo termico) - una vera tempesta eolica con raffiche violentissime - che ha impedito di proseguire i lavori in facciata. "Domani é un altro giorno" diceva qualcuna dal presente ben più complicato e col futuro assai più incerto del mio. Prendiamo spunto da lei e proviamo a dormirci sopra.
15 aprile 2017
Le verdi ciliegie di Bisarno.
Metà aprile. Pasqua alle porte. A Bisarno si intravedono le prime ciliegie, seppur verdi, dai due alberelli dei tanti che arricchivano i campi della zona: il rosso turgido e profumato del frutto maturo arriverà in un mese circa: più o meno per i miei fatidici quarant'anni e nei giorni del trasloco verso questa nuova vita campagnola. Se mi arrivasse oggi la fatidica domanda ("A che percentuale dei lavori sei?") - domanda che a suo tempo mi indispettiva e intristiva - potrei rispondere che sono quasi al 90%. Incredibile anche per me. Certo, parlo dei lavori murari eh, per gli arredi c'è tempo. E questa constatazione, questa illuminazione, dopo mesi nervosi, oppressivi, malaticci, isterici e arrembanti, sensazioni peraltro tutte ancora in atto, mi pacifica almeno un po' il cuore e mi permette un primo, seppur tiepido, immaturo e verde, sorriso: come queste imperfette - ma con in nuce già tanta bellezza e bontà - ciliegie di Bisarno alle porte di Pasqua 2017.
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| Ciliegie verdi. |
12 aprile 2017
L'esercizio dell'ottimismo.
I giorni corrono. I miei propositi di acquisire lentezza come la Tartaruga di Lauzi assomigliano molto a un autoinganno sveviano: nobili ma poi la realtà mi impone altro. Sono rientrato dal Vinitaly e adesso sto scivolando verso sud a bordo di un treno che mi porterà nell'urbe per una intensa giornata di lavoro. Treno che mi piacerebbe anche come mezzo, se non lo soffrissi più di quanto soffrivo una girata in auto sul Muraglione quando ero bambino e, soprattutto, se non fossimo, io e chi è più pendolare di me, vessati sistematicamente da disservizi, ritardi sistematici e arretramento tecnologico imbarazzante: ieri a Verona non funzionava il server per un cambio di prenotazione - treno per la cronaca poi arrivato con robusto ritardo a Firenze. Stamani mattina non funzionava la biglietteria elettronica e ciò che mi ha infastidito è il disinteresse del personale palesato al momento della mia segnalazione - treno poi per ma cronaca partito con dieci minuti di ritardo. Vabbè. Il Vinitaly è stato intenso ma ha funzionato concentrare in due giorni i principali appuntamenti. Sono rientrato stanco anche per le non perfette condizioni di questi mesi ma tutto sommato soddisfatto. E intanto, assorto in questo viaggiare lavorativo, sono ben tre giorni che non vedo Bisarno: devo gestire l'astinenza! Si perché vivere così a stretto contatto gli avanzamenti dei lavori mi ha generato questo sentimento bivalente di odio-amore: mi sento stranito a non esserci in queste ore, in astinenza appunto, ma anche un po' più rilassato. Comunque, non avró fatto sopralluoghi nelle ultime 72 ore ma ovviamente non sono mancate (quando mai) telefonate, mail, messaggi per assicurare che il flusso di lavoro in cantiere abbia meno inciampi e incertezze possibili. Il livellante al primo piano è pressoché posato. Stiamo stuccando le due pareti della scala che lasceremo a vista. I davanzali in cotto storico sono stati tutti edificati: splendidi. Abbiamo fissato il giorno dell'installazione del camino e la prossima settimana faremo le coibentazioni interne per poi rivestirle in cartongesso, così come inizieremo a trattare e verniciare i correnti e le travi, opera dalla quale mi aspetto egregi risultati: sono soffitti storici e abbiamo tentato di recuperarli il più possibile. Dovremmo purtroppo rifare delle sistemazioni murarie alle tre finestre arcuate ma abbiamo soluzioni buone. Fortunatamente la data di consegna della pompa di calore non è così remota come temevo. L'idraulico farà i bagni a fine mese e poi proseguirà con l'installazione e il famigerato shock termico dei massetti, da fare prima della chimerica posa della resina, ultimissimo lavoro prima degli arredi. All'esterno prosegue la trasformazione del porcile in centrale termica - giorni e giorni di lavoro - e oggi riprendiamo anche le stuccature sulla facciata a pietra, vero vanto storico-estetico del podere. Insomma, Bisarno prepasquale è una miscela molto equilibrata di bianchi e neri, di mezzi pieni o mezzi vuoti, di problematiche e risoluzioni, di costi o investimenti, di emozioni e nervosismi. L'esercizio dell'ottimismo è più che mai necessario e fondamentale perché ogni lettura di questo periodo può essere legittima e non vedo quindi perché non far prevalere quella più solare: tanto più che le dolci temperature primaverili di queste ore aiutano.
9 aprile 2017
La tartaruga, Vinitaly e una veloce lentezza.
Questa sera, alle 22.00 del 9 aprile ho cominciato il trasloco per Bisarno. Vestiti invernali, che ho migrato dall'armadio verso una scatola di cartone per adesso addossata al nostro letto. Lentamente, senza subire la fretta che ci attanaglierà nei giorni di passaggio fra fine maggio e inizio giugno. Sì: é ufficialmente iniziata la lunga transizione verso la nuova casa. Mi ha fatto effetto, molto, come le parole della "Tartaruga" di Bruno Lauzi che le bambine adorano, e che solo oggi - sarà un caso? - ho ascoltato attentamente nel viaggio di ritorno dopo un breve ma riuscito detour al mare di Castiglioncello. Dice la canzone che, una volta, la tartaruga fosse un animale che correva veloce. Fin quando non ebbe un incidente, "si rompe qualche dente", e nel rallentare "trova la felicità": "un bosco di carote, un mare di gelato che correndo troppo non aveva mai notato", e persino l'amore: "un biondo tartarugo corazzato". Una favola con morale sotto forma di allegra canzonetta per bambini che ho proiettato su di me, sulle mie ansie, sulle mie volontà di controllo e sulle mie preoccupazioni, tutte vissute a pieni ritmi, "correndo troppo" appunto: e se rallentando non trovassi anche io la mia felicità? I miei equilibri? In ogni mia situazione: nel restauro di Bisarno, ma anche a lavoro, rifletto mentre preparo la valigia per il Vinitaly di domani. Con quanta smania ho sempre affrontato i Vinitaly, soprattutto i primi, per esempio? Quasi come se per me avesse sempre contato il dover esserci, il salutare tutti, il voler partecipare al circo, il cercare di essere un ingranaggio che non cigola. Questo sarà il Vinitaly numero quattordici e i miei approcci sono lentamente cambiati, edizione dopo edizione. Il primo, ancora stageur al Chianti Classico, ebbi l'onore di salire per una mezza giornata, il venerdì, e ancora ricordo l'emozione di quella conquistata prima volta. Non riuscii neanche a fare troppi assaggi: mi imbarazzavo a chiedere. E che fila al ritorno in auto. A Vinitaly ho vissuto Velenitaly. Ho subito un attacco stupido dal Corriere della Sera sui Tavarnelli di Montalcino. Una volta col mio collega Damiano ci siamo trovati a dormire in una stanza di universitarie che avevano lasciato la camera senza cambiare lenzuola, togliere le spazzole accanto al lavabo, svuotare i comodini e pulire la cucina e la casa. Un anno presentammo un Syrah buonissimo, oggi neanche più in portafoglio, al ristorante di Giovanni Rana in un folle fuori salone. Durante uno dei miei Vinitaly é morto Giovanni Paolo II: quel giorno una Fiorentina oscena e sgangherata pareggiò 3 a 3 con la Juve. Gran gol di un giovane Pazzini, peraltro. Al Vinitaly rivedo amici da tutta Italia e saluto colleghi dal mondo. Questo aspetto mi ha sempre sedotto. La sera Verona poi é bellissima. Nel 2011 durante una passeggiata notturna, stranito per l'imminente rivoluzione che avrebbe riguardato a breve la mia vita, osservavo la vetrina di un negozio di abbigliamento per bambini, "Le petit bateau": di lì a pochi mesi sarebbe arrivata Matilde. Penso alle volte in cui sono riuscito a godermi uno spritz prima di ingaglioffarmi in cene dove si gusta cavallo e ci si appesantisce con l'Amarone, che manco mi piace, e a godere della compagnia dei colleghi. Lo scorso anno avevamo dato il lá alla splendida avventura de "La Toscana di Ruffino" con una presentazione in mezzo al caos, dove ricordo dovetti urlare per farmi sentire. Ma che emozione! Il nuovo stand di due anni fa, che sostituì il vecchio che proprio non potevo vedere: sembrava un ospedale con quei toni bianchi e le luci al neon. Ora il nuovo padiglione è fra i più belli della fiera e racconta con eleganza e stile "la vita Ruffino". Il primo Vinitaly da Ruffino, il quarto in totale dopo i primi tre da galletto nero, trascorsi tutte le cene insieme agli ex colleghi del Chianti Classico: certo non ci feci bella figura coi nuovi, ma quanto mi mancava il Consorzio. Al secondo Vinitaly, ancora non coinvolto professionalmente, salii a Verona per puro divertimento e voglia di assaggi insieme all'amico Roberto e dormimmo in un convento in mezzo alle suore. Un anno il clima aziendale era così peso che evitai accuratamente ogni cena. Un altro mi presero in giro perché mi muovevo con un impermeabile beige di due taglie sopra che avevo ereditato dal nonno deceduto e obiettivamente mi stava enorme, oltre a farmi apparire fuori dal tempo. Per questo Vinitaly vado con una spavalderia e sicumera tale da permettermi una giacca rosa.
Eh si, quattordici Vinitaly sono tanti, ma in fondo sono contento di averli vissuti tutti e progressivamente di aver saputo acquisire una veloce lentezza. Come la Tartaruga e come spero di trovare anche per Bisarno e per tanti altri aspetti della mia vita privata e del mio carattere.
4 aprile 2017
Conan e Lana
Il mio cartone preferito di gran lunga é stato "Conan e Lana". Sin dalla sigla l'esperienza era lisergica: parole avvincenti, un caleidoscopio di immagini che raccontavano dell'amore fra due ragazzini, di un amico selvaggio e buono, un nonno, le diversità da accogliere, alcuni cattivi e come scenario un olocausto nucleare che aveva ridotto la terra a un paradiso perduto per pochi superstiti volti a ricostruire un mondo nuovo. Quattro minuti di assoluto panistico - a risentirla ancora oggi continua a emozionarmi. Conan peraltro aveva un bellissimo carattere: propositivo, solare, energico malgrado le continue avversità. Un cartone animato pazzesco, deflagrante per la testa di un bambino di 10, 12 anni. Conan ha avuto il merito di definirmi. Crearmi come persona. Certo ho molte più ombrosità e malinconie del protagonista - del resto non sono un cartone animato - ma osservo, sulla soglia dei miei primi quarant'anni (maledetti quarant'anni, arrivate...) che il mio daemon, il mio principio ispiratore, il mio super es che istintivamente mi porta a prendere decisioni, assolute, ferree e indipendenti, a innamorarmi di determinate sfide, debba davvero moltissimo a quel cartone. Così come il voler costruire sempre scenari, cercare solo progetti che si ammantino di follia, tempistiche lunghe di realizzazione e di una componente piuttosto alta di rischio in itinere, che mi emozionino sempre, è un aspetto molto palese del mio carattere, anche chiaroscurale perché ha determinato lati positivi ma altri purtroppo molto complicati per me stesso e per chi mi vuole bene.
Certo é curioso che, per uno come me, che (inutile orgoglio da letterato a seguire) ha letto migliaia di libri e visto altrettanti film, alla fine elegga a sua matrice comportamentale un cartone animato che lo ha incantato nell'età più terribile e stimolata del circo della vita, l'adolescenza.
E in questa sera di riflessioni sul divano mentre tutti dormono e io devo ancora sparecchiare la tovaglia, mi tengo stretto Conan e le sfide del mio oggi, gli scenari in fieri - tutti peraltro cercati e voluti da me (voluntas sempre, noluntas mai!) - che, anche se oggi mi fanno tribolare e mi recano non poche difficoltà, alla fine rappresentano il mio modo di stare al mondo, l'incarnazione più autentica di me stesso: lasciare in qualsiasi modo delle tracce, dei mattoni, degli scenari appunto, per me, per chi mi vuole bene e per chi ci sarà dopo di me.
2 aprile 2017
Massetti e autolivellanti.
Un week end sonnacchioso, malaticcio e un po' malinconico. A Bisarno stiamo gettando i massetti. Ne abbiamo dovuti comprare di due tipologie: un massetto classico per favorire la trasmittanza del calore dei pannelli radianti e uno autolivellante per non generare ulteriore spessore durante la posa in quei pavimenti dove abbiamo installato i pannelli a profondità ridotta proprio perché non possiamo permetterci di perdere altezza. Entrambi i materiali sono molto costosi e devono essere posati con perizia: in una unica mandata, stando attenti a chiudere bene tutti gli angoli, altrimenti il resinista avrà difficoltà e sanguinolenti sprechi di materiale. Quando arriverà la pompa di calore per poter attivare i pannelli, dovrà essere fatto uno shock termico per vedere la formazione di eventuali crepe prima di posare la resina.
31 marzo 2017
Una benefica levità.
Oggi si è chiusa un'altra settimana. Faticosa. Sono davvero stanco. Il mio organismo me lo sta facendo capire da qualche mese, rendendo questi ultimi giorni molto complicati. Sto cercando di prendermi cura della mia salute (con risultati modesti), del cantiere (con nervosismi continui), del mio lavoro (ci sono dei cambiamenti in atto e nuovi progetti che chiamano) e non ultimo del mio essere babbo e compagno: sotto questo aspetto la settimana è stata indelebile perché mercoledì sono andato a pranzo all'asilo della Mignola, coccolato e servito dalla mia bambina più piccola durante la mensa. In quell'ora, in mezzo ai bambini, non sono stato male, nè ansioso, nè sofferente: sono riuscito a godere di una benefica levità.
E, tornando al Bisarno, i progressi paiono compiersi: i pannelli radianti stesi. Pompa di calore ordinata. Caminetto ordinato. Le ultime sabbiature concluse. Resine scelte. Colore dei soffitti individuato. Cappotti termici decisi. Cartongessista venuto. Sopralluogo del falegname fatto. E da domani si iniziano i massetti.
Sono certo che arriverà il giorno che mi godrò tutto - oggi al tramonto Bisarno era bellissima -, mi sentirò meno schiacciato dallo stress, dal tempo, dai conti e dalle incombenze e riuscirò a trasformare in un piacevole ricordo anche queste patologiche ore. Per adesso penso convenga spegnere le emozioni (e invece mi basta un niente e vibro) e astrarsi nella squisitezza algida della logica per trovare la giusta determinazione e l'adeguato slancio verso l'obiettivo magno, e alla fine penso medicamentoso e lenitivo, del trasferimento a Bisarno.
26 marzo 2017
L'asma, il respiro e l'ottimismo perseguito.
Una domenica tranquilla. Malgrado tutto sia stressante, ansiogeno e soffocante attorno a questa giornata. Meno di due mesi al trasloco e ogni attimo il cantiere brucia energie e chiama nervosismi. Soprattutto, emergono continuamente vuoti organizzativi a cui tento di supplire con tutta la mia logica e l'attenzione a verificare che ogni passaggio di ogni maestranza coinvolta sia svolto correttamente.Il mio fisico, prevedibile, non ha retto e da qualche mese mi devo confrontare con una nuova patologia che può aver avuto origine anche dallo stress del restauro: l'asma. La manus longa delle responsabilità che preme sul petto, dicono. Per adesso traggo pochissimo beneficio dai broncodilatatori. Una cara amica mi ha consigliato la lettura di un testo redatto da un medico ucraino che predica l'importanza di una respirazione che inali meno ossigeno e tenti di trattenere più anidride carbonica per risolvere le principali malattie respiratorie e, in generale, per godere di un miglior benessere fisiologico. Mah, vediamo. Il libro, la parte scientifica, l'ho quasi concluso. Adesso non mi resta che imparare gli esercizi suggeriti e vedere se vi siano effettivamente delle efficacie lenitive, sopratutto per questa tosse che non mi abbandona. Il mio scetticismo per tutto ciò che non sia chimico e testato in medicina é tanto ma ho davvero voglia e necessità di stare meglio e non voglio lasciare strade inesplorate. A Bisarno gli intonaci sono stati realizzati e direi bene, mancano soltanto i veli. La casa ha adesso una sua vestizione. Bellissima. Sono stati fatti anche tutti i davanzali interni alle finestre, utilizzando il cotto storico che ammantava molti pavimenti della casa. La settimana che verrà é decisiva (lo sto dicendo ormai di ogni nuova settimana, lo so...), perché verrà il cartongessista a creare le pareti che definiranno i due bagni, verrà il sabbiatore e, soprattutto, perché verrà l'idraulico a stendere tutti i pannelli radianti al pavimento.Ieri é venuta anche la ditta di falegnameria a prendere delle misure. La stessa persona che mi aveva fatto i mobili splendidi per la casa di San Francesco e che mi porterò, non tutti ahimè, a Bisarno. Separato e oggi con una nuova compagna, l'ho ritrovato sempre e ancor di più con lo smalto e l'energia di quando ci eravamo conosciuti. Per perseguire questo grande progetto ho bisogno, ora più che mai, di persone solari, ottimiste e propositive, che sappiamo affrontare le questioni con un piglio risolutivo ed entusiasta. Dovrebbero essere queste e solo queste le tipologie di professionisti da scegliere in un cantiere quando si fanno le gare: fanno davvero la differenza e sono molto rare. Non ne posso più di lagne, lamentele, pessimismi e di persone che portano solo una negatività travestita da stagnante morale del consiglio premuroso. Infatti, sotto l'aspetto del peso organizzativo, delle motivazioni, delle tante decisioni che implicano sfide e rischi, mi sto sentendo molto solo. Ma era inevitabile anche se questo scenario un po' da fiato corto, da uomo solo al comando e di nuvole troppo basse per vedere l'orizzonte rappresenta il mio più grande rammarico di tutto il progetto di riproposizione di Bisarno.
21 marzo 2017
Primavera. Gli ultimi fiori del ciliegio.
In questa stanca, opaca e affaticata giornata in cui sto tentando di recuperare per il delicato pranzo con la stampa di domani a Milano per Ruffino, ho avuto modo di osservare una nuova fioritura, nel primo giorno di primavera: anche il ciliegio, uno dei due superstiti dei tanti che ingentilivano di colori e profumi i campi attorno Bisarno (da ragazzini andavamo a mangiare le ciliegie di questi alberi e un contadino indispettito sparava sempre colpi in area per dissuaderci), ha svelato timido i suoi primi fiori bianchi. Saranno gli ultimi fiori del suo lungo ciclo vitale: la pianta è malata e tutti mi dicono che dovrà essere abbattuta. Ne aspetteremo il suo ubertoso canto del cigno questa estate, le dolcissime ciliegie, per la gioia degli uccelli e di chi avrà l'abilità di coglierle. Poi saluteremo la pianta, assicurandoci però che l'eredità di questa coltura così ben integrata in questi suoli venga mantenuta con delle nuove pianticelle che in qualche anno regaleranno di nuovo ombra, profumi e colori e che garantiranno continuità storica con la tradizione arboricola.
20 marzo 2017
Almeno gli intonaci.
È trascorsa una settimana dall'inizio degli intonaci e la casa è ormai intonacata. Adesso pausa di un'altra settimana circa per far asciugare al meglio e per darci modo di finire alcune murature interne e poi la squadra di lavoro preposta tornerà per porre il "velo", lo strato finale dell'opera che precederà (ma per quelle c'è tempo, seppur non moltissimo) le imbiancature.
Questi lavori hanno accompagnato una settimana non gradevole e complicata dal punto di vista personale. Giovedì scorso mi sono svegliato strano, dopo qualche giorno di tosse e asma più fastidiosa del solito: in poco tempo mi è salita una febbrata clamorosa, con punte a 40 che mai avevo superato e un senso di nausea fastidiosissimo. Yes. L'ennesima influenza della stagione ("sei stressato, lo stress ti immunodeprime e di conseguenza sei soggetto a qualsiasi virus e batterio in zona", ormai è il mio nuovo om meditativo che mi ripeto ossessivamente). Questa nuova bronchite (vuoi che non si sia subito innestata la complicazione...) mi ha colto, non a caso, in giorni di acuiti nervosismi a Bisarno.
Ho provato a non cedere al demone della vittimizzazione e a non buttarmi giù. Occorreva un recupero lampo: lunedì mattina avrei avuto un risveglio mattutino per prendere un aereo in direzione Düsseldorf. Quindi: antibiotici, vitamine e una complicatissima gestione mentale volta al positivo.
Fatto è che dopo tre giorni di febbre molto alta arrivo a ieri, domenica, almeno sfebbrato, seppur un cencio e senza alcuna forza e afflato vitale. E prendere sonno la sera, con l'obbligo di dormire e riposare almeno un po', è stato un esercizio molto sofferto e travagliato perché mi si affastellavano nella testa conti, preoccupazioni, dubbi, pensieri. Un riflettere cupo e malinconico fra il sudore freddo degli antibiotici che ha ritardato il mio già non facile ingresso nel sonno. E questa mattina la sveglia all'alba: mi sono ritrovato già stanco, con dolori alle gambe, lo stomaco chiuso. Anche deglutire il latte mi è parsa un'impresa.
Ho cercato allora di rendermi decente, di apparire almeno a me stesso non così impresentabile: ho scelto il miglior completo, la barba fatta e finanche una crema viso a tentare di coprire il pallore.
Ero anche riuscito a mettermi in auto presto per anticipare il nevrotico traffico del mattino.
Arrivo dunque a Peretola, con un minimo di ritrovato ottimismo: tutto sommato ero lì, mi pareva una impresa di cui gioire. Purtroppo subito svelatasi gioia effimera, vana: infatti non faccio neanche il check in perché nel terminale vedo che ritardano il volo. Mi seggo in attesa. Passano due ore e annunciano un ulteriore accumulo di ritardo. Meno di tre ore - io ormai cadaverico spalmato aderente alla poltroncina - e il volo viene cancellato.
Tutto inutile. Gli antibiotici. La spossatezza. Il forzato recupero. La sveglia all'alba.
Rientro mogio verso casa. Metto in auto "Fix You" dei Coldplay e provo a cantare, innervosendomi a sentirmi così fioco.
A casa mi tolgo il completo, mi metto i miei soliti vestiti, un boccone inappetente dai miei e rientro in azienda: in ufficio ci sono delle cose da fare e ne approfitto per portare avanti il lavoro. Meglio non pensare a come mi sento.
Almeno gli intonaci li abbiamo archiviati.
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