1 marzo 2017

L'ultimo miglio prima degli intonaci.

Sono su un treno direzione Roma. Poi nel breve di pochi giorni tornerò ancora a Roma, poi due giorni a Milano. Un su e giù sempre con Firenze nel mezzo. Viaggiare mi piace ma non ho mai troppo gradito il mezzo di locomozione treno: negli ultimi anni poi soffro anche il mal di treno. Eh si, i viaggi più lunghi mi danno quasi sempre la nausea. Strano, non soffrendo particolarmente di mal di macchina: forse l'iPad che mi costringe a stare sempre chino, come adesso. A ogni modo riesco comunque - come accade nei viaggi più lunghi in aereo o macchina - durante questo sferragliante e chiaccheroso movimento a quasi trecento chilometri orari - a sublimarmi in pensieri meno passionali e riflessioni meno impulsive. Penso a questi giorni a Bisarno e quelli passati, che stanno recando numerose arrabbiature, trangugiano tempo e disintegrano energie, senza che poi siano palesi i progressi, gli avanzamenti, gli abbellimenti. Sono i giorni che precedono l'inizio degli intonaci (oh, ci siamo davvero! Se tutto verrà fatto a modo da lunedì 6 marzo si intonaca!): ciò ci obbliga ad avere tutte le parti murarie, idrauliche ed elettriche pronte ad accogliere il vestito buono dell'intonaco. Un "ultimo miglio" da correre al massimo e che invece appare azzoppato dai tanti aspetti in atto e affrontati: una trabordanza di decisioni da prendere, problemi che sorgono, rimpalli di responsabilità, tentativi di coordinare le tante e diverse forze in campo in perenne incomprensione fra di loro. 
"C'è il tubo dell'acqua da spostare ma non ho la chiave del lucchetto". "Questi muri da pareggiare sennò ti ci va troppo intonaco". "Voglio le schede tecniche dei sanitari". "Se fosse casa mia". "Dimmi dove sarà il televisore per la traccia corretta". "Il percorso della canna fumaria va deciso". "Il disegno al centimetro della cucina certo farebbe comodo". "Il tubo della condensa del condizionatore l'hai fatto tracciare?". "La pompa di calore? sicuro? - morirete dal freddo". "Lo sfiato del bagno piccolo non è stato previsto". E infinite altre amenità che non si proiettano su progressi visibili dell'edificio (i quali almeno mi titillerebbero l'ego) ma sono tutte incombenti, importanti, stancanti. E mi vengono vomitate addosso sempre con un fare fra lo scetticismo e il dubbio, fra la noia di Moravia e la nausea di Sartre, senza mai far mancare indifferenza e saccenteria. Vabbè. Spalluccie atarassiche e testa avanti e godere di tutto: domenica per esempio ho ricevuto la visita a Bisarno di amici che da qualche mese non erano più tornati a vedere i lavori. Mi hanno dato una enorme soddisfazione ed entusiasmi da "giocarmi" in queste concitate diatribe di cantiere.

La nuova porta del bagno grande.

La torretta, con l'accesso al sottotetto.
La zona bagni, prima delle pareti in cartongesso che la definirà.
L'ingresso alla zona delle bambine.
La stanza giochi col finestrone.
Gli occhioni di Bisarno. La sala da dentro.

25 febbraio 2017

I lombrichi.

Stamane, un sabato sereno ma prepotentemente rabido di vento freddo, una strana invasione a Bisarno: lombrichi. Lombrichi a centinaia. Non conosco le usanze e le caratteristiche di questo...a che categoria zoologica appartiene? Qualcosa che finisce in -pode? Fatto é che ieri é violentemente piovuto tutto il giorno, impregnando la terra. Stamani col ritrovato sole, i lombrichi sembravano pascolare, giocando a entrare e uscire dalla terra smossa e umida. Magari é indice di terreno fertile e in previsione di future colture la presenza di così tanti lombrichi é forse un buon segno. Mi ricordo quando ero piccolo del lombrico come la più efficace esca per la pesca: in negozio costavano molti soldini e io che mi indaffaravo in spesse vane ricerche fra i terricci delle campagne vicino casa. Trovarli era una festa perché significava poter pescare e divertirsi poi dopo. Per questo oggi toccare questi vermi non mi ha fatto schifo: incarnano un ben ricordo e buona fortuna. Le bambine non li hanno invece troppo graditi: ho mostrato loro uno di questi vermi, che fra le mie dita come suo solito si é allungato a dismisura. Schifate e inorridite si sono chiuse a chiave in macchina. Chissà se fra qualche mese nella loro nuova vita di campagna scopriranno un po' di panismo, un po' di approccio bucolico alla vita agreste che Bisarno ci imporrá: inevitabilmente dovranno confrontarsi con bestiole, animaletti, semine, raccolte, annaffiature, mani sporche...



Lombrico sporco.

Lombrico in elongatica fuga.


24 febbraio 2017

Gli occhi di Bisarno.

Laddove vi erano la stalla con le mangiatoie andremo a realizzare una grande e accogliente sala.
Uno spazio interno dove organizzare grueliche tavolate di amici e i parenti. Godersi un bel film tutti assieme. Qualche vittoria della Fiorentina (ma quando mai?). Imbastire delle lunghe chiaccherate piacevoli, magari coi bicchieri sempre pieni.
Questa sala, destinata alla convivialità più gustosa, avrà una caratteristica molto particolare: due occhioni spalancati e aperti verso l'esterno, due finestrone alte due metri e larghe poco meno di uno.
I lavori in questa stanza sono stati e saranno imponenti: nel post "Le mangiatoie scavate" raccontavo di quanto abbiamo dovuto scavare per rifondare i pavimenti. Le stesse finestre beneficeranno di imponenti modifiche: una delle due per un certo periodo è stata una porta di ingresso, ma originariamente, come comprovato da cicatrici emerse una volta tolti gli intonaci, costituiva la gemella dell'altra. Le tipiche porte carraie - quelle ampie con gli archi attraversate dai carri - si trovavano a sinistra e a destra di queste due finestrone: quella a destra era già stata tamponata al momento dell'addizione di un nuovo modulo murario e della scala di salita al primo piano; quella a sinistra, che si trova nella stanza che diverrà la cucina, verrà invece ripristinata con l'obiettivo di esaltare una forte osmosi con l'aia.
Il restauro di queste due finestre procede piuttosto bene: ci vuole pazienza, il lavoro è delicato e necessita molta cura e labor limae, ma l'impatto estetico è e sarà di grande suggestione!

La spalla muraria che chiude l'apertura dell'ex ingresso.

Lo sguardo dal dentro sulle finestre durante il recupero.


Dettaglio su una mazzetta portante.


22 febbraio 2017

Un fiorito incanto bianco.


Il clip qua sopra mi ha sempre stregato: è una delle scene di un film splendido, "American Beauty", una riflessione non banale sulle bellezza delle cose.
Questa sera in arrivo al sopralluogo serale di Bisarno, dove ancora una fioca luce quasi primaverile resisteva all'incipiente vespero, ho avuto il piacere di osservare la prima fioritura dell'albero di susino che dall'aia ci osserva ormai da qualche stagione indaffararci nella ristrutturazione. 
Un fiorito incanto bianco incastonato fra un caduco spiraglio di luce e le architetture del tempo.  
Infatti il fiore, sparuto fra i rami ancora spogli e tante gemme pronte a schiudersi - alle sue spalle le severe murature di Bisarno e sullo sfondo il cielo quasi blu del tramonto ormai in arrivo - mi ha regalato un senso di bellezza fragile e malinconica. 
Inseguire il bello è una delle mie ossessioni e intravederlo in questo saluto della natura mi restituisce un agognato senso di pace e serenità, seppur spesso effimero. Come una fioritura appunto. 
Ed é come se tutta la pars denstruens, i lavori di demolizione, i problemi burocratici, il lungo inverno e il freddo umido, la poche luce e i colori grigi, fino a questo strano tramonto fiorito dominanti e incombenti, fossero davvero al loro crepuscolo e si intravedesse in lontananza, speranzosa, baluginosa, vera, succosa di piacere, l'alba della pars construens. Il viaggio ha davvero superato la sua metà.


Il fiorito incanto bianco: il primo fiore del susino.

18 febbraio 2017

In quiete



"Acquietami i pensieri e le voglie, in questa veglia pacificami il cuore". Vi siete goduti questo capolavoro di poesia di Giovanni Lindo Ferretti, qui elevato dalle musiche balcaniche di Bregovic? Io l'ho appena fatto e mi ha fatto bene. Un po' di quiete, sotto forma di atarassia, né pensieri né voglie (ci conviene?). Quiete che è mancata stanotte e quiete che trovo stamani in questo silente e solitario sopralluogo del sabato a Bisarno: una settimana produttiva in cui si è lavorato senza sosta. Stamani questo acquiescente sole invernale di cui godo accovacciato sui gradoni in cotto dell'ingresso mi mostra con la sua diafana luce bianca tutti i progressi, come il sole dipinge il paesaggio finita una nevicata: forassite e tubi passati in tutti i piani, al piano terra messi i cupolex, un massetto fatto nella camera delle bambine, tutte le finestre concluse, tranne l'opera maxima fra le aperture da recuperare, il ripristino dell'arco fra l'aia e la cucina (ex porta carraia fra la stalla e l'aia), a cui dedicheremo credo i più lucenti giorni della primavera. In efffetti, si è fatto. Il solito vento di questa zona mi batte addosso fastidioso. Mi chiudo il giubbotto fino alla gola. L'ipnotico rumore della betoniera divora un primo cinguettio dei passeri. Treno in lontananza (a proposito: a breve uscirà Trainspotting2). Mi gratto la barba, spuntata stamani. Mi soffio il naso - rumoroso leit motiv di tutto questo inverno - e aspetto. Ispiro-respiro. Ispiro-respiro. Lo scorso anno, questo stesso giorno, avevo scritto un post per salutare la fioritura dei susini. Quest'anno la stagione è in ritardo: è stato un inverno molto freddo, ma si concluderà, se non prima, poi. 



L'ingresso col sole!




La finestra della cucina sul lato nord


Camera delle bambine col magrone!

Camera, in realtà bagno, con vista! Sotto ci mettiamo la vasca!

17 febbraio 2017

Il groviglio.

La forassite di diversi colori, i tubi bianchi per l'acqua: i cavi stesi per l'impianto elettrico e idraulico hanno definito una ragnatela colorata e inestricabile. Quasi una metafora del groviglio di domande, decisioni, richieste, dubbi, burocrazie, implicazioni che mi vengono riversate addosso in queste ore. Non è una considerazione vittimistica, per carattere tendo a voler controllare tutto, mi piace anche talvolta (anche se per le questioni elettriche e idrauliche non sono proprio avvinto da una esagerata passione, a dirla tutta) ma una semplice constatazione in un giorno, un venerdì 17 di pioggia, in cui i moccichi e la solita tosse che da tutto l'inverno mi scuote, sono particolarmente insistenti e fastidiosi. E' come se avessi una mano che mi si appoggia sul petto: un po' è senz'altro un piccolo problema di salute fisico a cui sto cercando di porre rimedio, un po' è anche una rappresentazione del mio stato psicologico: un groviglio appunto di incombenze da togliere il fiato. Ma ho anche la convinzione che la primavera non sia lontana e il bandolo che permetterà di sbrigliare questa matassa sia dietro qualche nuvola che prima o poi sparirà. Questo è il periodo in cui ci vuole pazienza e i giorni di raccolta che verranno saranno ancora più gustosi proprio in virtù delle difficoltà vissute, subite e affrontate.

Forassite e tubi.


Forassite e tubi in altra stanza.
Lo sbarco al primo piano.

15 febbraio 2017

Testa bassa e ottimismo!

Ormai è qualche giorno che siamo tornati da Moena sulle Dolomiti. Ci siamo presi una breve vacanza sulla neve, anche per mettere un po' di distanza fra me e le tante incombenze di questo periodo. Non per eluderle, tutt'altro, ma con l'intento di affrontarle con quanta più lucidità possibile. La filosofia del "distante", come insegnava Pirandello: stare lontano dalla questione permette di averne uno sguardo più lucido e obiettivo e di evitare l'involuto e aggrovigliato senso di caotica oppressione che deriva dall'essere vicino, accanto, dentro le proprie problematiche. Talvolta davvero basta mettere distanze e giorni per "disacerbare" molte intricate situazioni. Tempo e logica. Tanto più che questa vacanza rappresentava un premio e non ha neanche troppo aggravato il portafoglio familiare, fin troppo sollecitato in questo periodo. E sebbene l'auspicato rilassamento, la cura, il ritrovo di un "benessere totalizzante" sia arrivato solo a metá (non sono andato nè troppo distante nè per un tempo sufficientemente lungo forse), mi sono comunque goduto le mie donne, piccole e no, e anche divertito fra la neve, le passeggiate fra bianchi sentieri, il robusto cibo trentino e la starnazzante allegra compagnia che mi sono con grande soddisfazione costruito in questi anni.

Una bella passeggiata: il periplo del Lago di Carezza.
A Bisarno, finalmente baciata nelle sue forme tanto austere quanto aggraziate da un primo tiepido sole vagamente primaverile dopo un terribile inverno, i lavori proseguono e sono proseguiti senza sosta. 

Bisarno a febbraio: non è cambiato niente negli ultimi mesi ma fa sempre un bell'effetto!


Al primo piano é stata inserita una nuova trave nel tetto per permetterci di abbattere una parete: la finalità di questa operazione sarà inserirci l'armadio e ridefinire due bagni attraverso delle pareti in cartongesso. 


Quella più chiara quassù a destra è la nuova trave. Si intravede anche il muro a mattoni che definirà un soppalco.

Sempre al primo piano abbiamo concluso tutte le aggiustature delle finestre: le tre in camera e le due nei bagni. Stanno proseguendo poi le tracce per far poi passare tubi e forassiti di idraulico e elettricista e sono state messe tutte le guide per permettere poi i massetti e le prossime intonacature: auspicabilmente e senza ulteriori intoppi a marzo dovremmo iniziare anche con questi lavori che daranno credo un senso di agognata finitezza alla casa (anche se poi ci saranno da installare i software, finiti gli hardware: arredi e co.!).



Sempre al primo piano: ci si prepara alla gettata. Si intravede anche la finestrella del bagno piccolo (mancano le pareti in cartongesso che definiranno gli ambienti).
Al piano terra, stanze cucina e sala, siamo ormai alla seconda settimana di scavi. Il progetto "Le mangiatoie scavate" (di cui parlavo nel post precedente) riferito ai pavimenti di sala e cucina (ex locali stalle) al piano terra é a metà circa. Ci sta prendendo un sacco di tempo in più perchè nel tempo in cui abbiamo scavato per rifondare, ne abbbiamo "approfittato" per consolidare le pareti nelle loro fondamenta. Lavori in più non previsti ma necessari. Successivamente andremo coi cupolex, vari massetti, pannelli radianti, magrone e poi l'ultimo livello a vista: molto probabilmente si opterà per la resina.

Angolo della sala, ex stalla, rifondata e puntellata con mattoni.

Mancano circa tre mesi al trasferimento: ora testa bassa (non ci saranno purtroppo più fughe nel "distante") e ottimismo!



5 febbraio 2017

Le mangiatoie scavate.

In questi giorni di pioggia calda e ventosa, si è inziato a scavare anche in sala e nella cucina del piano terra, fino a oggi relegate a zone di deposito materiali, sconnesse e piene di calcinacci. Rimosso il primo livello, un cottaccio industriale presumibilmente messo negli anni Novanta, sono emersi dei lastroni di pietra che facevano da selciato alle stalle, intervallati da dei marciapiedi sempre fatti da grosse pietre ficcate nel terreno, che sotto le pietre è terra dura. Questi lastroni, queste grosse pietre senz'altro andranno a rivivere nell'aia (dove dobbiamo allargare un po' l'aia a opus incertum che la caratterizza) o in qualche davanzale (come abbiamo già fatto nella finestrella alle spalle del letto nella camera matrimoniale) o in qualche gradino che dobbiamo fare all'esterno per mettere in collegamento un po' di terrazzamente che dovremo inevitabilmente fare scendendo verso il fiume, Sotto le pietre abbiamo appunto trovato tanta terra, terra durissima e compatta, che abbiamo rimosso fino a trovare il livello che ci siamo dati per iniziare la rifondazione. A quel punto abbiamo iniziato la "pars costruens", abbiamo cioè aggiunto, invece di continuare a sottrarre, a distruggere, a scavare: primo step i cupolex, la rete metallica, poi il betoncino, i tubi dell'impianto elettrico e idraulico, poi un primo massetto, i pannelli radianti, un altro massetto e, speriamo quanto prima, l'ultimo livello di questo panino imbottito: la resina.
Un gran lavoro da fare...
Sopralluogo del futuro padrone.
Pian pianino...
Con l'occasione si rendono pià solide alcune pareti...
Cupolex e rete!
Betoncino per far aggrappare la rete.
Gettata del massetto!
Altra immagine della gettata.

3 febbraio 2017

Una incoraggiante carezza del caso.

Serata a trois con le bambine mentre la mamma é fuori a mangiare sushi con le amiche. Io e le donnine di casa ci siamo squadrati con sguardi fra il rassegnato e l'inevitabile e abbiamo concertato un non belligerante piano di azione per una mutua e tutto sommato piacevole sopravvivenza. La nonna ha sostentato con un provvidenziale quanto clamorosamente buono baccalà alla fiorentina, in cui le patate si sono sfatte di sugo e sapore. Ce lo siamo contesi. Prima avevo imbonito il clima andando a comprare una vaschetta di gelato da gustarsi dopo cena, "se farete le brave": fondente, buontalenti, semifreddo al marron glacé e pistacchio. Fra il baccalà e il gelato, ci siamo sgranocchiati delle noci. Tutto terminato a tavola, anche le 4 fette di pane fresco e croccante a corredo del baccalà. Un breve dopocena a guardare la registrazione di Masterchef e poi a dormire, dove me la sono cavata, concluse le lunghe procedure di impigiamenti (maledetta tutina tentacolare) e lavaggi vari, con una lettura di un libro che descriveva un passero che fa amicizia con uno spaventapasseri, malgrado tutti gli altri passeri gli sconsigliassero di avvicinarsi: una storia di integrazione piuttosto attuale, malgrado il libro avesse ancora il prezzo in lire. Si sono addormentate con la mia mano stretta in quella della grande, l'altra in quella della piccola che mi si era approcionata in collo.
Dedicarmi alle bambine ha concluso una giornata e una settimana molto diversificata e letteralmente volata via. É proseguita la mia convalescenza "armata", affrontata da ogni punto di vista per cercare di trasformare e ridefinire questo periodo con miglioramenti e slanci propositivi - anche ginnici! - e non più o non solo (eliminarli credo mi sarà impossibile) fra sterili piagnistei. Ci vorrà pazienza. La famiglia prospera e costituirà sempre più il mio serbatoio energetico e il mio scrigno di felicità, da trarre anche semplicemente dedicandomici di più e allontanandomi dai miei involuti pensieri egoriferiti. Intanto, molto del mio tempo, tantissime delle mie energie, troppi dei miei soldini, sono dedicati a Bisarno. Bisarno state of mind. Entro fine maggio ci trasferiamo e vorrei arrivarci con quanto più possibile ristrutturato. Intanto, il 31 gennaio scorso abbiamo firmato il preliminare di vendita della adorata splendida casetta dove viviamo adesso e che mai avremmo pensato di vendere. Esattamente 10 anni dopo dal 31 gennaio 2007, data di quando noi facemmo il nostro preliminare d'acquisto. Una incoraggiante carezza del caso. Verrà a viverci una splendida giovane famiglia. Siamo molto contenti di questo passaggio e speravamo proprio in una tale definizione: rivediamo in loro i nostri slanci, le nostre emozioni e gli stessi entusiasmi di noi dieci anni fa, quando ci innamorammo di queste deliziose quattro mura dalla lunga storia un po' da rispolverare, e siamo certi che loro ameranno quanto noi la casa che si sono scelti. Tuttavia per noi é stato anche un piccolo trauma - inutile sottolineare quanto siamo e saremo legati a questa casa - ma adesso dobbiamo guardare avanti. É scelta senziente e voluta quella di Bisarno. No regrets e testa avanti e concentrata! Il futuro dei quarant'anni (io a maggio, lei ad agosto, con questo 7 che ci accompagna, noi entrambi leve del 77) é ormai prossimo e una nuova stagione della vita, quella di "mezzo" avrebbe detto Dante, sta per iniziare. 

1 febbraio 2017

La scala (di Escher).

Questi giorni di lavoro, dove la pioggia umida si è sostituita al vento gelido, hanno creato qualche nervosismo, difficoltà, dubbi e stasi operative ma già da oggi possiamo salutare la ridefinizione della scala di connessione fra il piano terra e il primo piano, la famosa scala in pietra di Bisarno.
Non è stato un lavoro facile: siamo stati costretti a demolire la scala in pietra, molto ripida e con i gradoni in pietra ormai lisi. L'abbiamo rifatta su un "disegno mai disegnato" spiegato e rispiegato, cambiato e ricambiato, in un consesso di ipotesi, opinioni, pareri, proporzioni che mi ha fatto perdere la prospettiva ipnotizzandomi in un concetto di scala infinita come nei disegni dell'artista Escher e nelle teorie di Penrose.




Alla fine, eccola qua sotto. Sedute di 27 centimetri, alzate intorno ai 20. Si è guadagnato abbastanza sulla seduta, l'alzata più o meno è quella di prima. Le scale, in fondo, hanno avuto la necessità di una deviazione "a ventaglio". Non ci saranno più le due bocche di accesso come prima, ma vi sarà solo un accesso, una salita, dal lato dalla sala. L'idea è di rivestirle in resina chiara e di mantenere le pareti verticali a vista, in pietra e mattone.





E i vecchi, splendidi gradoni che una volta e per secoli hanno permesso il passaggio interno a Bisarno? Rivivranno, altrove. Nei gradini che collegheranno i vari livelli nel campo. O nel lastricato dell'aia. O nei davanzali di alcune finestre recuperate. In pieno stile Bisarno.

24 gennaio 2017

Il vento.





Il vento è la caratteristica climatica di queste giornate di pallido sole, nel mezzo di questo inverno gelido. Rappresenta quasi una voglia di soffiare verso giorni più caldi, di partire, di ripartire, di smettere con l'inanismo del pensiero e procedere. Questa canzone crea perfettamente un'atmosfera sospesa fra la malinconia e l'azione.

21 gennaio 2017

Gli spifferi della camera matrimoniale.

In questo sabato freddo e ventoso, ma timidimente incorniciato di luce dal pallido sole di gennaio, sono proseguiti i lavori a Bisarno. Sono settimane dedicate agli interni del primo piano: finiture come nicchie e aperture, predisposizioni di sicurezza come il betoncino, nuove pareti  e le tracce prima degli intonaci. In questa ultima settimana i lavori si stanno concentrando nella futura camera matrimoniale, dove è stata ripristinata una antica porta che nei nostri progetti unirà camera e bagno, e una finestrella in loco di una latrina esterna. La camera sarà tutta bucherellata, visto la presenza della velux a tetto e una finestrella per lato, e avra un carattere storico visto anche la falda a capanna che la rende molto accogliente e intima. Io ho avuto modo di godermi un po' di lavori, di dedicare del tempo alla casa anche con la mia bambina. Bisarno era ventosissimo, non ancora accogliente quanto lo vorrei, io in forma relativa ma tutto sommato mi ha regalato una bella dose di energie mentali e fisiche.
La finestrella da fuori.
La finestrella da dentro, con davanzale in pietra, ex gradino della scala.

17 gennaio 2017

Una gustosa penna al sugo.

Oggi mi sono preso un giorno di ferie. Un giorno per me. Per parlare con un amico in una colazione lunga e appagante come facevamo vent'anni prima quando si affrontavano tematiche più lievi, come il fantacalciomercato, e riuscivamo a vederci con molta più facilità. Per passare del tempo con le mie bambine, una peraltro a casa malata. Per ritrovare un po' il sapore, coccolarne l'idea - in questi strani giorni di attesa, paura, ipocondrie, riflessioni sterili - di una imminente e desiderata ripartenza, fisica e psicofisifica. Per pensare, proteggermi, guardare fuori, fare quadrato e gestire le mie priorità. 
È stato un giorno che si è distinto dal solito routinante incedere settimanale che purtroppo tutti ci troviamo a vivere e che nell'arco di poche settimane si perderà in un confuso passato non memorabile. Invece oggi è stato tutto sommato un giorno vissuto e che riuscirò a rammentare per tanti anni, anche se niente di eclatante è stato fatto. Prevista è arrivata la neve: una neve ghiacciata, portata dal tagliente vento di grecale, che non si è neanche degnata di attaccare, di pennellare un ovattato paesaggio candido, ma mi ha soltanto infreddolito e costretto a bere fumanti bevande calde, a coprirmi di lana, di memorie e sapori forti e familiari (a cena una semplice gustosa penna al sugo) per quando sarà più caldo, sotto ogni profilo. È stato anche il giorno del funerale di una zia del Casentino, dolce protagonista, insieme alla nonna, delle mie spensierate stagioni estive in campagna. Delle partite a scala quaranta che facevamo ogni sera al paese prima di addormentarmi con nonna, la zia, altre zie e signore amiche delle zie, sono rimasto solo io. È la vita, del resto sono passati ormai quasi trent'anni. E non c'ho più mai neanche giocato a scala quaranta, ma ricordo ancora nitidamente quelle partite: una delle signore era sordomuta ed era divertentissimo farci squadra ammiccarci le carte. E fra i tanti pensieri di oggi, il ricordo della zia, del suo ciambellone che sempre teneva in casa da offrire, del suo sorriso pieno, di quegli anni, di quel Francesco così diverso, così bambino, mi ha stretto forte la pancia. Qualche mese fa - l'ultima volta che l'ho vista - era venuta con me anche Matilde: mi aveva fatto effetto vedere lei, la mia piccola me, cosi somigliante per indole ed estetica a quel Francesco, calcare le stesse stradine, muoversi nei miei luoghi, entrare e uscire dall'orto di casa, come se fossi io. 
Una giornata così insomma, fra il vento, la neve, l'amicizia, la nostalgia e la voglia, che si era un po' spenta negli ultimi mesi ma sento finalmente che si sta riaccendendo, seppur lentamente, di continuare a creare, ad avere idee, anche pazze, a costruire, malgrado queste continue piccole noie di salute. Una voglia, direi meglio una matura consapevolezza, della necessità di "ritrovarmi", di non sprecare tempo ma di cercare di vivere giorni come questo, che riusciranno davvero a staccarsi dalla matassa noiosa del tempo e che costituiranno una nuova suggestiva memoria da dare a me stesso, alle bambine, a chi mi è accanto e mi vuole bene, fra venti, trenta, quaranta anni. Attitudine caratteriale difficile, difficilissima, che una volta avevo naturale e che adesso - da uomo alle soglie dei quaranta - non posso permettermi di non avere più o, persino peggio, di sprecare, seccare, fra le paranoie, le ipocondrie e le malinconie.




12 gennaio 2017

La neve: non avrei il fisico per affrontarla...

Giornata grigia. Fredda. Umida. Le previsioni per i prossimi giorni indicano neve. Un inverno algido, sottozero, come non accadeva da anni. Ogni altro anno di questi primi 39 avrei atteso questa bianca eventualità con gioiosa ansia. Questa volta no. Non ne ho voglia, o forse non avrei il fisico per affrontarla. Avrei già desiderio di luce, di giornate più lunghe, del caldo che mi asciuga i bronchi, il moccico, la stanchezza e mi permetta di stare con più calma a Bisarno, a vedere i lavori, a contribuire con qualche azione di fatica (portare via i calcinacci, pulire, poc'altro ma che mi fa sentire bene e utile!). 
Intanto si prosegue con le tracce interne del primo piano e, in termini di "estetizzazione", il ripristino delle murature esterne: la piccola finestrella affiorata dopo aver rimosso una diruta sottile muratura esterna e che  - nel suo interno interno rimasto cavo e mai riempito - aveva dato vita a un microcosmo di topi e api, è stata adesso riempita e messa in sicurezza e, nella parte esterna a faccia vista, saturata con dei vecchi mattoni, di modo che adesso se ne intuisca la presenza passata da piccola apertura e costituisca  una ben visibile trama storica del complesso e articolato sistema murario di Bisarno. 
Lavori di muratura dove abbiamo trovato l'alveare.

11 gennaio 2017

L'alveare e i topini.


Lentamente. Lentamente. Lentamente. Il bicchiere è riempito a metà. Adesso è davvero una questione di testa considerarlo mezzo pieno o mezzo vuoto. Di nuovo in ufficio, di nuovo la quotidianità lavorativa. Fra tosse e moccichi. Le vacanze invernali sono state spese in farmaci e cure, e mentalmente ci hanno più stancato e innervosito che rigenerato. Tant'è. Un gennaio freddissimo accompagna questi giorni. Era qualche anno che le temperature non stavano costantemente sotto lo zero. Provo spesso freddo, mi copro molto, indosso maglioni fuorimoda avvolgenti e a collo lungo. Senz'altro è il clima ma anche l'attitudine di queste ore. A Bisarno stiamo affrontando le murature esterne, nel semiperimetro ancora impalcato. Abbiamo anche trovato, nell'incavo di una vecchia finestra poi murata, l'alveare che tanto ci aveva fatto tribolare durante l'estate. Stava ancora grondando miele, che veniva mangiato da dei topini di campagna che, dentro quella tasca fra la muratura esterna e interna, vi avevano trovato l'habitat ideale. Mi è quasi dispiaciuto dover riempire il tutto, ma i lavori devono andare avanti, in attesa che un po' di caldo sole riscaldi Bisarno e non solo. 

L'alveare estratto dale mura.

Topino buongustaio.