3 febbraio 2017

Una incoraggiante carezza del caso.

Serata a trois con le bambine mentre la mamma é fuori a mangiare sushi con le amiche. Io e le donnine di casa ci siamo squadrati con sguardi fra il rassegnato e l'inevitabile e abbiamo concertato un non belligerante piano di azione per una mutua e tutto sommato piacevole sopravvivenza. La nonna ha sostentato con un provvidenziale quanto clamorosamente buono baccalà alla fiorentina, in cui le patate si sono sfatte di sugo e sapore. Ce lo siamo contesi. Prima avevo imbonito il clima andando a comprare una vaschetta di gelato da gustarsi dopo cena, "se farete le brave": fondente, buontalenti, semifreddo al marron glacé e pistacchio. Fra il baccalà e il gelato, ci siamo sgranocchiati delle noci. Tutto terminato a tavola, anche le 4 fette di pane fresco e croccante a corredo del baccalà. Un breve dopocena a guardare la registrazione di Masterchef e poi a dormire, dove me la sono cavata, concluse le lunghe procedure di impigiamenti (maledetta tutina tentacolare) e lavaggi vari, con una lettura di un libro che descriveva un passero che fa amicizia con uno spaventapasseri, malgrado tutti gli altri passeri gli sconsigliassero di avvicinarsi: una storia di integrazione piuttosto attuale, malgrado il libro avesse ancora il prezzo in lire. Si sono addormentate con la mia mano stretta in quella della grande, l'altra in quella della piccola che mi si era approcionata in collo.
Dedicarmi alle bambine ha concluso una giornata e una settimana molto diversificata e letteralmente volata via. É proseguita la mia convalescenza "armata", affrontata da ogni punto di vista per cercare di trasformare e ridefinire questo periodo con miglioramenti e slanci propositivi - anche ginnici! - e non più o non solo (eliminarli credo mi sarà impossibile) fra sterili piagnistei. Ci vorrà pazienza. La famiglia prospera e costituirà sempre più il mio serbatoio energetico e il mio scrigno di felicità, da trarre anche semplicemente dedicandomici di più e allontanandomi dai miei involuti pensieri egoriferiti. Intanto, molto del mio tempo, tantissime delle mie energie, troppi dei miei soldini, sono dedicati a Bisarno. Bisarno state of mind. Entro fine maggio ci trasferiamo e vorrei arrivarci con quanto più possibile ristrutturato. Intanto, il 31 gennaio scorso abbiamo firmato il preliminare di vendita della adorata splendida casetta dove viviamo adesso e che mai avremmo pensato di vendere. Esattamente 10 anni dopo dal 31 gennaio 2007, data di quando noi facemmo il nostro preliminare d'acquisto. Una incoraggiante carezza del caso. Verrà a viverci una splendida giovane famiglia. Siamo molto contenti di questo passaggio e speravamo proprio in una tale definizione: rivediamo in loro i nostri slanci, le nostre emozioni e gli stessi entusiasmi di noi dieci anni fa, quando ci innamorammo di queste deliziose quattro mura dalla lunga storia un po' da rispolverare, e siamo certi che loro ameranno quanto noi la casa che si sono scelti. Tuttavia per noi é stato anche un piccolo trauma - inutile sottolineare quanto siamo e saremo legati a questa casa - ma adesso dobbiamo guardare avanti. É scelta senziente e voluta quella di Bisarno. No regrets e testa avanti e concentrata! Il futuro dei quarant'anni (io a maggio, lei ad agosto, con questo 7 che ci accompagna, noi entrambi leve del 77) é ormai prossimo e una nuova stagione della vita, quella di "mezzo" avrebbe detto Dante, sta per iniziare. 

1 febbraio 2017

La scala (di Escher).

Questi giorni di lavoro, dove la pioggia umida si è sostituita al vento gelido, hanno creato qualche nervosismo, difficoltà, dubbi e stasi operative ma già da oggi possiamo salutare la ridefinizione della scala di connessione fra il piano terra e il primo piano, la famosa scala in pietra di Bisarno.
Non è stato un lavoro facile: siamo stati costretti a demolire la scala in pietra, molto ripida e con i gradoni in pietra ormai lisi. L'abbiamo rifatta su un "disegno mai disegnato" spiegato e rispiegato, cambiato e ricambiato, in un consesso di ipotesi, opinioni, pareri, proporzioni che mi ha fatto perdere la prospettiva ipnotizzandomi in un concetto di scala infinita come nei disegni dell'artista Escher e nelle teorie di Penrose.




Alla fine, eccola qua sotto. Sedute di 27 centimetri, alzate intorno ai 20. Si è guadagnato abbastanza sulla seduta, l'alzata più o meno è quella di prima. Le scale, in fondo, hanno avuto la necessità di una deviazione "a ventaglio". Non ci saranno più le due bocche di accesso come prima, ma vi sarà solo un accesso, una salita, dal lato dalla sala. L'idea è di rivestirle in resina chiara e di mantenere le pareti verticali a vista, in pietra e mattone.





E i vecchi, splendidi gradoni che una volta e per secoli hanno permesso il passaggio interno a Bisarno? Rivivranno, altrove. Nei gradini che collegheranno i vari livelli nel campo. O nel lastricato dell'aia. O nei davanzali di alcune finestre recuperate. In pieno stile Bisarno.

24 gennaio 2017

Il vento.





Il vento è la caratteristica climatica di queste giornate di pallido sole, nel mezzo di questo inverno gelido. Rappresenta quasi una voglia di soffiare verso giorni più caldi, di partire, di ripartire, di smettere con l'inanismo del pensiero e procedere. Questa canzone crea perfettamente un'atmosfera sospesa fra la malinconia e l'azione.

21 gennaio 2017

Gli spifferi della camera matrimoniale.

In questo sabato freddo e ventoso, ma timidimente incorniciato di luce dal pallido sole di gennaio, sono proseguiti i lavori a Bisarno. Sono settimane dedicate agli interni del primo piano: finiture come nicchie e aperture, predisposizioni di sicurezza come il betoncino, nuove pareti  e le tracce prima degli intonaci. In questa ultima settimana i lavori si stanno concentrando nella futura camera matrimoniale, dove è stata ripristinata una antica porta che nei nostri progetti unirà camera e bagno, e una finestrella in loco di una latrina esterna. La camera sarà tutta bucherellata, visto la presenza della velux a tetto e una finestrella per lato, e avra un carattere storico visto anche la falda a capanna che la rende molto accogliente e intima. Io ho avuto modo di godermi un po' di lavori, di dedicare del tempo alla casa anche con la mia bambina. Bisarno era ventosissimo, non ancora accogliente quanto lo vorrei, io in forma relativa ma tutto sommato mi ha regalato una bella dose di energie mentali e fisiche.
La finestrella da fuori.
La finestrella da dentro, con davanzale in pietra, ex gradino della scala.

17 gennaio 2017

Una gustosa penna al sugo.

Oggi mi sono preso un giorno di ferie. Un giorno per me. Per parlare con un amico in una colazione lunga e appagante come facevamo vent'anni prima quando si affrontavano tematiche più lievi, come il fantacalciomercato, e riuscivamo a vederci con molta più facilità. Per passare del tempo con le mie bambine, una peraltro a casa malata. Per ritrovare un po' il sapore, coccolarne l'idea - in questi strani giorni di attesa, paura, ipocondrie, riflessioni sterili - di una imminente e desiderata ripartenza, fisica e psicofisifica. Per pensare, proteggermi, guardare fuori, fare quadrato e gestire le mie priorità. 
È stato un giorno che si è distinto dal solito routinante incedere settimanale che purtroppo tutti ci troviamo a vivere e che nell'arco di poche settimane si perderà in un confuso passato non memorabile. Invece oggi è stato tutto sommato un giorno vissuto e che riuscirò a rammentare per tanti anni, anche se niente di eclatante è stato fatto. Prevista è arrivata la neve: una neve ghiacciata, portata dal tagliente vento di grecale, che non si è neanche degnata di attaccare, di pennellare un ovattato paesaggio candido, ma mi ha soltanto infreddolito e costretto a bere fumanti bevande calde, a coprirmi di lana, di memorie e sapori forti e familiari (a cena una semplice gustosa penna al sugo) per quando sarà più caldo, sotto ogni profilo. È stato anche il giorno del funerale di una zia del Casentino, dolce protagonista, insieme alla nonna, delle mie spensierate stagioni estive in campagna. Delle partite a scala quaranta che facevamo ogni sera al paese prima di addormentarmi con nonna, la zia, altre zie e signore amiche delle zie, sono rimasto solo io. È la vita, del resto sono passati ormai quasi trent'anni. E non c'ho più mai neanche giocato a scala quaranta, ma ricordo ancora nitidamente quelle partite: una delle signore era sordomuta ed era divertentissimo farci squadra ammiccarci le carte. E fra i tanti pensieri di oggi, il ricordo della zia, del suo ciambellone che sempre teneva in casa da offrire, del suo sorriso pieno, di quegli anni, di quel Francesco così diverso, così bambino, mi ha stretto forte la pancia. Qualche mese fa - l'ultima volta che l'ho vista - era venuta con me anche Matilde: mi aveva fatto effetto vedere lei, la mia piccola me, cosi somigliante per indole ed estetica a quel Francesco, calcare le stesse stradine, muoversi nei miei luoghi, entrare e uscire dall'orto di casa, come se fossi io. 
Una giornata così insomma, fra il vento, la neve, l'amicizia, la nostalgia e la voglia, che si era un po' spenta negli ultimi mesi ma sento finalmente che si sta riaccendendo, seppur lentamente, di continuare a creare, ad avere idee, anche pazze, a costruire, malgrado queste continue piccole noie di salute. Una voglia, direi meglio una matura consapevolezza, della necessità di "ritrovarmi", di non sprecare tempo ma di cercare di vivere giorni come questo, che riusciranno davvero a staccarsi dalla matassa noiosa del tempo e che costituiranno una nuova suggestiva memoria da dare a me stesso, alle bambine, a chi mi è accanto e mi vuole bene, fra venti, trenta, quaranta anni. Attitudine caratteriale difficile, difficilissima, che una volta avevo naturale e che adesso - da uomo alle soglie dei quaranta - non posso permettermi di non avere più o, persino peggio, di sprecare, seccare, fra le paranoie, le ipocondrie e le malinconie.




12 gennaio 2017

La neve: non avrei il fisico per affrontarla...

Giornata grigia. Fredda. Umida. Le previsioni per i prossimi giorni indicano neve. Un inverno algido, sottozero, come non accadeva da anni. Ogni altro anno di questi primi 39 avrei atteso questa bianca eventualità con gioiosa ansia. Questa volta no. Non ne ho voglia, o forse non avrei il fisico per affrontarla. Avrei già desiderio di luce, di giornate più lunghe, del caldo che mi asciuga i bronchi, il moccico, la stanchezza e mi permetta di stare con più calma a Bisarno, a vedere i lavori, a contribuire con qualche azione di fatica (portare via i calcinacci, pulire, poc'altro ma che mi fa sentire bene e utile!). 
Intanto si prosegue con le tracce interne del primo piano e, in termini di "estetizzazione", il ripristino delle murature esterne: la piccola finestrella affiorata dopo aver rimosso una diruta sottile muratura esterna e che  - nel suo interno interno rimasto cavo e mai riempito - aveva dato vita a un microcosmo di topi e api, è stata adesso riempita e messa in sicurezza e, nella parte esterna a faccia vista, saturata con dei vecchi mattoni, di modo che adesso se ne intuisca la presenza passata da piccola apertura e costituisca  una ben visibile trama storica del complesso e articolato sistema murario di Bisarno. 
Lavori di muratura dove abbiamo trovato l'alveare.

11 gennaio 2017

L'alveare e i topini.


Lentamente. Lentamente. Lentamente. Il bicchiere è riempito a metà. Adesso è davvero una questione di testa considerarlo mezzo pieno o mezzo vuoto. Di nuovo in ufficio, di nuovo la quotidianità lavorativa. Fra tosse e moccichi. Le vacanze invernali sono state spese in farmaci e cure, e mentalmente ci hanno più stancato e innervosito che rigenerato. Tant'è. Un gennaio freddissimo accompagna questi giorni. Era qualche anno che le temperature non stavano costantemente sotto lo zero. Provo spesso freddo, mi copro molto, indosso maglioni fuorimoda avvolgenti e a collo lungo. Senz'altro è il clima ma anche l'attitudine di queste ore. A Bisarno stiamo affrontando le murature esterne, nel semiperimetro ancora impalcato. Abbiamo anche trovato, nell'incavo di una vecchia finestra poi murata, l'alveare che tanto ci aveva fatto tribolare durante l'estate. Stava ancora grondando miele, che veniva mangiato da dei topini di campagna che, dentro quella tasca fra la muratura esterna e interna, vi avevano trovato l'habitat ideale. Mi è quasi dispiaciuto dover riempire il tutto, ma i lavori devono andare avanti, in attesa che un po' di caldo sole riscaldi Bisarno e non solo. 

L'alveare estratto dale mura.

Topino buongustaio.

4 gennaio 2017

Non sarà un anno noioso.

Nel mentre che la nostra vita prosegue fra cerotti, dolori e fisime, costringendomi a chiudermi a riccio in casa fra introspezioni e pensieri un po' troppi cupi, Bisarno al contrario non sta fermo. Il 2016 é stato un anno faticosissimo per noi, per i tanti motivi che abbiamo raccontato in queste pagine e gli ultimi due mesi funestati da problemi sempre piccolo e risolvibili ma numerosissimi e consecutivi. Ma alla fine siamo riusciti a realizzare le prime due stanze, ora un mini appartamento funzionale con bagnetto, cucinotto (poi futura lavanderia) e camera da letto (che poi sarà un piccolo salotto con camino). Abbiamo inoltre completato la ristrutturazione di tutto il tetto (questo ormai da qualche mese) e, soprattutto, abbiamo tolto metà dei ponteggi, rivelando i lavori di ripristino delle antiche murature e riportando in vita archi medievali, cantonali in alberese, aperture parzialmente dimenticate: grande soddisfazione! Ma non possiamo fermarci. Bisarno non aspetta. Il 2017 sarà l'anno del trasferimento e da metà anno diverrà la nuova nostra casa. Quindi, dobbiamo essere immediatamente operativi e sopratutto con un piano di azione che coinvolga in una scala temporale di intervento ben definita tutti i professionisti coinvolti nel restauro. Ci portiamo su: tralasceremo il recupero degli altri due moduli del piano terra per salire coi lavori immediatamente al primo piano (zona notte) e alla piccionaia. Intanto, con l'elettricista, abbiamo definito con lo spray i punti luce e i luoghi degli interruttori. Stiamo portando avanti - e questi lavori caratterizzeranno i primi due mesi del 2017, secondo una prima stima di massima - le piccole muratore del primo piano: fare le cornici per le porte, valorizzare delle nicchie che sono riemerse nelle demoliture degli intonaci a febbraio 2016, la scala che conduce al piano, rifare delle pareti di separazione per isolare delle stanze, tracciare per favorire il passaggio dell'impianto elettrico e Idraulico (meno articolato come nervatura me ben più ingerente negli spazi che necessita). Tanti lavori sulle pareti verticali prima di procedere con gli intonaci, che in teoria dovrebbero essere murati a marzo. Nel frattempo dovranno essere prese tante scelte: impiantiti, alcuni primi arredi, si continuerà con la realizzazione delle porte e delle finestre in ferro etc. Una cosa é certa: non ci annoieremo. 

1 gennaio 2017

I cerotti buoni delle feste.

Strane vacanze natalizie. Non possiamo dire brutte: sarebbe ingeneroso per chi ha problemi concreti e vive situazioni realmente complicate. Ma è grottesco che quasi al decimo giorno di ferie si sia sempre tutti acciaccati, fra tosse, moccichi, febbrate, vomiti, dissenterie, muco: un lazzaretto familiare, allargato anche ai nonni, che ci ha recluso in casa, buttando giù il sottoscritto (piuttosto "sensibile" a queste situazioni), isterizzando la Mignola e innervosendo la Laura. Non c'è che Matilde che vive i suoi acciacchi con seraficitá e gioia, approfittando del tempo in casa per affinare le sue capacità grafiche. E forse questi inciampi ci hanno fatto anche essere severi, troppo severi, nel giudicare - in queste ore di retorica di fine anno, fra bilanci e propositi - il 2016 appena scorso. Comunque, non mi sottraggo al gioco. La prima considerazione è che nell'anno 2016 abbiamo scommesso forte e tanto su noi stessi, prendendoci dei rischi che alla lunga - i famosi ormai ultimi due mesi - hanno chiesto dazio: stress, stanchezza, tensioni alla fine ci hanno indebolito e costretto in queste ore a un otium forzato fra le quattro mura, che non sarebbe differente da quello che avevamo agognato ma avremmo voluto farlo con una scelta nostra, pigiamosa e coccolante, e non subita e piena di medici, fazzoletti sporchi e farmaci. Comunque, ad averne di anni come il 2016: un ottovolante creativo unico che mi ha dato grandi emozioni: io necessito continuamente di sfide, di emozioni, è il mio daemon, e queste non sono davvero mancate: forse nel 2017 potrebbe non essere sbagliato decelerare un po'. Bisarno e La Toscana di Ruffino svettano come risultati, progetti diversi di sfere lontane fra loro. Sono cresciuto professionalmente. Ho visto altri pezzettini di mondo. Ho aperto questo piccolo blog. Sì, scrivere e viaggiare sono da anni le mie cure e lo sono state anche quest'anno. Ci sono tante nuove anime belle che al 31 dicembre 2015 non conoscevo o di cui conoscevo solo qualche maschera e non le pieghe del volto. Con altri non mi sento quasi più: forse doveva essere così. Infine e soprattutto non posso non ricordare a me stesso come la famiglia prosperi, stia in piedi, sebbene qualche mia latitanza, piscologica e lavorativa. Ma per arrivarci a tutte queste novità si è battuto più volte la bocca, si sono provare emozioni negative e frustranti, chiaroscurali, la paura spesso ha frenato. Ecco, meno paura vorrei avere nel 2017. Maledetta paura. Ma sono, siamo tutti qui: ci contiamo e i conti tornano. Ci soffiamo il naso, accendiamo l'aerosol, prendiamo l'oki e immunostimolanti, rinunciamo a qualche gita fuori porta, ci ingolfiamo di panettone coi canditi, cioccolato fondente e cucchiai di miele, ci incerottiamo coi cerotti buoni rossi, delle feste e ci prepariamo, in qualche modo, al 2017 che già è qui e mi porterà, ci porterà (anche la mia compagna è dell'aurea classe del 1977) ai famigerati 40 anni. Auguri a tutti amici per un altro giro! 

30 dicembre 2016

30 dicembre 2015, si compra Bisarno

Un anno fa, il 30 dicembre 2015, un parco ma gustoso pranzo consumato insieme al nostro geometra al Bar Mazzini di Firenze, accanto allo studio del notaio prescelto, sanciva l'acquisto di Bisarno. Arrivare alla firma di quell'atto é stata la storia che precede la storia di questo blog. Ed é molto divertente riviverla, oggi, un anno dopo, che i problemi sono altri...
I primi sopralluoghi a Bisarno furono fatti a fine primavera 2015. Quella casa la conoscevo da tempo: ci correvo vicino, in bicicletta, si andava a rubare le ciliegie (oggi solo due ciliegi sono rimasti). Grazie a una trasferta di lavoro, avevo avuto modo di incontrare i rappresentanti della fattoria della quale Bisarno era una delle proprietà. Quindi, quasi per caso - non avevamo nessuna intenzione di cambiare casa, il nostro gioiellino a San Francesco - alle porte dell'estate, avevo avuto l'occasione di informarmi se fosse in vendita o meno e poi di farci una prima visita. Un sopralluogo che smosse subito qualcosa di epifanico. L'aia lastricata, la stalla, il fienile, le pietre a vista, le scale in pietra, la torre piccionaia. "Torniamo insieme a vederlo, vieni anche te, magari ti piace" - avevo tentato così la mia dolciastra metà. Le era piaciuto. Certo, i conti non tornavano. Ma con qualche spericolata architettura finanziaria, mutui, fideiussioni, pagadebit, ancora oggi e per i secoli in piedi, alla fine fu avanzata una offerta, lontana dalla richiesta iniziale ma senz'altro dignitosa. Da lì - erano ormai i primi di luglio - fu trovato l'accordo economico a seguito di vari incontri, l'ultimo dei quali direttamente nel quartier generale del venditore a fine mese. La proposta di acquisto, però, non venne firmata sul momento perché richiedeva la firma di vari membri del CdA: "una formalità da pochi minuti, non preoccupatevi: ci troviamo tutti insieme e firmiamo" che però a fine settembre non era stata espletata. Ricordo ancora una chiamata a metà agosto al geometra (coinvolto in entrambe le parti e mirabile sensale dell'operazione) che indispettito mi rispose che era in una isola greca e non ne sapeva (né voleva saperne) niente. Noi stavamo concludendo le nostre vacanze a Barcellona, e ogni giorno aspettavamo, a quel punto con un pizzico di ansia e preoccupazione, quella firma congiunta. Da fine agosto la situazione passa dall'inerzia al caos. Arriva un ok di massima, informale, ma non la firma e l'inserimento nel preliminare, da parte di un vegliardo avvocato di dubbie capacità, di clausole e clausolicchie assolutamente insostenibili da parte nostra. Tutte formalità, non si discuteva più di costi o metri quadri di terreno, ma inaccettabili nella loro stesura, come ci rivelava il nostro notaio (donna, e di conseguenza mai troppo considerato dall'avvocato dei venditori..). Fra minacce di far saltare tutto, nervosismi, infinite revisioni al documento che ovviamente in sede di preliminare fu presa una versione vecchia, il gran giorno viene concordato al 25 settembre. Peccato - e qui davvero non vi é colpa di nessuno -  il geometra subisce una colica renale e, avendo lo stesso il potere di firma, purtroppo l'incontro, fra snervamenti e improperi di tutti, salta. Si rinvia a due giorni dopo, 48 ore durante le quali continuano le schermaglie, si hanno numerose e-mail fra le due parti, dei cui contenuti ancora stiamo cercando di capire il significato tanto questi si addentrano nello sterile burocratese. Il 27 si riesce, in 4 ore, col notaio a esclamare occhi al cielo "mai viste cose del genere" (perché fu necessaria una chiamata all'avvocato e una modifica all'atto sul momento) a firmare l'atto. Sorrisi, brindisino. Il rogito viene fissato entro l'anno, entro il 30 dicembre, perché la controparte ha necessità di fare l'incasso entro l'anno. Cosa che a noi va bene e accettiamo quindi di buon grado la data. Ottobre passa indenne, ma a novembre si palesa un altro macigno sulla trattativa. Bisarno era regolarmente affittata e ancora i coinquilini non avevano optato per soluzioni alternative. Del resto a loro era stato detto della vendita solo...da pochi giorni. Una ennesima situazione grottesca non determinata da noi che si é protratta fino a poche ore prima del rogito. In realtà anche dopo, purtroppo uno dei coinquilini era dipartito in quei giorni e la sua stanza non era stata ancora ovviamente liberata. Quei ragazzi si sono rivelati brave persone e coi quali abbiamo fatto squadra: noi stessi non abbiamo forzato per farci liberare l'immobile entro l'anno. Comunque, é passato un anno...da lì a pochi mesi avremmo iniziato i lavori di restauro, nuovo anno nuovo situazioni, aprendo una altra ampia pagina ancora in via di scrittura, ma i giorni che precedettero l'acquisto di Bisarno sono stati un periodo nevralgico e cardinale nella nostra vita che oggi con nostalgia mi ha fatto piacere rivivere.

26 dicembre 2016

Auguri

Stiamo avvicinandoci agli ultimi giorni di uno strano 2016. Oggi é Natale e siamo tutti mezzi accartocciati, fra influenze, vomiti, febbre, stanchezze. Forse é il dazio che io e la mia famiglia stiamo pagando per un anno sempre su di giri, con alti, bassi, novità, corse, pianti, sorrisi. Bah, in fondo meglio viverla questa vita che pensarla, eviscerarla, finire per aggrovigliarsi - attitudine a cui purtroppo tendo - fra le vischiose maglie cupe del mio pensiero. Lo scorso anno di questi tempi stavamo finalizzando, fra numerose complicazioni burocratiche, l'iter di acquisto di Bisarno. Vacanze natalizie scandite dalla necessità di chiudere l'acquisto entro il 30 dicembre, fra avvocati incapaci e arroganti, trattative fra San Sepolcro e Pontassieve, disfide fra clausolette per un metro quadro di terreno. 
Di lì a poche settimane avremmo immediatamente iniziati i lavori di restauro: soddisfazioni, certo, sempre ben documentate in questo blog (un'altra bella novità di quest'anno) ma tante problematiche burocratiche ed economiche che invece ho preferito non raccontare, ma che ci sono state: forse senza raccontarle non le ho espiate, e alla fine sono emerse fisicamente. Al lavoro a maggio abbiamo concluso la pubblicazione del libro "La Toscana di Ruffino". Le trasferte di lavoro fra cui il Canada con la febbre. La febbre poi ripresentatasi a dicembre, prima del convegno a Poggio Casciano, altra grande esperienza di lavoro. La paura. La paura che io spesso coi vestiti buoni dell'ipocondria. Paura per controlli per me e per coloro a cui voglio più bene. La paura che sempre c'é perché, é forse questo il punto del mio equilibrio, davvero ho tanto da perdere. Al 2017 auguro a me e alla mia famiglia di continuare così, perché in questa giostra tutto sommato ci si sente vivi, si cresce, si lascia una impronta di noi. 

21 dicembre 2016

I giorni del Natale

L’atmosfera fra le strade è silente, intima, raccolta. Spesso leggere nebbie avvolgono la notte. La neve spolvera i colli più alti. Quando è sereno e un nitido cielo stellato illumina la notte, le case brillano di luci colorate. I camini dai tetti di tegole mangiate dal muschio emettono ipnotiche danze di fumo che si perdono fra i bagliori della luna.
Tutto ha inizio l'otto dicembre, festa dell'Immacolata Concezione e giorno di vacanza dedicato all'allestimento degli addobbi natalizi: l’albero che dev'essere “grandissimo, babbo!”, decorazioni create da mani emozionate e incerte, e il presepe: di buon mattino ci mettiamo in macchina, si compra l'abete e si fa una bella passeggiata nel bosco a raccogliere un po' di muschio.
Sono questi i giorni di avvicinamento al Natale, intensi e partecipati quanto il Natale stesso, soprattutto agli occhi dei bambini che brillano estasiati per meraviglie come la famiglia per una volta riunita insieme e senza fretta, il babbo con tutto il tempo per giocare al mattino in pigiama, la lettera da scrivere a babbo Natale, i doni da incartare, le recite di fine anno della scuola, con nonni e mamme coi lucciconi e fazzoletti in mano, le preparazioni per le ricche e festose tavolate natalizie. A casa le donne di famiglia si ritrovano tutte insieme per preparare i tortellini (chi fa la pasta, chi la tira, chi il ripieno, chi li forma, chi li conta, chi parla del più o del meno…): un rito che ha attraversato generazioni e che riunisce almeno tre nuclei familiari per ore e ore che in nessun’altra occasione avrebbero voglia di dedicare tutto questo tempo a un piatto delizioso ma dalla preparazione lunghissima e che richiede una abilità quasi atavica.
Il gran giorno è la vigilia, la sera del ventiquattro dicembre. Appuntamento a casa degli zii. La serata è lunga e festosa: baccalà, un po' di fritto di mare come antipasto: la tradizione vorrebbe che non si mangiasse carne. Poi, poco prima di mezzanotte, l’apice: dalle scale scende un omino vestito di rosso dalla lunga barba grigia e incappucciato dalla voce baritonale. I bambini - che pur tanto avevano atteso questa apparizione – pietrificati e immobili. I più piccoli, puntualmente, scoppiano spaventati in lacrime. “Io…io sono stata brava”, balbetta tutto d’un fiato sforzandosi di non piangere la mia bambina più grande.  “Zia, basta, torna a cambiarti. Non ha funzionato: hanno avuto paura”, sussurro a mia zia, come ogni anno lei ben più divertita di questa sua mascherata dei bambini stessi che, però, hanno subito ripreso energie e colore nei volti nel vedere i doni lasciati da Babbo Natale: adesso non resta che aprire i regali!
L'indomani il pranzo di Natale è un momento quasi solenne. Siamo tutti vestiti bene. La tavola, in rosso, è col servito buono della nonna, quello che si utilizza una volta l’anno. Nei piatti, la migliore tradizione famigliare si interseca con le ricette tipiche del Natale, fra le quali dominano i tortellini in brodo e un barocco cappone ripieno con pistacchi, uova di quaglia e prugne creando dei capolavori di cucina casalinga d’autore. Si aprono le migliori bottiglie conservate gelosamente in cantina. Nel lungo fine pasto dominano il pandoro e il panettone, le due icone dolci del Natale Italiano, il panforte senese, il torrone, la frutta secca con il Vin Santo. Il pomeriggio scivola accasciati sul divano, sgranocchiando noci e nocciole, melograni, fichi e datteri e giocando a tombola (e non di rado l’atmosfera si scalda per la proverbiale fortuna della nonna, la sordità del nonno che non afferra mai i numeri, qualche battuta fuori luogo…). Quasi non ce ne accorgiamo neanche ed è di nuovo tempo per mangiare: la cena è di nuovo pronta. In un attimo le cartelle della tombola coi fagiolini a coprire le caselle lasciano il posto alla pentola fumante del bollito, la ciotola di salsa verde e il vassoio con l’insalata russa.
L’anno nuovo è festeggiato con il “cenone” di San Silvestro, una cena informale fra amici, divertente e chiassosa, in cui domina la tradizione gastronomica di due piatti di carne di maiale, lo zampone e il cotechino, con un contorno di lenticchie, che si dice porti fortuna mangiarle per l’ultimo dell’anno in quanto la loro forma assomiglia a delle piccole monete, come i chicchi di uva in attesa del brindisi della mezzanotte.
Il sei gennaio arriva l’Epifania che, come dice il proverbio, “tutte le feste porta via”: la befana, ritratta come un vecchia rugosa dal naso adunco che vola cavalcando una scopa di saggina, porta con sé, dentro delle calze di lana, dolci e regali ai bambini che hanno fatto i buoni, o carbone se sono stati cattivi. La befana ha questo sapore malinconico, del carbone se non si è stati bravi, dell’ultimo vero momento tutti insieme in famiglia prima di tornare al lavoro, alla scuola, ai doveri quotidiani. Le vacanze di Natale sono davvero finite. Non sono lontani i giorni in  cui le primule spunteranno timide dai prati.
Ed eccoci al giorno del Natale! Foto di Sandra Pilacchi

18 dicembre 2016

"Il prossimo anno".

Vengo da un periodo a dir poco complesso, con situazioni che mi hanno portato a un sovraccarico di responsabilità ed emozioni, molte delle quali gestite con fatica e un senso di stanchezza quasi esistenziale. Una sorta di spleen. Erano gli ultimi giorni di ottobre e mi apprestavo con entusiasmo e spalle larghe al mio viaggio in Canada: in realtà mi imbarcavo per l'inizio di una fase piuttosto complessa. Quasi due mesi di evenienze extra-ordinarie che hanno affievolito i piaceri della mia vita privata, acuito le mie paure, talvolta ipocondrie, spesso paranoie, per la salute mia e di chi mi è vicino, complicato la già complicata routine lavorativa alla Ruffino, esasperato il già esasperante restuaro di Bisarno. Cinquanta giorni intensi e volati. Ormai, siamo a una settimana tonda dal Natale. La mia bambina più grande me lo ricorda ogni secondo e squittisce con gioia in attesa di tutte le feste che si prepara a vivere, fra pacchettini, disegni a tutti, decorazioni e addobbi. Come lei stessa elenca giuliva: "La vigilia, Natale, Natalino, il prossimo anno e la Befana". Il prossimo anno, si, quello che sarebbe il capodanno. Il prossimo anno. Sarà il 2017 l'anno dei miei quaranta e a meno di inopinate e imprevedibili catostrofi l'anno del trasferimento di tutta la famiglia a Bisarno. Si, fra le tante situazioni generate durante "i 50 giorni d'autunno", per trovare un titolo e una sintesi a questo ciclo agrodolce, siamo riusciti a chiarire un po' di più le nostre tempistiche. Intanto, in questi giorni stiamo facendo in fretta perchè voglio prendere la residenza e organizzare il mio buen ritiro. Fra ieri e oggi sono state montate le finestre - che belle! -, riscaldate le stanze, allestito la camera, il cucinotto, il bagno...Pulire i pavimenti, lavare i sanitari, spolverare, incastrare le prime opzioni di arredo in un senso compiuto seppur provvisorio...beh, ha fatto piacere e ha costituito una forte spinta in positivo verso "il prossimo anno"!
Porta aperta e un natalizio benvenuto!

17 dicembre 2016

Le prime finestre!

Oggi abbiamo montato le prime finestre: in ferro, con verniciatura effetto ruggine. Sono bellissime! Abbiamo optato dopo lunghe riflessioni per il ferro, escludendo l'alluminio e facendolo prevalere sul legno, materiale forse più coerente rispetto al ferro in un recupero storico perché mi permette scelte cromatiche in linea coi miei gusti e per i telai particolarmente sottili che mantengono quasi inalterato lo spazio luce. Abbiamo anche installato una porta d'ingresso in lamiera provvisoria che fa la sua discreta figura. Il mini appartamento sta prendendo identità, già ha una radicata anima contadina e nei prossimi giorni cercheremo di portargli anche un vissuto affettivo.

Riflessi agresti sulla finestra in ombra.
Le due finestrone della stanza del camino e l'ingresso (provvisorio).

Una finestrona baciata dal sole.

10 dicembre 2016

Il bagno ospiti, le cementine e i tubi di rame a vista.

In una delle stanze di Bisarno erano presenti le cementine, mattonelle esagonali a colori scuri in grande voga nelle case negli anni Venti.
Mi è subito preso una gran voglia di provare a recuperarle e a farne l'impiantito per una piccola zona di Bisarno: il bagno ospiti del piano terrra.
Chiaramente, la scelta di un materiale marcatamente primonovecentesco, ha richiesto un pensiero a priori su come impostare il bagnetto, senza dimenticarne le dimensioni ridotte.
Quindi: senz'altro cementine, che nel mio caso sono in predominanza grigio e rosso fegato, con una decina di esagoni neri (i più belli secondo me). Queste sono state preventivamente recuperare, pulite, lucidate. Incollate solo sul pavimento e su una parete della doccia, sulla stessa linea che è come se si alzasse di novanta gradi verso l'alto. Le pareti scoperte le faremo in resina. Altro aspetto novecentesco è l'opzione delle tubature a vista in rame, compresa la rubinetteria per la quale stiamo cercando cose industriali, tipo aperture a ruzzoline rosse. Il lavabo sarà in cemento, anche qui per esaltare la scelta delle cementine. La parete con apertura di ingresso sarà in ferro e vetro opaco. Insomma, un bagno che vuole ricreare un contesto atipico per Bisarno, dal sapore di archeologia industriale, ma che secondo me avrà, una volta realizzato, un grande fascino.
Il lento ma soddisfacente recupero.