6 settembre 2017

#cookstock


Ormai poche ore e tornerà Cookstock.it, l'evento più appetitoso di Pontassieve! Siamo alla quarta edizione e ogni volta - anche dopo essermi ripromesso di viverlo con pura professionalità e maggior distacco possibile - mi trovo coinvolto, entusiasta, arrabbiato, avvinto da un “forte sentire” durante questo frenetico iter organizzativo che sta precedendo l'atteso via delle iniziative, venerdì sera alle 19. Ma ci siamo e direi che va tutto bene! E se pioverà, pace: molte attività, fra cui le nostre cantine, sono al chiuso!
Cookstock unisce il mio paese e l'azienda per cui lavoro, la Ruffino. Ci tengo a fare bella figura coi miei compaesani, coi colleghi che ci dedicano a loro volta un sacco di tempo, talento e risorse e lo impreziosiscono. Persone che sono amici oltre che professionisti esemplari, come Fabrizio Masieri e i ragazzi del Cavolo a a Merenda, Sandra Pilacchi, Riccardo Ciolli, dell'ufficio comunicazione del comune (altro grande pilastro dell'evento), lo chef Edoardo Tilli, Marta e Basheer di Nura, squisito street food indiano e, non ultimo, Stefano Frassineti, primo ideologo di Cookstock e sempre presente, seppur quest’anno dedicatosi soprattutto alla sua locanda Toscani da Sempre. Anche noi in Ruffino siamo pronti (quasi!) ad aprire le nostre cantine. Il percorso è definito, le zone di passaggio “imbellettate” e sarà altamente suggestivo passeggiare dentro Ruffino anche sotto il chiarore della luna, visto che le visite si protrarranno fino alle 22 (e inizieranno alle 11). Le passeggiate dentro Ruffino saranno guidate dai miei colleghi che, per due giorni, vestiranno gli abiti di ambasciatori del marchio. E, forti dei consensi ricevuti lo scorso anno, verranno anche ripetute le piece degli attori dell'associazioni Allibratori - strepitosi cantastorie coi quali condivisi una breve esperienza lavorativa nel 2002 e che, dalle 18 alle 22, imbastiranno nell'iconico sovrappasso di Ruffino, il ponte, una breve storia recitata sui nostri 140 anni. Inoltre, gustosa novità di quest’anno, nel piazzale della villa dentro Ruffino sarà possibile anche degustare le squisite pizze di quattro pizzaioli “trispicchiati” (i tre spicchi sono il massimo riconoscimento per un pizzaiolo e sono attribuiti dalla guida Gambero Rosso, l’equivalente dei tre bicchieri per il mondo vino), fra cui le leggendarie creazioni di Giovanni Santarpia.
In paese a Pontassieve, fra le due piazze, quella del comune e quella di San Francesco, e lungo tutto il “borgo”, troveremo il bardiccio e il lampredotto, il ramen e il gazpatcho, i testaroli lunigiani e il polpo di scoglio pugliese, gustare le sofisticate prelibatezze dei grandi chef, apprendere i segreti della schiacciata con l’olio o della pasta fatta in casa, rilassarsi in uno dei bistrot a tema a pranzo o a cena, coinvolgere i propri bambini nei laboratori a loro dedicati, ballare ai numerosi eventi musicali (quest’anno uno per piazza!), acquistare i prodotti locali dagli orti del territorio e dai presidi Slow Food, elevarsi con momenti letterari, presentazioni, incontri, o semplicemente bighellonare senza meta precisa fra le vie del paese in mezzo ai sapori, i suoni e i profumi di Cookstock.
Anche la comunicazione dell’evento è in pieno fermento. Due sono le media partnership - Radio Sieve, la mitologica radio pontassievese che allieta tutta la Valdisieve e il Mugello, e The Florentine, rivista in lingua inglese animata da una delle firme più in ascesa del giornalismo, l'inglese ma pontassievese d'adozione Helen Farrell - che racconteranno l’evento. La pagina Cookstock su Facebook è in pieno fermento, grazie all’industriosa creatività di Valentina Cerofolini e Marina Mariottini di Sinaptic, che hanno creato anche l'utilissimo cookstock.it. E - grazie a un congiunto e sinergico impegno di ufficio stampa - sono numerosi gli articoli di stampa nazionale che hanno scritto e scriveranno dell’evento. Insomma, sono, siamo, pronti. Io vi aspetto! Emozionato, contento, e comunque vada, soddisfatto! Viva Ruffino, viva Pontassieve e lunga vita a Cookstock!
La locandina di Cookstock 2017


Cosa succede in Ruffino? Ecco qua! 


E in paese? La mappa e le iniziative a Pontassieve

5 settembre 2017

Ricominciano i lavori dell'aia


Lunedì 4 settembre abbiamo ripreso i lavori dell'esterno, dedicandoci al completamento del mosaico litoico a opus incertum che caratterizzerà l'aia, un lastricato di circa 110 metri quadri che si estende dalla porta del fienile fino alle stalle di Bisarno - stalle oggi convertite nella nostra cucina e nella nostra sala - e che verrà restituito alla sua forma storica, sebbene la funzione verrà convertita da lavorativa a conviviale. 

Vista dalla finestra del guardaroba

Vista dalla torretta
Vista dalla finestra di camera
Dettaglio del canale che porterà via le acque
Altro dettaglio del canale




4 settembre 2017

L'amicizia

Sono una persona dissacrante e non facile. Mi piace stare da solo e prendere decisioni in autonomia. Talvolta appaio snob, testardo e molto egoista. Non mi piacciono situazioni che vedono troppe persone coinvolte, o far parte di ampie aggregazioni. Mi reputo scettico e sono poco conciliante, ingombrante e spesso anaffettivo. Tuttavia, e malgrado questa mia indole, ci sono valori a cui tengo in particolar modo: uno di questi è l'amicizia. Sembra una contraddizione, ma è una delle poche certezze che sento di avere. Ovviamente, inevitabilmente direi, non sono tanti quelli che sopportano di trascorrere del tempo con me, ma questi pochi sono persone alle quali mi accomuna una medesima weltanschauung (stessa filosofia esistenziale), insieme alle quali abbiamo vissuto viaggi esotici, condiviso e risolto situazioni non semplici. Insomma, amicizia intesa come "compagnia picciola" (rieccoci con questa citazione dell'Ulisse di Dante) - scelta, selezionata, impugnata - con cui crescere nel piacere di stare insieme, non una situazione aggregativa di comodo subita per passare un sabato sera non da soli.  
Ieri abbiamo aperto l'aia di Bisarno - ancora dissestata, incerta, caotica - a un gruppetto di questi amici speciali (non sono poi così pochi a dirla tutta: sono fortunato in questo) ed è stata una giornata bella, serena, spensierata, divertente, profonda e leggera, iniziata che non era ancora mezzogiorno (e stavo aggeggiando il tavolo per studiare la mise en place) e conclusa oltre le dieci della sera. Con l'aperitivo, le chiacchiere allegre, le noci e le giuggiole raccolte, un pranzo della nonna 2.0 con gatzpacho, del polpettone al pomodoro e fini vini francesi, i bambini che giocano, un ape che punge, una merenda "digestiva", una vana caccia al topo, dei refoli di vento fresco che ci hanno fatto sbraciolare nelle sdraio, anche momenti di riflessioni più cupe, una cena decisa lì per lì, cambiando l'apparecchiatura e imbastendo uno spaghetto al volo con del buon vino, questa volta italiano, piemontese per la cronaca (non che fosse mancato a pranzo, o a merenda, o all'aperitivo), qualche aneddoto licenzioso a spettegolare, fino al conclusivo "è tardi, domani è lunedì - dobbiamo andare".
Bisarno è una sfida complessa, una sfida che però trova ragioni e animo proprio in giornate memorabili come questa domenica e grazie ad amici preziosi che le donano significato e valore e ai quali voglio davvero bene.

I pargoli!
Preparativi per il pranzo.
Relax postprandiale
Amiche bellocce!
"Si butta uno spaghettino e si resta a cena?"
Suggestiva foto dei tavoli della cena fatta dall'amico fotografo!

2 settembre 2017

Settembre


Un fresco vento settembrino ha spazzato via l'afa degli ultimi giorni e ci ha preparato a un anticipo di autunno, una stagione che ha i colori più vivi e i profumi più intensi ma in sè anche i prodromi silenziosi della necrotizzazione invernale. Il lavoro è ripreso totis habenis, a gran ritmo, e la corsa verso Cookstock, il grande evento di Pontassieve che ci vede con Ruffino protagonisti, è entrato ne suo ultimo miglio. Oggi, un rilassante sabato di buona cucina, gustoso vino (Passopisciaro, contrada S) e gradite visite (è venuta Mia, la migliore amica della Mati, per una sessione di gioco che ha impegnato le Upupole per buona parte del pomeriggio), il NonnoCiccio ha lavato parte della facciata verso l'aia, sopra e attorno l'arco della cucina, restituendo le cromie terrose e ferrigne della pietra alternata al mattone che me la rendono così irresistibile. Adesso è ancora più bella se possibile! Abbiamo (ha, dovrei dire, ma la buona volontà non mi manca mai) installato anche un faretto led esterno sopra l'arco della cucina, un esperimento per vedere se e come la muratura a vista verrà valorizzata da questa illuminazione che vuole essere negli intenti coreografica ma non eccessiva e volgare. Per la cronaca e gli appassionati delle serie a puntate col lieto fine sapientemente rimandato ad taedium, ieri sera si è di nuovo palesato il topo - forse un altro? - nella camera da letto e io ho miseramente fallito di nuovo la cattura, peraltro non facile. Mi sa che dovrò prendere provvedimenti più drastici. A partire dai due gatti adottati all'uopo - Fulvio e Bianca - ai quali forse l'alimentazione da me provvista ha fatto loro svanire lo smalto predatore e la carica agonistica per cacciare via i topolini. Del resto, dovremo imparare a convivere con la fauna di Bisarno, volenti o nolenti. E se i caprioli, gli istrici, il gufo, i leprotti, i fagiani sono stati disneyanamente accolti e salutati nei loro pellegrinaggi per lo più notturni nella corte da tutta la famiglia, dei calabroni, delle vespe, delle zanzare, e soprattutto dei topi e del gigantesco cinghiale palesatosi giovedì notte rumoroso e luciferino a mangiarmi le giuggiole avrei fatto volentieri a meno. Lo abbiamo sentito e poi osservavato dalla specola della nostra camera inerti e un po' inquieti, fin tanto che, improvvisamente spaventato da un nonnulla (non le nostre urla che lo invitavano ad andarsene), si è dato alla fuga nel campo adiacente. 

Una squadra ben organizzata per montare una lampada

L'ottima cena in un ridente venerdì: è fresco, si mangia dentro...
Meglio fare da soli...


28 agosto 2017

Zia Dada e la Costanza nascosta

Vacanze concluse. Di nuovo a casa dopo quattro deliziosi giorni trascorsi dagli zii nel mare di Porto San Giorgio, nelle Marche. Che bella sensazione al rientro introdursi nella strada sterrata di Bisarno, a parte l'aver pestato una cacca felina davanti l'ingresso, deiezione di uno dei gatti assoldati per proteggerci dai topi e che, ne porto le prove sotto una scarpa, in nostra assenza sono stati egregiamente alimentati dal NonnoGugo.  Nel viaggio di ritorno abbiamo intrattenuto le bambine (sono bastati 10 minuti prima che cadessero nel sonno più atarassico) con il gioco della memoria: ognuno avrebbe dovuto raccontare cosa sia loro piaciuto di più di questa lunga estate, iniziata a fine maggio con l'abbandono dell'amato nido di San Francesco, proseguita con una tonificante settimana di stasi nella dannunziana pineta di Roccamare in Maremma, gli emozionanti ed euristici primi giorni a Bisarno, il lungo viaggio verso Bruges e le affascinanti città fiamminghe, il rientro nella vita da bisarnesi, con la cugina dall'Inghilterra e gli amici di Milano come ospiti e una Bisarno sempre aperta con scanzonate libagioni nell'aia, fino ad arrivare appunto a questo fine settimana lungo in quel di Porto San Giorgio. Col gioco del ricordo non solo intratteniamo le bambine nel noioso rientro, ma tatuiamo loro addosso il senso del passato e la percezione affettiva e sentimentale dell'esperienza vissuta, con la certezza che ogni giornata così ricca e diversa dalla solita quotidianità permetta loro di arricchirsi e di diventare persone  aperte, curiose ed entusiaste. Il gioco, come ogni momento che ci coinvolga tutti e quattro, é stato accolto con euforia. Quindi: "La foca e il vento a Ostenda". "Le patatine con la maionese ad Anversa". "La foto coi cigni a Bruges". "Io che vomito quasi arrivati sull'astuccio e sulla valigia" (ndr. esclamato da Matilde in riferimento ad abominevole e maleodorante conato ormai alle porte di Augusta, citt d'arrivo, dopo ottocento chilometri percorsi). "Il babbo-canotto!" (ndr. Costanza, in ricordo di lei che amava fare il bagno aggrappata sopra di me nelle acque di Porto San Giorgio). "La carrozza nel lungomare in Belgio". "Le cozze!". "Le partite a Indovina Chi a Bruges e una volta ho vinto io". "La nave in città" (ndr. gita in battello per i canali di Bruges). "Il tappeto elastico in Norvegia!" (nel gioco va bene tutto, anche i ricordi confusi di due anni fa, quando avevamo trascorso due settimane attorno a Trondheim). "Le cicogne" (a Colmar, nel viaggio di andata verso Bruges). Infine, e soprattutto, un entusiasta e all'unisono: "La ziaDada!" - "Si, la ziaDada e la Costanza nascosta": ho rimarcato io per dare un titolo a questo momento apicale delle vacanze. Eh sì, la ZiaDada nei giorni appena trascorsi di Porto San Giorgio ha reso favoloso il soggiorno per le bambine (gavettoni, castelli di sabbia, pesciolino per cena, "ci racconti di quando eri piccina e combinavi guai?) seppur ci sia stato un piccolo diversivo. Ecco quanto: dieci minuti prima di tornare a casa dall'ultima giornata in spiaggia - io a farmi un solitario bagno in mare, la Laura immersa nella lettura di Zola - ci arriva una sconvolta e trafelata ZiaDada: "Laura, Laura, non trovo più la Costanza". "...". Per la cronaca le bambine, insieme ad altri bambini, stavano giocando al parco giochi a inizio stabilmento, sorvegliate dalla zia. A un certo punto, la zia perde di vista Costanza. Così la zia e le altre mamme, e altre persone accorse in aiuto e a curioseggiare iniziano a cercarla, chiamando a gran voce Costanza. Niente. Passano circa 10 minuti. Eterni. Rieccoci alla zia che ormai disperata arriva da noi a comunicarci la ferale notizia. La Laura esce dal naturalismo francese in cui era assorta per scontrarsi col verismo genitoriale: scatto nevrotico e singultanti cenni col braccio al sottoscritto - in rilassante abluzione marina: "Checco, viene, non si trova più la Costanza". Corriamo tutti affannosi verso il parco giochi dove la Mignola era già riapparsa e ci guardava sorridente. Si era nascosta. "Costanza ma non sentivi la zia chiamarti e urlare?". "Si, ed era divertente". Disarmante la sua malizia. Ci riprendiamo tutti con una doccia fredda. I vicini di ombrellone accorsi ad aiutarci ci biasimano. La zia se ne torna a casa per una lunga sessione in bagno a liberare finalmente la tensione di quei 10 interminabili minuti: eh si, "La zia Dada e la Costanza nascosta", uno dei tanti ricordi indelebili di questa estate, senz'altro per la ZiaDada.

Sguardo angelicato e fare diabolico: la Mignola
La zia Dada con le sue Upupole


26 agosto 2017

Ulissismo

Sprecare il mio tempo: non lo sopporto più. Non l'ho mai accettato troppo ma ora che sono entrato nella quarta decade di vita trovo totalmente intollerabile fare cose che non mi piacciono e dalle quali non consegue niente. Mi prende il nervoso e non sono produttivo. Ci sono tanti aspetti del mio io su cui dovrei lavorare ma non questo: mi piace molto questo lato del mio carattere, apparentemente schivo e snobistico, che come un demone mi ha sempre insegnato a cercare l'emozione, a viaggiare indefesso ed essere curioso e aperto, a lasciare un segno, a leggere bulimico e onnivoro, a stare tanto solo con chi voglio e ancor di più con me stesso. A perseguire, con poche fidate persone, progetti e sfide complesse e a lungo termine, che proprio per la loro difficile esecuzione riescono a scuotermi da una sorta di spleen accidioso a cui tendo di indole. Per questo sono sempre stato rapito dal più bel canto dell'Inferno dantesco, il XXVI, quello di Ulisse, della "compagnia picciola" con la quale affronta il "folle volo" del viaggio verso l'ignoto perchè spinto dal demone della conoscenza: "fatti non foste a viver come bruti ma a perseguire virtute e canoscenza". Mi ci immedesimo e ritrovo nell'ulissismo, nel modus vivendi del "re delle tempeste", come lo definiva un ammaliato ed emule D'Annunzio. E grazie o per colpa di questo ambivalente demone, che mi sprona e possiede da circa venti anni, sono la persona che ho cercato di essere: non pigro di noluntas degli ignavi ma con le cicatrici, le ombre e le rughe dei viaggi da compiere.



21 agosto 2017

La cucina

Le 20 di una serata quasi settembrina, per colori e temperatura. Si è calmato anche il vento e stasera possiamo di nuovo mangiare all'aperto. Ho fame e i profumi che sento nell'aria accarezzano l'attesa. Laura sta cucinando e io ne intravedo le movenze felpate e sicure indaffarate a preparare un farro della Garfagnana con una ratatouille di verdure che ci hanno dato i nostri vicini dal loro orto. Una immagine molto viva, come se, qua fuori seduto nell'aia, osservassi un quadro animato, una macchia di colori cangianti, con Laura incorniciata dal portale ad arco e accanto a lei le forme della mia cucina dei sogni. Si, più passano i giorni e più sono, siamo stregati dalla nostra cucina, secondo me un capolavoro di linee semplici ed eleganti, cortesi e colorate, gentili e aggraziate disegnate dal nostro arredatore. Un po' del mio c'è - sono un committente con le idee chiare e i gusti ben precisi e con Cristiano, il designer, c'è proprio una comunanza di visioni - ma è soprattutto lui ad avere i meriti di questo progetto. Da tanto volevo dedicare un post alla cucina ed é arrivato il momento, sebbene manchi ancora il lampadario a caduta che andrà sopra il tavolo. Allora, la mia cucina. L'aspetto che più colpisce è la luce e l'osmosi con l'esterno. Il portale ad arco regala interazione con l'aia e illumina, insieme ad altre due finestre con le soglie in cotto storico, di una gentile e serena luce chiara, tutto l'ambiente. Il soffitto, a travi e correnti, è stato verniciato in bianco per esaltare ancor di più questa solare profondità e per dare maggiore slancio. Inoltre, sono belli, bellissimi di per sè. Tanta luce bianca calda quindi che va a baciare e riflettersi in elementi semplici e cromie archetipiche, come il cocciopesto aggregato con resina con cui è realizzato il pavimento: il cocciopesto resinato un po' ricorda i tradizionali pavimenti in piastrelle di cotto, un po' se ne allontana, introducendo un trattamento moderno di un materiale secolare quale l'argilla. Innovare senza tradire. I moduli della cucina sono in legno decapato bianco, cosi come il top in quarzo. Un altro elemento architettonico distintivo è la cantina-libreria-dispensa a giorn che è costruita in rovere biondo attorno a una finestrella. Nella cantina-libreria-dispensa trovano alloggio la nostra collezione di pubblicazioni enogastronomiche, fra cui il libro La Toscana di Ruffino ca va sans dire, delle mini cantinette per i vini pret à boire e diverse cassette di legno, prima per il vino e che adesso fungono da scatole dal sapore shabby e accolgono il pane, le verdure e alcuni elettrodomestici. La stessa finitura di rovere biondo della cantina-libreria-dispensa è riproposta nel sobrio tavolo in assi di legno che si trova al centro della stanza, esaltato nella sua bellezza essenziale da delle seggiole, riproduzioni di un celebre modello in stile Nordic. Il blocco cottura (induzione e forno a doppia camera), free standing, è in ghisa e acciaio e permette a Laura di togliersi tutti gli sfizi culinari. Il piano a induzione è sormontato da una spigolosa cappa in muratura di concezione tradizionale: se ne vedevano tante nelle fattorie contadine. Un altro elemento che unisce rottura e continuità e che presenta vividi cromatismi barocchi sono le ceramiche di Caltagirone del paraschizzi lungo il piano di lavoro: una greca multicolore che sembra quasi "firmare" e caratterizzare la nostra cucina. Infine, un particolare che sancisce l'universale, la gestalt di tutta la stanza, le stoviglie: per i piatti e per i vassoi abbiamo optato per un artigiano del Casentino che produce delle variopinte ceramiche, le stesse che avevo scelto per il libro La Toscana di Ruffino. Sono tenute a viste nel pensiero a giorno. La più suggestiva far queste ceramiche, una fruttiera arancione, domina il centrotavola. Il quadro complessivo afferisce a uno stile classificabile come country chic ma a me piace l'assunto che abbia elementi costitutivi che sono propri solo e soltanto di Bisarno, in site specific insomma, e che la rendono unica e non facilmente omologabile. Soprattutto a noi la nostra cucina piace tantissimo perché sa accogliere e mettere a proprio agio, perché sa unire la convivialità a una sobria e affettuosa bellezza. E grazie a questa cucina ci dilettiamo nella piacevole arte dell'accoglienza. Come una volta, per il gusto di stare insieme in buona compagnia, con tanto cibo e una, anche due bottiglie di vino, molto spesso di Chianti Ruffino nel nuovo fiasco, a voler creare un ponte con ciò che era la Toscana contadina dei nostri nonni che vivevano in case come questa, e il nostro presente più fortunato e meno difficoltoso e che si apre a nuove influenze pur avendo radici etiche, culturali e gastronomiche in quel mondo antico. Cena pronta: Laura ha quasi finito di cuocere il farro. Vado ad apparecchiare. Le bambine ciarlano dentro davanti alla TV e reclamano l'aperitivo (di solito un pomodoro a crudo o un pezzettino di formaggio per tamponare la fame). Nel mentre che scrivevo il sole é del tutto tramontato ed é quasi freddino. Eh si, "l'estate sta finendo" come cantavano i Righeira. Ma seduti fra le lastre dell'aia, indossando la felpa e scaldandosi con questo buon Chianti, penso proprio che riusciremo ad allungarla ancora un po'!

L'ingresso ad arco della cucina visto dall'aia

Entrando dalla sala

Sguardo verso la sala con le mappe vinicole




Un angolo della cucina, con fiaschi e caffettiera
Dall'ingresso verso acquaio e frigorifero
Dall'acquaio verso l'aia

Abitudini e consuetudini

Vivere Bisarno implica nuove abitudini. Ricordarsi dove abbiamo lasciato le chiavi. O al rientro in casa dove appoggiare i giubbotti. Lo stoccaggio della dispensa. Cosa lasciare in lavanderia. La gestione degli strumenti di lavoro in cucina: i più belli tenuti a vista e i necessari nascosti nei pensili. La casa è piuttosto grande e maciniamo passi visto che la memoria della nuova organizzazione è ancora fallace. Un giorno le abitudini conquistate si faranno grandi e le chiameremo consuetudini. Ci vorrà un anno, forse di più perché Bisarno è ancora parzialmente arredato e ogni volta che si creano nuove situazioni organizzative, figlie di un nuovo mobile o di uno spazio ricavato, queste spaginano tutta la nostra mappatura faticosamente tenuta a mente. Oggi siamo soli io e le bambine, è una classica giornata ventosa dove tutto svolazza. Ci siamo gustate un pranzo sano (caprese e insalata di rucola, carote e pomodori, ingentilita dall'aceto balsamico, semi di zucca, grana e olio), visti in DVD Ratatouille per esorcizzare il fatto che il topino prospera nè più nè meno di noi a Bisarno, disegnate mille fantasie ed esplorato la casa, come se fosse una casa vacanza. L'umore della ciurma è ottimo e conferma la piacevolezza di questo atipico agosto fra amici, vino, parenti, cene all'aperto, muratori e artigiani.


Il topino disegnato da me, come lo ricordo appena avvistato

Le Upupole a disegnare in sala

18 agosto 2017

Tre bambine, due veri uomini e un topino.

Quasi le 22. Solo abbandonato su una sdraio nera sull'aia ancora dissestata. Cicaleccio notturno e strani rumori qua attorno, forse dei ricci a disperata ricerca di qualche radice. Dopo una settimana tonda di ospiti e cene, stasera ci siamo ritrovati solo noi quattro. Ritmi un po' più blandi, la TV accesa forse anche un po' troppo a lungo per badare le bambine e noi grandi a organizzare gli spazi della nuova casa, che giorno dopo giorno prende forme sempre più accoglienti. Intanto, l'urto di viverci in 7 si può dire che sia stato retto discretamente, malgrado ancora manchino le porte per un po' più di privacy e le tende per tamponare la luce. Pare proprio che Bisarno si realizzi quanto più la si apra a ospiti. Non a caso guardandoci negli occhi a cena ci siamo anche sentiti un po' smarriti. "E stasera chi viene a vivere qui?" - ha chiesto la Mignola. Del resto è stato proprio bello, per lei e la Mati, trascorrere del tempo, il manualistico "quality time", coi ganzissimi zii inglesi - che hanno ingentilito la convivialità con barbecue e deliziose tagliatelle fatte in casa - e soprattutto con la mia nipotina Giorgia. Giorgia, dopo le prime ritrosie e un certo aplomb british nei confronti delle chiassose cugine terrone, ha finito per combriccolare con loro creando un curioso, solare e scorribandesco ménage a trois. Manco 15 anni in tre e una vocazione inesausta al gioco, al danno e all'avventura, infiammata (con mio sommo scorno) dalla più piccola della "compagnia picciola", e che iniziava alle 7 del mattino per concludersi non prima delle 22. 
E a corredo di una divertentissima settimana, la penultima sera, noi veri uomini, abbiamo anche dovuto affrontare una piccola emergenza domestica, che ha posto in secondo e terzo piano le bizze dell'acqua calda e il black out al piano cottura (oh, casa nuova con tagliando in fieri!): rientrati a ora tarda è stato infatti avvistato un topolino di campagna far capolino da dietro la grande vasca nel bagno di Bisarno. Già a letto nelle rispettive camere io e il mio cognato Simone ci siamo alzati pronti alla guerra. Esteticamente, il roditore era finanche grazioso e somigliava clamorosamente al Ratatouille disneyano, il topino chef parigino. Stanatolo (grazie ai miei ingegnosi e teoretici piani di azione a priori che cozzavano con l'ardire ad agire del mio cognato) e vistosi all'angolo, il topino si è alzato sulle due zampe e ha fatto il musino, intenerendo il mio cognato dal "cor gentile". Io confesso che gli avevo suggerito di impalarlo, come ci avrebbe consigliato del resto NonnoCiccio, il di lui babbo. "Maddai poverino - non vedi che è terrorizzato, Francesco? Cerchiamo di catturarlo". Certo, facile. Dopo aver scardinato la vasca per non farlo rintanare lì sotto e bloccato ogni via di fuga dal bagno ("Sono sicuro che non può arrampicarsi nè saltare, è così piccolo), io con l'aquilone di Matilde a mo' di bastone per indirizzarlo e Simone con un asciugamano per bloccarlo e poi "buttarlo via dalla finestra" - entrambi a torso nudo e coi calzini di spugna messi all'uopo per evitare il ribrezzo di una camminata sorcina sui nostri piedi - ovviamente il topino, arrampicandosi e saltando, ca va sans dire, è scappato giù a velocità supersonica dalle scale, rese anche più sdrucciolevoli dalla resina, dileguandosi in qualche anfratto del piano terra e condannandoci a una sconfitta morale che brucia quasi più dell'idea di dover condividere la casa con un roditore arguto e dal muso tenero. 
Addendum alla storiella. Tornato a letto scornato e sudato per la tensione (anche una zanzara nel mentre dei tentativi di cattura mi aveva fatto sobbalzare) ho consultato WikiHow dal mio Ipad. L'indomani di prima mane mi sono attrezzato con un chilo di cibo per gatti preso alla Coop, più economico del sistema a ultrasuoni per allontanare i topi, meno astruso degli oli essenziali di menta e meno complicato delle trappole vischiose. E da oggi - ho per l'appunto appena interrotto la scrittura di questo post per andare a riempire la ciotola - abbiamo due gattoni a pensione (un po' emaciati a dir la verità e temo anche meno scattanti di quanto servirebbe, ma confido nel potere ricostituente del cibo) per tenere pulita l'aia e la casa di Bisarno dai topi, che seppur arguti e dal muso tenero, se fosse per me verrebbero tutti impalati (azzannati va bene uguale, anzi meglio) ben prima che avessero l'ardire di intrufolarsi entro la mia casa...


Figlie e nipote in attesa della cena nell'aia
Pasta fatta in casa: tutti contribuiscono
Gatto scacciatopi
Relax nell'aia

16 agosto 2017

Ferie d'agosto a Bisarno

Bisarno si presta ad accogliere. È il suo genius loci. A noi piace aprirla e condividerla e ricorderemo per sempre quest'agosto di tavolate colorate e bambini ciarlieri e giulivi. L'aia ancora non pronta ma già così naturalmente conviviale grazie all'osmosi con la grande cucina in legno bianco. E così stiamo vivendo insieme a un'altra famigliola nostra ospite, il fratello della Laura con moglie e figlia - cuginetta british delle Upupole nonché nostra nipotina maestra di aplomb e compostezza (soprattutto se rapportata con la Mignola) e nei giorni precedenti abbiamo accolto il caro Brambillone, amico dai tempi del master, con compagna e bambina al seguito. Mangiate, bevute, danze di gruppo dove dominava il trash tersicoreo fra Cecchetto del Gioca Giuer e il Fenomeno di Fibra e l'immancabile Despacito: giorni allegri e chiassosi che si stanno succedendo veloci e divertenti mentre ogni tanto, con ritmi inevitabilmente meno chiassosi delle nostre serate, si affacciano maestranze ancora non in vacanza a portare avanti tanti piccoli lavoretti ancora in fieri: da oggi il bagno in camera nostra è competo, grazie al montaggio del bidet!


Danze notturne nell'aia

More raccolte

Barbecuer

Tutti alla TV

Supercena

Pranzo in sala




12 agosto 2017

Un mosaico litoico - l'aia restituita!

Mi sono svegliato all'alba per il freddo che graffiava la camera e il battito della pioggia sul terreno arso e silente del primo mattino. Ho chiuso le finestre - tardi, l'acqua era già in casa - e mi sono ridisteso, coperto stavolta con il lenzuolo, ormai senza più sonno e di nuovo con la febbrile voglia di fare di queste settimane, a godermi i pensieri e le riflessioni acuite da questo spettrale inizio giornata fra tuoni e lampi. Finalmente un po' di pioggia a bagnare queste terre assetate e arse di una estate calda e secca. Ieri sera, piacevolissima cena con amici, a un certo punto ci ha fatto freddo e siamo dovuti rientrare dentro. Eravamo accampati nell'aia, in un fazzoletto di terreno ancora non lastricato. Si, i lavori - lenti e minuziosi ma di enorme fascino e valorizzazione storica ed estetica - si stanno concentrando nella restituzione dell'aia a opus incertum, della cui dannata e faticosa rimozione avevo fatto accurata cronaca nei mesi scorsi. Compiuta la gettata di base e dopo aver fatto correre le necessarie tubazioni, questi sono i lunghi giorni della riproposizione del selciato originale, composto da lastroni di pietra di differente composizione. L'impatto complessivo é straordinario, primo per la bellezza dell'opera e del suo campionario cromatico (lavato dalla pioggia é uno spettacolo!), secondo perché ancora una volta ci porta testimonianza della straordinarietà delle architetture contadine: semplici, necessarie, belle. Del resto l'aia era ambiente di lavoro - la battitura del grano, gli animali ci razzolavano, ci arrivavano i carri - e una parte della corte doveva quindi essere solida al calpestio. Venivano quindi selezionate delle pietre piatte e lisce in una facciata e affiancate l'una all'altra. Avendo le pietre fattezze e materiali diverse l'effetto generato era incertum, cioè diseguale e apparentemente slegato, ma il senso complessivo invece regalava, e regala, un che di straordinario. Una opera artistica che prende un po' dal mestiere dello storico, un po' dall'architetto, un po' dal muratore, un po' dal musivo, un po' dallo scultore, ritrova il genio e la praticità contadina che due secoli fa si inventò questa architettura e che condurrà alla definizione di un mosaico litoico policromo di oltre 100 metri quadri. 

Lavori!

Ancora lavori!

Dopo una pioggia

Da un'altra prospettiva

Dall'alto


Dalla piccionaia

Sempre dalla piccionaia

Dal fienile



6 agosto 2017

Domenica d'agosto


Arrivando dalla strada...


Afa torrida, domenica d'agosto. Ci siamo chiusi in casa e abbiamo avuto - non ricordo se fosse ancora capitato in questi primi 30 giorni di nuova vita - una domenica per coccolarci, noi con Bisarno. Oggi per la prima volta abbiamo anche collaudato la vasca free standing: bagno con vista verso la collina di Monterifrassine, la villa di Grignano e la torre della Pievecchia. Penso sia stato uno dei miei primi bagni in vasca in vita mia e confesso di non aver fatto nulla per installarla, ma una volta appurata l'inderogabilità ad averla da parte della mia compagna, ho costruito attorno alla vasca, un tinozzone dal sapore francesizzante (ricorda la vasca dove fu assassinato Marat) un ambiente che la esaltasse e la valorizzasse. Continuo a preferire una corroborante doccia all'indolenza decadente di una prolungata immersione fra le carezze del bagno schiuma e i profumi dei sali, tuttavia - in compagnia delle mie graziose e allegre Upupole, loro si che amano "il bagno caldo", visuale niente male sia esterna che interna (il soffitto a travi, il soppalco con parete in mattoni a vista, la struttura in legno su cui posa il lavabo), ho indugiato a lungo fra giochi d'acqua, lavaggi e qualche foto ricordo come se ci trovassimo in villeggiatura, in vacanza a casa nostra: una giornata culminata in una cenetta nell'aia - aia, oddio, a oggi meglio chiamarla gettata di cemento, ma non disperiamo per i prossimi progressi - a base di gazpacho andaluso, uno dei miei piatti preferiti e uno dei grandi classici corseschi: solida esecuzione, ancora non troppo freddo, pomodoroso e festivo!




Il primo bagno in vasca!

Cena con gatzpacho, finalmente si rifiata dopo l'afa.


5 agosto 2017

Casa vacanza

Primo rientro a Bisarno dopo le vacanze nelle città del Belgio. Ci godremo questo strano agosto di villeggiatura in casa nostra: cucinando per gli amici in cucina e godendoci cene nell'aia, gestendo alcune questioni pratiche per utilizzarla al meglio, finendo gli ultimi arredi, diventandone una parte fondante capendo gli interruttori giusti, dove mettere la roba, la gestione degli abiti e della dispensa. Non ultimo, vivendo la nostra Toscana e il piacere di stare insieme, noi quattro, le persone che ospiteremo a Bisarno, i luoghi che esploreremo qui attorno.
Bisarno, intanto, malgrado i terrificanti 40 gradi, al nostro ritorno si é presentata così: 


Una giratina nel campo adiacente per fare qualche foto.
La cucina, già un po' vissuta!
Il nostro bel bagno azzurro.
La camera, che sembra quasi una grotta.