14 luglio 2017

Quotidianità

Sono passate dieci notti nella nuova casa di Bisarno. Di queste, tre io non ci sono stato poiché fuori per lavoro. Le bambine sono felicissime ed eccitate, pur con approcci molto diversi. La grande ha cercato subito di costruirsi degli appigli stabili. I peluche e i libri ordinati nella sua nuova camera; sta sempre molto vicino a noi mentre organizziamo la cucina; è more suo molto introspettiva, sentimentale e casalinga. La piccola invece, una volta controllato che tutta la "pamiglia" è presente, se ne frega di noi, è iper-dinamica, non ha paura, esplora le zone esterne, si arrampica sui ponteggi, va nella strada, ci cerca poco e solo funzionalmente. È molto gratificante vedere come si rapportano a questo nuovo mondo. Certo, ogni volta che riconoscono qualcosa appartenuto alla precedente magione, esclamano subito fra il nostalgico e l’euristico: “Questo c’era anche nella casa di San Francesco”. E noi? La casa è ancora decisamente in fieri e conviviamo con imbianchini, elettricisti, idraulico, muratori per l’esterno, scatoloni, scarpe a vista, e la sensazione complessiva è ancora un po’ straniante. La notte – notti caldissime peraltro – i rumori esterni sono molto forti: la natura è molto viva, animali selvatici, cicalecci, gatti, ronzii, sono un sottofondo continuo e inedito per noi. Le zanzare poi non lasciano tregua. Però è molto suggestivo: in un paio di notti non sono riuscito a prendere bene sonno, era una serata di luna piena e il riverbero lunare illuminava le fronde del nocio nella nostra camera, riproposta con gli stessi mobili e l’armadio della casa precedente. Anche la cucina è conclusa e pronta. La cucina era meravigliosa a San Francesco ed è meravigliosa anche questa qui: laddove avevamo ricercato toni urbani e molto eleganti, per Bisarno il disegno ha valorizzato linee country chic, con legno biondo e legno bianco, una libreria per i libri di cucina, le mattonelle di Caltagirone, un blocco cottura professionale per dare alla Laura possibilità di cotture disparate e per accogliere un po’ gli ospiti. I bagni sono invece ancora parzialmente operativi ma questione di ore, di giorni al più, e avremo anche i bagni. Quello che è più faticoso è la gestione degli ingressi: ancora non abbiamo percorsi consolidati nella mente. Quindi, ricordarsi dove si è lasciato le chiavi, come organizzare le scarpe, l’archivio dei panni sporchi e l’ambiente dove spogliarsi, cercare le migliori soluzioni abitative con pensili presi dai nonni, mobili di riuso, in attesa dell’arredo finale delle stanze secondarie che chissà quando sarà, salire le scale plurime volte con scatoloni in mano e perché non si trova quello che si sta cercando. In tutto questo la paura paranoica di sporcare e danneggiare i pavimenti in resina o gli elettrodomestici nuovi. Come era accaduto dieci anni fa a San Francesco, quando in due ci eravamo apprestati alla nostra nuova vita. 
Un bel divano in pelle color petrolio, lascito di una zia deceduta.
I nuovi gradoni per scendere all'aia.
Io, Laura e il fienile.