24 aprile 2017

Traslochi


In questo lungo ponte del 25 aprile, prima freddo poi di nuovo tiepido poi ventoso, io senza voce e accartocciato (che buccia d'uomo), ci siamo dedicati sia al trasloco di San Francesco, con gli incartonamenti di quasi 10 anni di ricordi. Fortunatamente abbiamo casa dei miei...
Ma tanto è stato fatto anche a Bisarno: intanto ci abbiamo passato molte ore, semplicemente accanto il più possibile alle maestranze, o nei giorni di festa trascorrendoci momenti lieti, giocando insieme alle bambine coi gatti e i fagiani presenti nell'aia fra i calcinacci, la betoniera e i sacchi di calcina: un po' di cibo raccolto in una ciotolina ha attratto una gran quantità di fauna autoctona! Io mi sono addirittura cementato nella nobile arte della stuccatura delle facciate. La facciata (non grazie a me, non vorrei generare equivoci) sta procedendo a pieni ritmi e dal 10 maggio toglieremo i ponteggi. In casa, grazie al poderoso aiuto nonnesco, stiamo dipingendo i soffitti in travi e correnti. È stato montato lo scheletro del camino. Poi tanti lavoretti di fino per rendere pronta la casa alla posatura della resina e per poterci poi accogliere dai primi di giugno. Insomma, giorni dove stiamo esercitando il famoso ottimismo dell'azione. 

18 aprile 2017

Rossella

Fuori sibila il vento. Le bambine dormono dopo aver lungamente lottato per strappare qualche ora in più di gioco. Io sono finalmente a letto. Strano effetto senza più le foto di noi quattro sopra la testiera. Trasloco in atto: ho dedicato la serata a inscatolare libri, e anche le foto, le poche che abbiamo stampato in questi dieci anni di fotografie digitali e che erano appunto attaccate sopra le nostre teste creando colore e atmosfera. Oggi é stata una giornata che ha fatto di tutto per contraddire la pratica dell'ottimismo che mi ero promesso di esercitare nei post precedenti. Del resto, oggi sono mancate soltanto le bibliche rane piovute dal cielo, poi non c'eravamo fatti mancare niente. Di primo mattino ci siamo accorti di una scomparsa di ballini dal cantiere: un furto di materiale. Poi, la ruspa si é rotta al primo colpo di benna, impedendo il programmato scavo per le fosse biologiche. A stretta successione di eventi nefasti mi ha chiamato il cartongessista, atteso come un messia a fare le coibentazioni, per dirmi ahilui di aver contratto la rosolia e di dover rinviare di un'altra settimana i lavori. Infine, a metà giornata si é levato un gelido tramontano (con annesso crollo termico) - una vera tempesta eolica con raffiche violentissime - che ha impedito di proseguire i lavori in facciata. "Domani é un altro giorno" diceva qualcuna dal presente ben più complicato e col futuro assai più incerto del mio. Prendiamo spunto da lei e proviamo a dormirci sopra.

15 aprile 2017

Le verdi ciliegie di Bisarno.

Metà aprile. Pasqua alle porte. A Bisarno si intravedono le prime ciliegie, seppur verdi, dai due alberelli dei tanti che arricchivano i campi della zona: il rosso turgido e profumato del frutto maturo arriverà in un mese circa: più o meno per i miei fatidici quarant'anni e nei giorni del trasloco verso questa nuova vita campagnola. Se mi arrivasse oggi la fatidica domanda ("A che percentuale dei lavori sei?") - domanda che a suo tempo mi indispettiva e intristiva - potrei rispondere che sono quasi al 90%. Incredibile anche per me. Certo, parlo dei lavori murari eh, per gli arredi c'è tempo. E questa constatazione, questa illuminazione, dopo mesi nervosi, oppressivi, malaticci, isterici e arrembanti, sensazioni peraltro tutte ancora in atto, mi pacifica almeno un po' il cuore e mi permette un primo, seppur tiepido, immaturo e verde, sorriso: come queste imperfette - ma con in nuce già tanta bellezza e bontà -  ciliegie di Bisarno alle porte di Pasqua 2017.

Ciliegie verdi.

12 aprile 2017

L'esercizio dell'ottimismo.

I giorni corrono. I miei propositi di acquisire lentezza come la Tartaruga di Lauzi assomigliano molto a un autoinganno sveviano: nobili ma poi la realtà mi impone altro. Sono rientrato dal Vinitaly e adesso sto scivolando verso sud a bordo di un treno che mi porterà nell'urbe per una intensa giornata di lavoro. Treno che mi piacerebbe anche come mezzo, se non lo soffrissi più di quanto soffrivo una girata in auto sul Muraglione quando ero bambino e, soprattutto, se non fossimo, io e chi è più pendolare di me, vessati sistematicamente da disservizi, ritardi sistematici e arretramento tecnologico imbarazzante: ieri a Verona non funzionava il server per un cambio di prenotazione - treno per la cronaca poi arrivato con robusto ritardo a Firenze. Stamani mattina non funzionava la biglietteria elettronica e ciò che mi ha infastidito è il disinteresse del personale palesato al momento della mia segnalazione - treno poi per ma cronaca partito con dieci minuti di ritardo. Vabbè. Il Vinitaly è stato intenso ma ha funzionato concentrare in due giorni i principali appuntamenti. Sono rientrato stanco anche per le non perfette condizioni di questi mesi ma tutto sommato soddisfatto. E intanto, assorto in questo viaggiare lavorativo, sono ben tre giorni che non vedo Bisarno: devo gestire l'astinenza! Si perché vivere così a stretto contatto gli avanzamenti dei lavori mi ha generato questo sentimento bivalente di odio-amore: mi sento stranito a non esserci in queste ore, in astinenza appunto, ma anche un po' più rilassato. Comunque, non avró fatto sopralluoghi nelle ultime 72 ore ma ovviamente non sono mancate (quando mai) telefonate, mail, messaggi per assicurare che il flusso di lavoro in cantiere abbia meno inciampi e incertezze possibili. Il livellante al primo piano è pressoché posato. Stiamo stuccando le due pareti della scala che lasceremo a vista. I davanzali in cotto storico sono stati tutti edificati: splendidi. Abbiamo fissato il giorno dell'installazione del camino e la prossima settimana faremo le coibentazioni interne per poi rivestirle in cartongesso, così come inizieremo a trattare e verniciare i correnti e le travi, opera dalla quale mi aspetto egregi risultati: sono soffitti storici e abbiamo tentato di recuperarli il più possibile. Dovremmo purtroppo rifare delle sistemazioni murarie alle tre finestre arcuate ma abbiamo soluzioni buone. Fortunatamente la data di consegna della pompa di calore non è così remota come temevo. L'idraulico farà i bagni a fine mese e poi proseguirà con l'installazione e il famigerato shock termico dei massetti, da fare prima della chimerica posa della resina, ultimissimo lavoro prima degli arredi. All'esterno prosegue la trasformazione del porcile in centrale termica - giorni e giorni di lavoro - e oggi riprendiamo anche le stuccature sulla facciata a pietra, vero vanto storico-estetico del podere. Insomma, Bisarno prepasquale è una miscela molto equilibrata di bianchi e neri, di mezzi pieni o mezzi vuoti, di problematiche e risoluzioni, di costi o investimenti, di emozioni e nervosismi. L'esercizio dell'ottimismo è più che mai necessario e fondamentale perché ogni lettura di questo periodo può essere legittima e non vedo quindi perché non far prevalere quella più solare: tanto più che le dolci temperature primaverili di queste ore aiutano.

9 aprile 2017

La tartaruga, Vinitaly e una veloce lentezza.



Questa sera, alle 22.00 del 9 aprile ho cominciato il trasloco per Bisarno. Vestiti invernali, che ho migrato dall'armadio verso una scatola di cartone per adesso addossata al nostro letto. Lentamente, senza subire la fretta che ci attanaglierà nei giorni di passaggio fra fine maggio e inizio giugno. Sì: é ufficialmente iniziata la lunga transizione verso la nuova casa. Mi ha fatto effetto, molto, come le parole della "Tartaruga" di Bruno Lauzi che le bambine adorano, e che solo oggi - sarà un caso? - ho ascoltato attentamente nel viaggio di ritorno dopo un breve ma riuscito detour al mare di Castiglioncello. Dice la canzone che, una volta, la tartaruga fosse un animale che correva veloce. Fin quando non ebbe un incidente, "si rompe qualche dente", e nel rallentare "trova la felicità": "un bosco di carote, un mare di gelato che correndo troppo non aveva mai notato", e persino l'amore: "un biondo tartarugo corazzato". Una favola con morale sotto forma di allegra canzonetta per bambini che ho proiettato su di me, sulle mie ansie, sulle mie volontà di controllo e sulle mie preoccupazioni, tutte vissute a pieni ritmi, "correndo troppo" appunto: e se rallentando non trovassi anche io la mia felicità? I miei equilibri? In ogni mia situazione: nel restauro di Bisarno, ma anche a lavoro, rifletto mentre preparo la valigia per il Vinitaly di domani. Con quanta smania ho sempre affrontato i Vinitaly, soprattutto i primi, per esempio? Quasi come se per me avesse sempre contato il dover esserci, il salutare tutti, il voler partecipare al circo, il cercare di essere un ingranaggio che non cigola. Questo sarà il Vinitaly numero quattordici e i miei approcci sono lentamente cambiati, edizione dopo edizione. Il primo, ancora stageur al Chianti Classico, ebbi l'onore di salire per una mezza giornata, il venerdì, e ancora ricordo l'emozione di quella conquistata prima volta. Non riuscii neanche a fare troppi assaggi: mi imbarazzavo a chiedere. E che fila al ritorno in auto. A Vinitaly ho vissuto Velenitaly. Ho subito un attacco stupido dal Corriere della Sera sui Tavarnelli di Montalcino. Una volta col mio collega Damiano ci siamo trovati a dormire in una stanza di universitarie che avevano lasciato la camera senza cambiare lenzuola, togliere le spazzole accanto al lavabo, svuotare i comodini e pulire la cucina e la casa. Un anno presentammo un Syrah buonissimo, oggi neanche più in portafoglio, al ristorante di Giovanni Rana in un folle fuori salone. Durante uno dei miei Vinitaly é morto Giovanni Paolo II: quel giorno una Fiorentina oscena e sgangherata pareggiò 3 a 3 con la Juve. Gran gol di un giovane Pazzini, peraltro. Al Vinitaly rivedo amici da tutta Italia e saluto colleghi dal mondo. Questo aspetto mi ha sempre sedotto. La sera Verona poi é bellissima. Nel 2011 durante una passeggiata notturna, stranito per l'imminente rivoluzione che avrebbe riguardato a breve la mia vita, osservavo la vetrina di un negozio di abbigliamento per bambini, "Le petit bateau": di lì a pochi mesi sarebbe arrivata Matilde. Penso alle volte in cui sono riuscito a godermi uno spritz prima di ingaglioffarmi in cene dove si gusta cavallo e ci si appesantisce con l'Amarone, che manco mi piace, e a godere della compagnia dei colleghi. Lo scorso anno avevamo dato il lá alla splendida avventura de "La Toscana di Ruffino" con una presentazione in mezzo al caos, dove ricordo dovetti urlare per farmi sentire. Ma che emozione! Il nuovo stand di due anni fa, che sostituì il vecchio che proprio non potevo vedere: sembrava un ospedale con quei toni bianchi e le luci al neon. Ora il nuovo padiglione  è fra i più belli della fiera e racconta con eleganza e stile "la vita Ruffino". Il primo Vinitaly da Ruffino, il quarto in totale dopo i primi tre da galletto nero, trascorsi tutte le cene insieme agli ex colleghi del Chianti Classico: certo non ci feci bella figura coi nuovi, ma quanto mi mancava il Consorzio. Al secondo Vinitaly, ancora non coinvolto professionalmente, salii a Verona per puro divertimento e voglia di assaggi insieme all'amico Roberto e dormimmo in un convento in mezzo alle suore. Un anno il clima aziendale era così peso che evitai accuratamente ogni cena. Un altro mi presero in giro perché mi muovevo con un impermeabile beige di due taglie sopra che avevo ereditato dal nonno deceduto e obiettivamente mi stava enorme, oltre a farmi apparire fuori dal tempo. Per questo Vinitaly vado con una spavalderia e sicumera tale da permettermi una giacca rosa. 
Eh si, quattordici Vinitaly sono tanti, ma in fondo sono contento di averli vissuti tutti e progressivamente di aver saputo acquisire una veloce lentezza. Come la Tartaruga e come spero di trovare anche per Bisarno e per tanti altri aspetti della mia vita privata e del mio carattere.

4 aprile 2017

Conan e Lana


Il mio cartone preferito di gran lunga é stato "Conan e Lana". Sin dalla sigla l'esperienza era lisergica: parole avvincenti, un caleidoscopio di immagini che raccontavano dell'amore fra due ragazzini, di un amico selvaggio e buono, un nonno, le diversità da accogliere, alcuni cattivi e come scenario un olocausto nucleare che aveva ridotto la terra a un paradiso perduto per pochi superstiti volti a ricostruire un mondo nuovo. Quattro minuti di assoluto panistico - a risentirla ancora oggi continua a emozionarmi. Conan peraltro aveva un bellissimo carattere: propositivo, solare, energico malgrado le continue avversità. Un cartone animato pazzesco, deflagrante per la testa di un bambino di 10, 12 anni. Conan ha avuto il merito di definirmi. Crearmi come persona. Certo ho molte più ombrosità e malinconie del protagonista - del resto non sono un cartone animato - ma osservo, sulla soglia dei miei primi quarant'anni (maledetti quarant'anni, arrivate...) che il mio daemon, il mio principio ispiratore, il mio super es che istintivamente mi porta a prendere decisioni, assolute, ferree e indipendenti, a innamorarmi di determinate sfide, debba davvero moltissimo a quel cartone. Così come il voler costruire sempre scenari, cercare solo progetti che si ammantino di follia, tempistiche lunghe di realizzazione e di una componente piuttosto alta di rischio in itinere, che mi emozionino sempre, è un aspetto molto palese del mio carattere, anche chiaroscurale perché ha determinato lati positivi ma altri purtroppo molto complicati per me stesso e per chi mi vuole bene. 
Certo é curioso che, per uno come me, che (inutile orgoglio da letterato a seguire) ha letto migliaia di libri e visto altrettanti film, alla fine elegga a sua matrice comportamentale un cartone animato che lo ha incantato nell'età più terribile e stimolata del circo della vita, l'adolescenza. 
E in questa sera di riflessioni sul divano mentre tutti dormono e io devo ancora sparecchiare la tovaglia, mi tengo stretto Conan e le sfide del mio oggi, gli scenari in fieri - tutti peraltro cercati e voluti da me (voluntas sempre, noluntas mai!) - che, anche se oggi mi fanno tribolare e mi recano non poche difficoltà, alla fine rappresentano il mio modo di stare al mondo, l'incarnazione più autentica di me stesso: lasciare in qualsiasi modo delle tracce, dei mattoni, degli scenari appunto,  per me, per chi mi vuole bene e per chi ci sarà dopo di me. 

2 aprile 2017

Massetti e autolivellanti.

Un week end sonnacchioso, malaticcio e un po' malinconico. A Bisarno stiamo gettando i massetti. Ne abbiamo dovuti comprare di due tipologie: un massetto classico per favorire la trasmittanza del calore dei pannelli radianti e uno autolivellante per non generare ulteriore spessore durante la posa in quei pavimenti dove abbiamo installato i pannelli a profondità ridotta proprio perché non possiamo permetterci di perdere altezza. Entrambi i materiali sono molto costosi e devono essere posati con perizia: in una unica mandata, stando attenti a chiudere bene tutti gli angoli, altrimenti il resinista avrà difficoltà e sanguinolenti sprechi di materiale. Quando arriverà la pompa di calore per poter attivare i pannelli, dovrà essere fatto uno shock termico per vedere la formazione di eventuali crepe prima di posare la resina.  

La piccionaia,
Stanza delle bambine in fieri.
Un po' di pubblicità al costoso livellante adoperato.

31 marzo 2017

Una benefica levità.




Oggi si è chiusa un'altra settimana. Faticosa. Sono davvero stanco. Il mio organismo me lo sta facendo capire da qualche mese, rendendo questi ultimi giorni molto complicati. Sto cercando di prendermi cura della mia salute (con risultati modesti), del cantiere (con nervosismi continui), del mio lavoro (ci sono dei cambiamenti in atto e nuovi progetti che chiamano) e non ultimo del mio essere babbo e compagno: sotto questo aspetto la settimana è stata indelebile perché mercoledì sono andato a pranzo all'asilo della Mignola, coccolato e servito dalla mia bambina più piccola durante la mensa. In quell'ora, in mezzo ai bambini, non sono stato male, nè ansioso, nè sofferente: sono riuscito a godere di una benefica levità. 
E, tornando al Bisarno, i progressi paiono compiersi: i pannelli radianti stesi. Pompa di calore ordinata. Caminetto ordinato. Le ultime sabbiature concluse. Resine scelte. Colore dei soffitti individuato. Cappotti termici decisi. Cartongessista venuto. Sopralluogo del falegname fatto. E da domani si iniziano i massetti. 
Sono certo che arriverà il giorno che mi godrò tutto - oggi al tramonto Bisarno era bellissima -, mi sentirò meno schiacciato dallo stress, dal tempo, dai conti e dalle incombenze e riuscirò a trasformare in un piacevole ricordo anche queste patologiche ore. Per adesso penso convenga spegnere le emozioni (e invece mi basta un niente e vibro) e astrarsi nella squisitezza algida della logica per trovare la giusta determinazione e l'adeguato slancio verso l'obiettivo magno, e alla fine penso medicamentoso e lenitivo, del trasferimento a Bisarno. 

Pannelli radianti in posa.



26 marzo 2017

L'asma, il respiro e l'ottimismo perseguito.

Una domenica tranquilla. Malgrado tutto sia stressante, ansiogeno e soffocante attorno a questa giornata. Meno di due mesi al trasloco e ogni attimo il cantiere brucia energie e chiama nervosismi. Soprattutto, emergono continuamente vuoti organizzativi a cui tento di supplire con tutta la mia logica e l'attenzione a verificare che ogni passaggio di ogni maestranza coinvolta sia svolto correttamente.Il mio fisico, prevedibile, non ha retto e da qualche mese mi devo confrontare con una nuova patologia che può aver avuto origine anche dallo stress del restauro: l'asma. La manus longa delle responsabilità che preme sul petto, dicono. Per adesso traggo pochissimo beneficio dai broncodilatatori. Una cara amica mi ha consigliato la lettura di un testo redatto da un medico ucraino che predica l'importanza di una respirazione che inali meno ossigeno e tenti di trattenere più anidride carbonica per risolvere le principali malattie respiratorie e, in generale, per godere di un miglior benessere fisiologico. Mah, vediamo. Il libro, la parte scientifica, l'ho quasi concluso. Adesso non mi resta che imparare gli esercizi suggeriti e vedere se vi siano effettivamente delle efficacie lenitive, sopratutto per questa tosse che non mi abbandona. Il mio scetticismo per tutto ciò che non sia chimico e testato in medicina é tanto ma ho davvero voglia e necessità di stare meglio e non voglio lasciare strade inesplorate. A Bisarno gli intonaci sono stati realizzati e direi bene, mancano soltanto i veli. La casa ha adesso una sua vestizione. Bellissima. Sono stati fatti anche tutti i davanzali interni alle finestre, utilizzando il cotto storico che ammantava molti pavimenti della casa. La settimana che verrà é decisiva (lo sto dicendo ormai di ogni nuova settimana, lo so...), perché verrà il cartongessista a creare le pareti che definiranno i due bagni, verrà il sabbiatore e, soprattutto, perché verrà l'idraulico a stendere tutti i pannelli radianti al pavimento.Ieri é venuta anche la ditta di falegnameria a prendere delle misure. La stessa persona che mi aveva fatto i mobili splendidi per la casa di San Francesco e che mi porterò, non tutti ahimè, a Bisarno. Separato e oggi con una nuova compagna, l'ho ritrovato sempre e ancor di più con lo smalto e l'energia di quando ci eravamo conosciuti. Per perseguire questo grande progetto ho bisogno, ora più che mai, di persone solari, ottimiste e propositive, che sappiamo affrontare le questioni con un piglio risolutivo ed entusiasta. Dovrebbero essere queste e solo queste le tipologie di professionisti da scegliere in un cantiere quando si fanno le gare: fanno davvero la differenza e sono molto rare. Non ne posso più di lagne, lamentele, pessimismi e di persone che portano solo una negatività travestita da stagnante morale del consiglio premuroso. Infatti, sotto l'aspetto del peso organizzativo, delle motivazioni, delle tante decisioni che implicano sfide e rischi, mi sto sentendo molto solo. Ma era inevitabile anche se questo scenario un po' da fiato corto, da uomo solo al comando e di nuvole troppo basse per vedere l'orizzonte rappresenta il mio più grande rammarico di tutto il progetto di riproposizione di Bisarno.

Mignola che mostra suo ambiente a ZioPicio.



21 marzo 2017

Primavera. Gli ultimi fiori del ciliegio.


I fiori del ciliegio.

In questa stanca, opaca e affaticata giornata in cui sto tentando di recuperare per il delicato pranzo con la stampa di domani a Milano per Ruffino, ho avuto modo di osservare una nuova fioritura, nel primo giorno di primavera: anche il ciliegio, uno dei due superstiti dei tanti che ingentilivano di colori e profumi i campi attorno Bisarno (da ragazzini andavamo a mangiare le ciliegie di questi alberi e un contadino indispettito sparava sempre colpi in area per dissuaderci), ha svelato timido i suoi primi fiori bianchi. Saranno gli ultimi fiori del suo lungo ciclo vitale: la pianta è malata e tutti mi dicono che dovrà essere abbattuta. Ne aspetteremo il suo ubertoso canto del cigno questa estate, le dolcissime ciliegie, per la gioia degli uccelli e di chi avrà l'abilità di coglierle. Poi saluteremo la pianta, assicurandoci però che l'eredità di questa coltura così ben integrata in questi suoli venga mantenuta con delle nuove pianticelle che in qualche anno regaleranno di nuovo ombra, profumi e colori e che garantiranno continuità storica con la tradizione arboricola.


I fiori del ciliegio e sullo sfondo la torre.



20 marzo 2017

Almeno gli intonaci.

È trascorsa una settimana dall'inizio degli intonaci e la casa è ormai intonacata. Adesso pausa di un'altra settimana circa per far asciugare al meglio e per darci modo di finire alcune murature interne e poi la squadra di lavoro preposta tornerà per porre il "velo", lo strato finale dell'opera che precederà (ma per quelle c'è tempo, seppur non moltissimo) le imbiancature. 
Questi lavori hanno accompagnato una settimana non gradevole e complicata dal punto di vista personale. Giovedì scorso mi sono svegliato strano, dopo qualche giorno di tosse e asma più fastidiosa del solito: in poco tempo mi è salita una febbrata clamorosa, con punte a 40 che mai avevo superato e un senso di nausea fastidiosissimo. Yes. L'ennesima influenza della stagione ("sei stressato, lo stress ti immunodeprime e di conseguenza sei soggetto a qualsiasi virus e batterio in zona", ormai è il mio nuovo om meditativo che mi ripeto ossessivamente). Questa nuova bronchite (vuoi che non si sia subito innestata la complicazione...) mi ha colto, non a caso, in giorni di acuiti nervosismi a Bisarno. 
Ho provato a non cedere al demone della vittimizzazione e a non buttarmi giù. Occorreva un recupero lampo: lunedì mattina avrei avuto un risveglio mattutino per prendere un aereo in direzione Düsseldorf. Quindi: antibiotici, vitamine e una complicatissima gestione mentale volta al positivo. 
Fatto è che dopo tre giorni di febbre molto alta arrivo a ieri, domenica, almeno sfebbrato, seppur un cencio e senza alcuna forza e afflato vitale. E prendere sonno la sera, con l'obbligo di dormire e riposare almeno un po', è stato un esercizio molto sofferto e travagliato perché mi si affastellavano nella testa conti, preoccupazioni, dubbi, pensieri. Un riflettere cupo e malinconico fra il sudore freddo degli antibiotici che ha ritardato il mio già non facile ingresso nel sonno. E questa mattina la sveglia all'alba: mi sono ritrovato già stanco, con dolori alle gambe, lo stomaco chiuso. Anche deglutire il latte mi è parsa un'impresa. 
Ho cercato allora di rendermi decente, di apparire almeno a me stesso non così impresentabile: ho scelto il miglior completo, la barba fatta e finanche una crema viso a tentare di coprire il pallore. 
Ero anche riuscito a mettermi in auto presto per anticipare il nevrotico traffico del mattino. 
Arrivo dunque a Peretola, con un minimo di ritrovato ottimismo: tutto sommato ero lì, mi pareva una impresa di cui gioire. Purtroppo subito svelatasi gioia effimera, vana: infatti non faccio neanche il check in perché nel terminale vedo che ritardano il volo. Mi seggo in attesa. Passano due ore e annunciano un ulteriore accumulo di ritardo. Meno di tre ore - io ormai cadaverico spalmato aderente alla poltroncina - e il volo viene cancellato. 
Tutto inutile. Gli antibiotici. La spossatezza. Il forzato recupero. La sveglia all'alba. 
Rientro mogio verso casa. Metto in auto "Fix You" dei Coldplay e provo a cantare, innervosendomi a sentirmi così fioco. 
A casa mi tolgo il completo, mi metto i miei soliti vestiti, un boccone inappetente dai miei e rientro in azienda: in ufficio ci sono delle cose da fare e ne approfitto per portare avanti il lavoro. Meglio non pensare a come mi sento. 
Almeno gli intonaci li abbiamo archiviati. 



13 marzo 2017

Segunda feira.



"Che giorno d'incanto qui da noi, è lunedì soltanto": un grande Battiato a definire le atmosfere di malinconia e fatica associate alla segunda feria, il lunedì di un marzo che ci blandisce primaverile.
Oggi c'è stato di tutto: la presentazione dei piani per l'Europa in Ruffino, l'incontro chiarificatorio con gli intonachini, una visita dal carrozziere perché un simpatico sasso ha ben pensato di incrinarmi il vetro delle macchina. Arrivo a sera e ho la fortuna di imbattermi in un vino che sa rilassarmi, acquistato quest'estate in Provenza e aperto per caso stasera, con il chiaro intento apotropaico: un Vaucluse a base Grenache insolitamente fine ed elegante per essere un vino del Rodano. Ci stavano benissimo le noci che ho sgranocchiato pensando alla giornata in attesa della cena, con le paste alle melanzane e caciocavallo, il fine pasto con la crema di castagne sul pane e l'allegra famigliola intenta a provare passi di danza e a buttarsi pericolosamente dal divano.


Gran vino questo Vaucluse.


12 marzo 2017

La parete di mattoni del soppalco.

Nell'ambiente destinato a diventare il bagno grande del primo piano abbiamo ritrovato un vecchio soppalco al quale precedentemente si accedeva da uno sportellone in legno nel corridoio e, prima ancora, da una apertura poi tamponata all'altezza della scala di cipresso, quella che conduce alla piccionaia.
Avevamo infatti demolito mesi fa la parte apicale della parete del futuro bagno grande ed era affiorato un soppalco non abitabile, con una trave di colmo a determinare una altezza massima di circa un metro e mezzo. Ai lati delle due falde del tetto siamo a poco più di un metro. 
Ma quello che ci ha convinti a ripristinarlo pertinenziale al bagno è stata la suggestiva parete di vecchissimi mattoni che lo delimita nel fondo: mattoni con insertate delle pietre e la primissima apertura a scudo (quella della scala in cipresso) tamponata ormai da remotissimo tempo sempre in mattoni ma la cui forma a scudo è ancora visibile.
Una struttura particolarissima, quella parete, che peraltro si ripete nella sua peculiarità di mattoni con qualche pietra anche all'esterno nella torre in una facciata. 
Purtroppo questa parete era piuttosto malandata, come si può vedere dalla prima foto qua sotto, e ci siamo dedicati a ripristinarla per godercela a vista una volta restituita alla sua bellezza d'altri tempi. 
Quindi, via le vecchie stuccature con scalpello e martello, muratura ex nove di alcuni nuovi vecchi mattoni dove non ve ne erano più (e si era intervenuti con della normale calcina), robuste spazzolate per ripulire la superficie dei mattoni e infine anche tanta acqua data con una spugna per lavare. Un lavoro da miniatori. Adesso servirà un po' di acido per pulire ancora di più ma direi che il risultato non è per niente male!




Com era...si intravede bene la vecchia aperture tamponata a mattoni.


Si comincia a pulir via la vecchia stuccatura.


La biocalce per la nuova stuccatura.

Si procede con la stuccatura.

La nuova stuccatura dopo un primo lavaggio.


Dettaglio del muro a mattoni ripristinato.


Altro dettaglio del nuovo vecchio muro con la finestrella tamponata sullo sfondo.


11 marzo 2017

L'ubertosa fioritura dei susini.



Il susino selvatico in piena fioritura.
In un sabato primaverile per le profumate temperature e invernale per il gelido tramontano, con Bisarno ingentilito dalla ubertosa fioritura dei due susini, si sono concluse alcune finiture nelle murature esterne, versante aia, che erano rimaste in sospeso.



Altro dettaglio del susino.

Prima di tutto, l'arco della cucina è stato liberato dalle vecchie murature laterali ed è emerso in tutta la sua larga e alta bellezza: anche le mazzette, le colonne che lo sorreggono si distinguono per la loro composizione monolapidea in alberese.


Il nuovo vecchio arco ripristinato, senza le mazzette laterali ora in tutta la sua ampiezza!

L'arco da dentro con vista sulla porta del fienile.

Accanto al grande arco, sono stati conclusi anche gli occhi di Bisarno, i due finestroni della sala: a uno mancavano un architrave e un davanzale.
 

Si finiscono anche gli occhi di Bisarno, le finestrone sulla sala.


Ancora un po' più verso Montebonello, sempre nello stesso versante e nella stessa area muraria delle finestrone, sono state rifinite delle ultime murature accanto al barbacarne (uno sprone murario di sostegno) iniziato e poi interrotto più volte dallo scorso agosto. Adesso mancano le stuccature che uniranno e concluderanno il tutto.



E si conclude anche il barbacane!







10 marzo 2017

Il rabdomante e gli intonaci: si parte davvero.

Alle 8.10 squilla il telefono. Il capocantiere strepita: "Non riusciamo ad aprire l'acqua. Gli intonachini non possono lavorare. Chiama l'idraulico: io l'ho già chiamato e mi ha detto che non può venire adesso - come facciamo?". Nel mentre le bambine tossiscono senza smettere. Sono solo in casa perché la dolciastra mia metà è in direzione La Spezia a tonitruare in udienza. Già è così complicato fare il babbo da solo e oggi c'è anche da addentrarsi nei medicamenti a cui le bambine sono sottoposte. In più l'ennesima bega di cantiere. Chiamo il direttore dei lavori per avvertirlo dell'empasse - penso: ma perché non lo hanno chiamato direttamente loro? - e preparo le colazioni: l'una diversa dall'altra ed entrambe le bambine che la rifiutano una volta servita. Ingurgitato il mio latte e ustionatomi il palato per la celere deglutazione, telefono all'idraulico e in sincrono mi arrabbio per i ritmi blandi con le quali le piccole pesti smoccicanti si approcciano flemmatiche e indolenti al primo pasto del giorno mentre al telefono cerco di cucire una relazione propedeutica un salvifico e taumaturgico sopralluogo. Parlato con l'idraulico - l' auspicato rabdomante - e ottenuta una visita "forse nel pomeriggio, non prima", richiamo il capocantiere mentre tergo i miei e i denti altrui. Lapsus: non ricordo i colori degli spazzolini altrimenti identici delle piccole e le bambine ne approfittano per imbastire un ciarliero gioco: "Babbo indovina: quale è il mio?" - "E il mio?", echeggia l'altra con sintassi incerta ma tono adamantino e irriverente. Il telefono ha già perso il 55 per cento di carica. A Bisarno la soluzione per il ripristino idrico sembra non trovarsi più e si fanno ormai ipotesi delle più disparate, complottistiche e pindariche. Acqua che peraltro fino alla sera del giorno prima scorreva regolare. Anche stamani si va verso l'ennesimo rinvio dell'inizio delle intonacature, bofonchio fra il triste e lo scocciato intra me. Non mi va di arrendermi. Disperato mi aggrappo a ogni mezzo per cercare di risolvere la situazione acqua, fondamentale ovviamente per fare il premiscelato e spararlo nelle pareti. Quindi, nevrotico, continuo il mio giro di telefonate, il telefono adesso attaccato al caricabatterie che mi imprigiona come un cane la catena. Impreco. Concilio. Lavo. Minaccio. Vesto. Compio esercizi di respirazione. Poi, d'improvviso, vagliata e accolta dal "politburo di Bisarno" anche l'estrema suggestione di un tubo rotto a monte, di pertinenza della fattoria (quindi buonanotte...), arriva quasi dal cielo l'ennesima chiamata del capocantiere, adesso recata con voce flautata e quasi mistica: "Tutto ok FRANCO, non avevamo girato bene il rubinetto che era un po' duro". Prendo il mio pouff e inalo, molto profondamente e con studiata lentezza. Si! Finalmente siamo partiti con gli intonaci. Ma un pezzo di me se ne è andato, immolato alla causa.